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3 gennaio 2020

Spondilite anchilosante, trattamento e prognosi

I FANS rimangono il trattamenti di prima linea della spondilite anchilosante e possono rallentare la progressione radiografica della malattia spinale.  
Poiché i singoli pazienti differiscono nella loro risposta ai vari FANS, gli studi empirici di provare altri tipi di FANS sono giustificati se la risposta ad uno di essi non è soddisfacente.  

Gli inibitori del TNF hanno mostrato efficacia per la malattia assiale resistente a NSAID; le risposte sono spesso sostanziali e durevoli.  

Etanercept (50 mg sottocute una volta alla settimana), 
adalimumab (40 mg sottocute ogni due settimane), 
infliximab (5 mg/kg ogni due mesi per via endovenosa in infusione), 
golimumab (50 mg sottocute una volta al mese), o 
certoliumab (200 mg sottocute ogni due settimane) 

sono alternative ragionevoli per i pazienti i cui sintomi sono refrattari ai FANS.  
Nessun inibitore particolare del TNF è preferito se non nei pazienti con uveite concomitante o malattia infiammatoria intestinale, per i quali dovrebbero essere utilizzati anticorpi monoclonali contro il TNF.  

Secukinumab, un inibitore della citochina infiammatoria IL-17A, è anche altamente efficace nel trattamento della spondilite anchilosante.  

Non ci sono prove convincenti che il mehotrexate sia di beneficio per i pazienti con spondilite anchilosante.

Gli inibitori di IL-6 e abatacept sono inefficaci.  

Il ruolo di rituximab non è chiaro.  

La Sulfasalazina (1000 mg per os due volte al giorno) è a volte utile per l'artrite periferica, ma manca l'efficacia nella malattia articolare spinale e sacroiliaca

I corticosteroidi hanno un impatto minimale sull'artrite, in particolare la spondilite e possono peggiorare l'osteopenia.  Tutti i pazienti devono essere indirizzati a un fisioterapista affinché ricevano istruzione sugli esercizi posturali.


La prognosi
Quasi tutti i pazienti manifestano sintomi persistenti nel corso dei decenni; in rari casi alcuni pazienti sperimentano remissioni a lungo termine.  

La gravità della malattia varia notevolmente, con circa il 10% dei pazienti con disabilità lavorativa dopo 10 anni.  

Lo sviluppo della malattia dell'anca entro i primi 2 anni di insorgenza della malattia preannuncia una prognosi peggiore.  

Gli inibitori del TNF forniscono sollievo sintomatico e migliorano la qualità della vita di molti pazienti con spondilite anchilosante

31 dicembre 2019

Fattori di rischio per ictus nella fibrillazione atriale

Stenosi mitralica

Ipertensione arteriosa

Precedente tia o ictus

Diabete

Scompenso cardiaco/disfunzione ventricolare sinistra

Età > 65 a.

Malattia coronarica

30 dicembre 2019

Farmaci per il dolore neuropatico

Esempi per classe

1)Antidepressivi triclici 
Amitriptilina
Adulti: dose di amitriptilina 25-150 mg/die. Iniziare con una dose di 25 mg/die, alla sera, eventualmente da incrementare a seconda della risposta terapeutica del paziente. Gli incrementi possono essere effettuati con cadenza settimanale. Per verificare l’efficacia dell’amitriptilina somministrare il farmaco per almeno 6-8 settimane.

Nortriptilina, 10-150 mg per os al di
Desipramina, 10-300 mg al di


2)Anticonvulsanti 
Carbamazepina, 200 mg per os due volte al di
Clonazepam, 0,5 mg per os al di


3)Gaba inibitori 
Gabapentin, 300-600 mg per os due-tre volte al di


4)inibitori della sostanza P 
crema di capsaicina, 0.025% topica tre volte al di

29 dicembre 2019

Eziologia dell'ipertiroidismo

Cause comuni
Malattia di Graves
Adenoma tossico
Gozzo tossico multinodulare


Cause meno comuni

Tiroidite subacuta (gozzo dolente)
Tiroidite post - partum
Tirotossicosi fittizia
Ingestione di iodio in eccesso in paz. con malattia della tiroide sottostante (malattia di jodbasedow)


Cause rare

Struma ovarii
Mola idatidiforme
Ipertiroidismo secondario (tumore ipofisario produttore di TSH, resistenza ipofisaria a T3 e t4)

Riduzione del rischio cardiovascolare nel diabete

ASA, 81 - 325 mg al di per os
Riduzione di lipidi: il goal deve essere una lipoproteina a bassa densità < 100. Spesso con un miglioramento del controllo del livello di zucchero nel sangue, la dilipidemia migliora indipendentemente da un agente che abbassa i lipidi.
Ciò vale in particolare per i livelli di trigliceridi. 
Tuttavia, se la lipoproteina a bassa densità non è a livelli 
normali, inizia una statina (ad esempio, simvastatina, 20 - 40 mg per os al di. Monitorizza le prove di funzionalitá epatica (di base e dopo 6 mesi).

27 dicembre 2019

Fosfatasi acida

Valori normali
0 - 5,5 u/l 

Aumentata
Carcinoma della prostata, altre neoplasie (mammella, ossa), malattia di Paget, osteogenesi impermetta, invasione maligna dell'osso, malattia di Gaugher, mieloma multiplo, disturbi mieloproliferativi, ipertrofia prostatica benigna, palpazione prostatica o chirurgia, iperparatiroidismo, malattia epatica, insufficienza renale cronica, porpora trombocitopenica idiopatica, bronchite

26 dicembre 2019

Evolocumab (REPATHA)

Evolocumab aumenta la capacità del fegato di eliminare colesterolo LDL dal sangue, diminuendone così i livelli.

In che modo questo avviene

Evolocumab blocca la proteina PCSK9 delle cellule epatiche o meglio inibisce PCSK9 dal legarsi ai recettori LDL sulla superficie del fegato.

In assenza di PCSK9, ci sono più recettori LDL sulla superficie delle cellule epatiche per rimuovere le LDL dal sangue

Evolocumab, quindi, determina una maggiore attività dei recettori che perció sequestrano più LDL, i cui livelli di conseguenza si abbassano

Questo meccanismo funziona da solo, ma i suoi effetti possono essere massimizzati quando evolocumab viene utilizzato in combinazione con le statine, che usano vie complementari per combattere il colesterolo LDL.


Il farmaco si inietta sottocute una o due volte al mese (direttamente dal paziente) grazie a una penna pre-riempita.

22 dicembre 2019

Le ghiandole del Bartolini, alcune importanti e comuni patologie

Le ghiandole di bartolini sono localizzate in inferiormente su entrambi i lati dell'introito vaginale esattamente alle  4 e alle 8
Queste ghiandole svolgono un ruolo importante nel sistema riproduttivo femminile.
La funzione principale è di secernere muco e fornire una sufficiente lubrificazione
I dotti di escrezione si aprono sui lati del vestbulo labiale
L'ostruzione del dotto produce solitamente una cisti che si presenta come un  rigonfiamento indolore
L'infezione di questi cisti ha come risultato un ascesso

Contusione cardiaca

Le aritmie possono essere trattate con gli stessi agenti farmacologici utilizzati per aritmie non traumatiche:

1)Tachicardia sopraventricolare:
Adenosina o bloccante del canale di calcio se il paziente non é ipovolemico

2)Bradicardia:
Atropina
Elettrostimolazione

3)Aritmie ventricolari:
Conversione elettrica
Amiodarone
Lidocaina
Procainamide

4)Arresto cardiaco:
Adrenalina
Atropina
Altri interventi, a seconda dei casi

5)Fibrillazione atriale rapida o flutter:
Diltiazem o digossina se paziente non é ipoteso

Nota. Il trattamento profilattico delle aritmie non è indicato

6)Shock cardiogenico causato dalla contusione miocardica:
Somministrazione di liquidi in modo giudizioso
Supporto inotropico (dopamina o dobutamina)
Potrebbe essere necessaria una contropulsazione con pallone intra-aortico


Farmaci a disposizione, modalitá di somministrazione
I farmaci utilizzati nella contusione cardiaca sono di supporto per le aritmie o in caso compromissione emodinamica secondaria a lesioni
Non esiste una terapia di prima battuta per la contusione cardiaca

Adenosina: 6 mg di push rapido (dose pediatrica: 0,05-0,1 mg/kg push ev. rapido), si può ripetere con 12 mg ogni 1-2min per due volte se non vi é alcuna risposta

Amiodarone: carico 150 mg ev. in 10 min (dose pediatrica: 5 mg/kg), quindi 1 mg/min per 6 ore, quindi 0,5 mg/min (dose pediatrica: 5 mcg/kg/min)

Atropina: 0,5-1 mg (dose pediatrica: 0,02 mg/kg/dose, min 0,1 mg) ev. o nel tubo endotracheale

Digossina: carico 0.5 mg ev., quindi 0.25 mg ev. ogni 6h per 2 dosi in più.

Diltiazem: 0,25 mg/kg ev. per adulti e soggetti pediatrici in oltre 2 min, può essere ripetuto il bolo alla dose di 0,35 mg/kg (adulti e sogg. pediatrici) 15 min più tardi

Dobutamina: 2-15 mcg/kg/min (adulti e sogg. pediatrici)

Dopamina: 2-20 mcg/kg/min (adulti e sogg. pediatrici)

Adrenalina: 1 mg (dose pediatrica: 0,01 mg/kg) ev o nel tubo endotracheale per l'arresto cardiaco (soluzione 1:10.000)

Lidocaina: Carico 1 mg/kg IV, quindi 0,5 mg/kg q8-10min al massimo 3 mg/kg (adulti e soggetti pediatrici); infusione 1-4 mg/min (pedia: 20-50 mcg/kg/min) IV

Procainamide: La procainamide viene utilizzata nella terapia delle aritmie ventricolari, specialmente dopo infarto miocardico e tachicardie atriali. 
Sono preferite le terapie a breve termine a causa della tossicità ad essa associata tra cui gli effetti collegabili al lupus. Pertanto, viene suggerito come farmaco di seconda o terza scelta.
Iniziare con 3-6 mg/kg/dose in oltre 5 min., non eccedere i 100 mg fino a un limite massimo di 15 mg/kg/ di carico

Verapamil: 0,1-0,3 mg/kg fino a 5-10 mg ev. in 2 min (non approvato nei bambini)

14 dicembre 2019

Insufficienza surrenalica acuta e glucocorticoidi

I glucocorticoidi hanno molteplici effetti sull'organismo tra cui:

-aumento della gluconeogenesi
-aumento della sintesi di angiotensina da parte del fegato
-aumento della reattività vascolare ai vasocostrittori
-riduzione della permeabilità capillare
-riduzione della produzione e dell'attività dell'ossido nitrico
-alterazione dei sistemi delle chinine e prostaglandine
-facilitano la conversione della noradrenalina in adrenalina nella midollare surrenale

La carenza di glucocorticoidi, quindi, si traduce in una diminuzione della reattività vascolare all'angiotensina II e alla noradrenalina, una diminuzione della sintesi del substrato di renina e un aumento della produzione di prostaciclina che può aggravare il collasso circolatorio, che si osserva in caso di carenza di mineralocorticoidi.

L'uso cronico di corticosteroidi esogeni somministrati in dosi maggiori di quelle fisiologiche porta allo sviluppo di insufficienza surrenalica acuta, e la quantità di soppressione a livello surrenalico dipende dalla dose, dalla durata, dalla frequenza, dal tempo e dalla via di somministrazione e può verificarsi già 1 settimana dopo l'inizio della terapia

É possibile prevenire l'insufficienza cardiaca?

L'insufficienza cardiaca è spesso evitabile mediante l'individuazione precoce dei pazienti a rischio e quindi mediante un'intervento precoce. 
L'importanza di questo approccio è enfatizzata dalla classificazione dell'insufficienza cardiaca in quattro fasi: 

fase a 
comprende i pazienti a rischio di insufficienza cardiaca (come in caso di pazienti con ipertensione arteriosa). 
Nella maggior parte di questi pazienti, si può evitare che si manifesti un'insufficienza cardiaca, mediante interventi, quali il trattamento aggressivo dell'ipertensione, la modifica dei fattori di rischio coronarico e la riduzione dell'assunzione eccessiva di alcol.

fase b 
comprende i pazienti che soffrono di malattie cardiache strutturali, ma non hanno evidenzato sintomi di insufficienza cardiaca recenti o precedenti. 
Tra gli esempi figurano i pazienti con precedente infarto del miocardio, altre cause di ridotta funzionalità sistolica, insufficienza ventricolare sinistra, o malattia valvolare asintomatica. 
Sia gli ACE inibitori che i beta-bloccanti prevengono l'insufficienza cardiaca nelle prime due condizioni, sia il trattamento più aggressivo dell'ipertensione che l'intervento chirurgico precoce sono efficaci nelle ultime due. 

fase c e d 
includono i pazienti con insufficienza cardiaca clinica ed un gruppo relativamente piccolo di pazienti che sono diventati refrattari alle terapie abituali.

Auto e foto-polimerizzanti: caratteristiche e differenze delle resine per la ribasatura della protesi provvisoria

Negli ultimi anni, il provvisorio, cioè la protesi temporanea o di transizione che accompagna il paziente dall’inizio della terapia protesica alla consegna della protesi definitiva, ha visto cambiare la sua prospettiva di impiego. Questo, da passaggio clinico meramente transitorio per garantire al paziente uno stato di comfort masticatorio, è divenuto un momento utile e prezioso per ottimizzare la protesi finale sia dal punto di vista della funzionalità - rivedendo l’occlusione - sia da quello puramente estetico.

In generale, i provvisori vanno considerati come una valida prova di quella che sarà la protesi definitiva. Per questo motivo, è di fondamentale importanza per lo studio odontoiatrico avere a disposizione tutti gli strumenti e i prodotti tecnici necessari a ribasare la protesi provvisoria (cioè il ripristino della sua base, per garantirle maggiore stabilità e aderenza) in tempi rapidi, anche quando sgusciata direttamente alla poltrona.

Per questo trattamento si utilizzano resine acriliche autopolimerizzanti e, ultimamente, alcune resine fotopolimerizzanti. Queste ultime, a differenza delle prime, scongiurano eventuali complicazioni e problematiche come surriscaldamento ed eccessiva adesione al moncone; criticità per le quali si ricorre all’applicazione di glicerina o altri isolanti. Questa caratteristica delle resine fotopolimerizzanti è data dalle loro proprietà fluide o viscoelastiche prima della polimerizzazione, dalla bassa irritazione termica e dal ridotto rilascio e quindi dall’accumulo di monomero libero.

Le differenze tra i due tipi di resina per provvisori dentali riguardano anche la composizione chimica: quelle fotopolimerizzanti, rispetto alle autopolimerizzanti, contengono in più un fotoiniziatore, cioè una molecola capace di trasferire energia luminosa per dare il via alla polimerizzazione. Al contrario, un componente presente nelle resine autopolimerizzanti e non in quelle fotopolimerizzanti è un acceleratore chimicamente attivato (ad esempio N, N-dimetil p-toluidina). I prodotti certificati come auto-fotopolimerizzanti contengono entrambe le componenti: sia l’acceleratore chimico che il fotoiniziatore.

13 dicembre 2019

Nefropatia diabetica, notizie utili e raccomandazioni


La nefropatia diabetica si sviluppa circa 10 anni dopo l'insorgenza del diabete mellito.  
Può essere presente al momento in cui diabete mellito tipo 2  viene diagnosticato.  

La prima fase della nefropatia diabetica classica è l'iperfiltrazione con un aumento del GFR, seguita dallo sviluppo di microalbuminuria (30-300 mg/giorno).  
Con la progressione, l'albuminuria aumenta più di 300 mg/giorno e può essere rilevata tramite uno stick per l'urina come proteinuria manifesta.
Il GFR successivamente diminuisce nel tempo.  
Lo screening annuale per la microalbuminuria è raccomandato a tutti i pazienti diabetici per rilevare la malattia nella sua fase più precoce; tuttavia, la nefropatia diabetica può, meno comunemente, presentarsi come malattia renale cronica non proteinurica.

La lesione più comune nella nefropatia diabetica è la glorulosclerosi diffusa, ma la glomerulosclerosi nodulare (noduli Kimmelstiel-Wilson) è patognomonica.  
I reni sono di solito ingranditi.  La biopsia renale non è richiesta nella maggior parte dei pazienti, tuttavia, a meno che non siano presenti situazioni atipiche, come l'insorgenza improvvisa di proteinuria, le caratteristiche dello spettro nefritico, la proteinuria massiccia (maggiore di 10 g/giorno), gli stampi cellulari urinari o il rapido declino del GFR.

I pazienti con diabete sono inclini ad altre malattie renali.  
Queste includono la necrosi papillare, la nefrite interstiziale cronica, e l'acidosi tubolare renale di tipo 4 (iporeninemia ipoaldosteronemica)  I pazienti sono più suscettibili all'insufficienza renale acuta da molti insulti, tra cui mezzo di contrasto per via endovenosa e, uso concomitante di un ACE inibitore o ARB con NSAID.

Trattamento
 Con l'insorgenza della microalbuminuria, è necessario un trattamento aggressivo.  
Il controllo glicemico rigoroso dovrebbe essere enfatizzato precocemente nella nefropatia diabetica, con il riconoscimento del rischio di ipoglicemia man mano che la malattia renale cronica diventa avanzata.
Gli obiettivi raccomandati di riduzione della pressione sanguigna dovrebbero essere adattati al singolo paziente: sulla base dello studio ACCORD, quelli con microalbuminuria (30-300 mg/giorno) e GFR conservato e quelli con cardiovasculopatia significativa probabilmente traggono scarso beneficio dall'abbassamento della pressione sanguigna al di sotto di 140/90 mm Hg, anche se le linee guida 2017 dell'American Heart Association sostengono il trattamento per ottenere 130/80 mm Hg o meno.  

Quelli con proteinuria manifesta (soprattutto quando é più di 1 g/giorno) beneficiano di un obiettivo di PA inferiore a 130/80 mm Hg.  
Gli ACE inibitori e gli ARB nei pazienti con microalbuminuria riducono il tasso di progressione verso la proteinuria manifesta e la lenta progressione alla malattia renale terminale riducendo la pressione intraglomerale e attraverso gli effetti antifibrotici; questi agenti non sono indicati in modo assoluto nei diabetici senza albuminuria.  
I pazienti diabetici, in particolare con malattia renale avanzata, sono a rischio relativamente elevato di insufficienza renale acuta e iperkaliemia con inibizione del sistema renin-angiotensina; perció il monitoraggio dell'ipercalemia o di un calo del GFR di più del 30% entro 2 settimane dall'avvio o dal prosieguo di questa terapia è prudente, con riduzione della dose o interruzione della terapia se si verificano queste complicanze

Gli agenti antidiabetici nuovi, inclusi 
canagliflozin ed empagliflozin (inibitori della sglt)
linagliptin (inibitore del dpp - 4), e 
liraglutide (antagonista recettore glp - 1), 
sono una promessa nel bloccare la progressione della nefropatia diabetica precoce, ma è necessaria più esperienza con questi agenti; 
gli inibitori della sglt non dovrebbero essere usati nella malattia renale cronica avanzata.

Il trattamento di altri fattori di insulto cardiovascolare e dell'obesità sono fondamentali.

Angiogenesi e tumori

I tumori non possono accrescersi oltre 0,2 mm di diametro, il limite di diffusione dell'ossigeno, senza avere accesso ai vasi sanguigni. 
Le cellule tumorali, per sostenere la loro crescita, sono in grado di formare nuovi vasi sanguigni.
Tale fenomeno viene denominato angiogenesi.
L'angiogenesi è spesso indotta dall'ipossia e richiede una regolamentazione di fattori proangiogenici, quali fattori di crescita endoteliale vascolari (VEGF) o fattori di crescita fibroblastica (fgf1 e fgf2), con inibizione simultanea di fattori antiangiogenici quali l'angiopoietina - 1 e la trombospondin - 1. 
Gli agenti anti - vegf, come il bevacizumab, fanno parte di una strategia comune nel trattamento del cancro.

8 dicembre 2019

Gli agenti inibitori delle piastrine

Diversi studi hanno dimostrato il beneficio dei farmaci antipiastrinici nei pazienti con malattia vascolare stabile e instabile.  Pertanto, a meno che controindicato, l'aspirina (81-325 mg per os al giorno) dovrebbe essere prescritta a tutti i pazienti con angina pectoris

Clopidogrel, 75 mg per via orale al giorno, riduce gli eventi vascolari in pazienti con malattia vascolare stabile (in alternativa all'aspirina) e in pazienti con sindromi coronariche acute (in addizione all'aspirina).  
Esso è anche una buona alternativa nei pazienti intolleranti all'aspirina.  
Potrebbe essere ragionevole utilizzare clopidogrel combinato ad aspirina in alcuni pazienti ad alto rischio con malattia coronarica stabilita
In particolare, l'uso prolungato di una doppia terapia antipiastrinica con aspirina e clopidogrel può essere utile nei pazienti dopo posizionamento di stent  percutanei a rilascio di farmaco, in pazienti con basso rischio di sanguinamento.

Ticagrelor, un inibitore P2Y12, ha dimostrato di ridurre gli eventi cardiovascolari in  pazienti con sindromi coronariche acute.  
Inoltre, nei pazienti con precedenti IMA, il trattamento a lungo termine con ticagrelor più l'aspirina ha ridotto gli eventi cardiovascolari rispetto alla sola aspirina.  
Nei pazienti con malattia delle arterie periferiche, la monoterapia con ticagrelor non ha ridotto gli eventi cardiovascolari rispetto al clopidogrel.

L'ultimo agente antipiastrinico ad essere approvato dall'  FDA, il vorapaxarè un inibitore selettivo e reversibile dei recettori PAR-1 espressi sulle piastrine, che sono attivati dalla trombina
È stato indicato per ridurre gli eventi cardiovascolari nei pazienti con aterosclerosi stabile con una storia di IMA o malattia delle arterie periferiche nello studio TRA 2P.  È controindicato nei pazienti con una storia di ictus o TIA a causa di un aumento del rischio di emorragia intracranica.

 Rivaroxaban (Xarelto), un inibitore diretto del fattore Xa, se usato ad una dose di 2,5 mg due volte al giorno, in aggiunta all'aspirina a basso dosaggio, è risultato ridurre gli eventi cardiovascolari, inclusa la morte cardiovascolare, l'IMA o l'ictus se confrontata con l'aspirina in monoterapia in pazienti con CAD o malattia periferica nota. Questo agente è approvato e fornisce un'altra opzione per i pazienti.

Gli orientamenti attuali raccomandano la doppia terapia antipiastrinica (aspirina e terapia con inibitore p2y12) in pazienti con recente IMA (entro un anno) o con recente stent (entro 6 mesi) e per la terapia prolungata (più di un anno) nei pazienti con alto rischio ischemico (malattia coronarica multivasale o malattia polivascolare) e a basso rischio di emorragia.

La sindrome di Wendy


Wendy, è la protagonista femminile della famosa fiaba "Peter Pan"

In maniera opposta al personaggio principale Peter Pan, Wendy mostra un atteggiamento caratterizzato da forte senso di responsabilità nei confronti degli altri ed una spiccata tendenza a prendersi costantemente e instancabilmente cura di tutti, quasi che il benessere e la felicità dell’altro dipenda esclusivamente da lei.

Se un comportamento di questo tipo può sembrare del tutto normale, quando portato all’esasperazione, conduce verso quella che è stata definita la Sindrome di Wendy (o sindrome crocerossina).

Il soggetto è convinto che sia necessario donare e dare in maniera incondizionata, altrimenti, in caso contrario vi sarebbe la possibilitá di non ricevere a propria volta amore e attenzione, o ancora peggio, di perdere la persona amata.

Solitamente chi vive mettendo in atto l'atteggiamento della sindrome di Wendy non si rende immediatamente conto dell’effetto boomerang che è in grado di innescare il suo comportamento.

Tale effetto potrá portare, a lungo andare, a relazioni fallite, alla sensazione di sentirsi “svuotate”, prive di “energie” ed ad un sentore di sfiducia nei confronti degli altri.

7 dicembre 2019

Ivabradina (Corlentor)

Ivabradina inibisce il canale If nel nodo del seno e ha l'effetto specifico di rallentare la frequenza del seno. 

Pazienti con insufficienza cardiaca sintomatica, frazione di eiezione ventricolare sinistra del 35% o meno e ritmo sinusale con una frequenza di 70 battiti al minuto o più sono stati trattati con ivabradina
La maggior parte dei pazienti riceveva un ACE inibitore, un beta-bloccante e un antagonista dell'aldosterone
Nello studio l'ospedalizzazione per insufficienza cardiaca e la morte cardiovascolare sono state ridotte del 18%, con una riduzione assoluta del 4,2% in 23 mesi, accompagnate principalmente da minore insufficienza cardiaca. 

Ivabradina è approvata sia in america che in europa per l'uso in pazienti stabili con insufficienza cardiaca classe IIa e frequenza cardiaca di 70 battiti/min che giá assumono la dose massima tollerata di beta-bloccanti o in pazienti in cui beta-bloccanti sono controindicati, inibitori dell'ace o sartani e un antagonista dell'aldosterone ed in cui persistono i sintomi.

4 dicembre 2019

Listeriosi (infezione da listeria)

L'infezione da listeria, anche detta listeriosi, è una tossinfezione alimentare causata dalla Listeria monocytogenes.


La fonte dell'infezione
Questo batterio si trova comunemente nel terreno, nell'acqua ed anche nei cibi crudi, come carni non ben cotte e verdure crude, prodotti lattiero-caseari preparati con latte non pastorizzato.
Il batterio viene eliminata dai processi di pastorizzazione e cottura.


Come si manifesta
-la forma tipica delle tossinfezioni alimentari, si manifesta nel giro di poche ore dall’ingestione, con diarrea, febbre, dolori muscolari

-la forma invasiva o sistemica che si diffonde nell'organismo fino al sistema nervoso determinando encefaliti, meningiti ed ev.te sepsi. In tal caso il periodo di latenza tra l’ingestione del cibo contaminato e la manifestazione dei sintomi puó essere di 1-3 mesi


Soggetti a rischio
I soggetti più a rischio sono quelli con compromissione del sistema immunitario: pazienti con cancro, diabete, Aids, anziani e donne in gravidanza (l'infezione da Listeria in tali pazienti può infatti causare aborto spontaneo, parto prematuro, morte in utero o infezione del feto)


La prevenzione
Cottura possibilmente completa dei cibi.
Lavaggio accurato delle verdure prima di consumarle.
Consumare prodotti lattiero-caseari pastorizzati
evitare di mangiare formaggi se non si ha la certezza che siano prodotti con latte pastorizzato
Lavare scrupolosamente le mani e gli utensili da cucina dopo aver maneggiato alimenti crudi


Il trattamento
Ampicillina +/- aminoglicosidi

seconda scelta: trimetropim-sulfametossazolo

Il trattamento antibiotico somministrato precocemente a donne gravide può prevenire la trasmissione della malattia al feto.

3 dicembre 2019

Epatite C: in Italia 146mila tossicodipendenti da diagnosticare

ROMA – Si stima che in Italia ci siano circa 280mila pazienti con virus da epatite C (HCV) ancora da diagnosticare, di cui circa 146mila avrebbero contratto l’infezione attraverso l’utilizzo anche pregresso di sostanze stupefacenti, 80mila mediante il riutilizzo di aghi da tatuaggi o piercing e 30mila attraverso trasmissione sessuale. È quanto emerge da uno studio* (aggiornato a novembre 2019) basato su un modello matematico presentato lo scorso novembre dalla dottoressa Loreta Kondili, ricercatrice dell’Istituto Superiore di Sanità, al Congresso annuale dell’American Association for the Study of Liver Diseases (AASLD).

Grazie al progetto HAND - Hepatitis in Addiction Network Delivery, che ha permesso di distribuire 2.500 test rapidi nei Ser.D. coinvolti, sono aumentati del 20% gli screening sui tossicodipendenti con epatite C e si stima che circa 1.000 pazienti potranno essere inviati ai centri di cura. HAND è il primo progetto pilota di networking a livello nazionale patrocinato da 4 società scientifiche (SIMIT, FeDerSerD, SIPaD e SITD), che ha coinvolto i Servizi per le Dipendenze e i relativi Centri di cura per l’HCV afferenti a 7 città italiane (Roma, Milano, Torino, Bari, Modena, Caserta e Catanzaro). Il progetto si è articolato in diverse fasi: campagna informativa su oltre il 90% dei Ser.D. nazionali, con 16mila materiali divulgativi; campagna di screening con 2.500 test salivari rapidi distribuiti; programma formativo multidisciplinare con più di 300 operatori sanitari coinvolti.

I risultati del progetto, realizzato da Letscom E3 con il contributo non condizionante di AbbVie, sono stati presentati oggi a Roma nel corso di un incontro dal titolo ‘La gestione dell’HCV in pazienti consumatori di sostanze’, che si è tenuto nella Sala degli Atti parlamentari in Senato. “L’Italia ha un compito estremamente importante che le è stato dettato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità: eliminare l’infezione da HCV entro il 2030 - ha detto il direttore scientifico della SIMIT (Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali), Massimo Andreoni - Per questo dobbiamo lavorare sulle popolazioni a maggior rischio epatite C, cioè su quei soggetti che fanno uso di sostanze stupefacenti per via endovenosa. Il progetto HAND si muove proprio in questo senso, dimostrandosi un valido modello per il suo approccio multidisciplinare in grado di mettere in collegamento Ser.D. con i Centri di cura per l’HCV. La sfida più grande, oggi, è quella di far emergere il ‘sommerso’, andando a cercare le persone infette che ancora non sanno di esserlo. Un’altra priorità da mettere in atto è il referral, cioè creare collegamenti sempre più stretti tra Ser.D. e centri per il trattamento. Infine c’è il ‘linkage to care’, che ha l’obiettivo di fidelizzare il paziente fragile al centro, grazie a professionisti che sappiano seguirlo e rispondere alle sue esigenze”.

È dunque sui pazienti con infezione cronica da epatite C non ancora diagnosticati che è necessario focalizzare l’attenzione, soprattutto alla luce di un dato: ogni paziente non curato, che fa uso di sostanze per via iniettiva, hanno fatto sapere di recente gli esperti, potenzialmente è in grado di infettare circa 20 persone nell’arco di tre anni. Così, nonostante l’Italia sia tra i primi 12 Paesi al mondo ad aver intrapreso il cammino verso l’eliminazione dell’HCV entro il 2030, come indicato dall'Organizzazione mondiale della Sanità, allo stesso tempo rischia di non raggiungere questo obiettivo qualora non riesca a far emergere il ‘sommerso’. Per questo, concorda la comunità scientifica, c’è bisogno di un intervento immediato che preveda un aumento degli screening su tutto il territorio nazionale. Ed è in questa direzione che si è mosso il progetto HAND.

“Il progetto HAND si propone di dare la massima applicazione e migliorare i risultati dello sforzo straordinario che ha fatto l’Italia per curare i malati di epatite C - ha sottolineato il past president di FeDerSerD (Federazione Italiana degli Operatori dei Dipartimenti e dei Servizi delle Dipendenze), Pietro Fausto D’Egidio - e di farlo soprattutto nei confronti dei malati tossicodipendenti, che sono uno dei più grandi serbatoi di infezione e quindi anche di trasmissione di infezione nel nostro Paese. Per motivare pazienti di questo tipo penso sia fondamentale un approccio multidisciplinare, con strutture integrate e coordinate tra i vari attori, che in esse devono agire per fare la diagnosi, avviare alla cura e creare meno ostacoli possibili al paziente, che di per sé vive già una vita difficile, fuggendo dalle sue responsabilità. Per eliminare per quanto possibile l’infezione da HCV nella popolazione dei tossicodipendenti ci vuole allora esattamente il lavoro che sta facendo oggi HAND in collaborazione con le società scientifiche, promuovendo una sensibilità all’interno di ogni nucleo di lavoro, dai Ser.D. ai centri di cura”.

“I Ser.D. non curano soltanto la dipendenza, ma indirizzano il paziente ad uno screening completo per quanto riguarda l’epatite C - ha fatto sapere il presidente della SIPaD (Società Italiana Patologie da Dipendenza), Claudio Leonardi - Non solo: il loro compito è anche quello di monitorare in un secondo momento che la terapia affidata venga regolarmente effettuata dal paziente, garantendo, a due soli mesi di distanza dall’inizio, l’eradicazione completa del virus HCV nel soggetto affetto. L’utilità del progetto HAND risiede nella sua capacità di integrare le attività svolte all’interno dei Servizi per le dipendenze con quelle dei Centri di cura, ai quali spetta il compito di affinare la diagnosi iniziale di screening fatta dai Ser.D. (anche con test rapidi salivari) e, laddove necessario, far accedere i pazienti a terapie specifiche. Un approccio multidisciplinare è l’essenza della valutazione diagnostica, a maggior ragione in una malattia multifattoriale come la tossicodipendenza”.

“Il progetto HAND è certamente innovativo perché, per la prima volta, ha collegato i Servizi per le dipendenze ad altri settori della sanità, come l’infettivologia e la gastroenterologia- ha evidenziato infine il presidente della SITD (Società Italiana TossicoDipendenze), Luigi Stella - In questo modo i pazienti, una volta diagnosticati nei Ser.D., dove c’è un’alta incidenza della malattia dell’epatite C, vengono indirizzati ai Centri di cura specializzati per ricevere il trattamento con i nuovi farmaci. E vale davvero la pena sottolineare questa straordinaria innovazione che stiamo vivendo dal punto di vista della farmacologia- ha concluso- perché oggi con i nuovi farmaci è possibile guarire dall’epatite C”.

A moderare l’incontro, il giornalista Rai Gerardo D’Amico. Ha partecipato il viceministro alla Salute, Pierpaolo Sileri; la vicepresidente della XII Commissione Affari sociali della Camera, Michela Rostan; la direttrice del Centro nazionale dipendenze e doping dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), Roberta Pacifici; la ricercatrice dell’ISS, Loreta Kondili. E ancora: il presidente della EpaC onlus, Ivan Gardini, e i referenti dei Ser.D. e dei Centri di cura HCV coinvolti nel progetto HAND.

* “Estimated prevalence of undiagnosed hepatitis C virus infected individuals in Italy: a mathematic model to accurately measure HCV prevalence with a route of transmission granularity”, di Loreta A. Kondili, Massimo Andreoni, Alfredo Alberti, Salvatore Lobello, Sergio Babudieri, Antonio Saverio Roscini, Rocco Merolla, Walter Marrocco, Antonio Craxì.

30 novembre 2019

Eritema nodoso

Caratteristiche

Panniculite settale sottocutanea (infiammazione del grasso)

Reazione infiammatoria del grasso sottocutaneo

Esistono varianti acute e croniche



Si associa a:

-Infezioni causate da:

streptocci -emolitici - causa più comune

alcuni funghi - soprattutto coccidiomycosis

tubercolosi 

lebbra - in tal caso viene denominato come eritema nodosum leprosum

infezione da Parvovirus B19


-Farmaci:

sulfamidici

contraccettivi orali


-Malattie infiammatorie croniche:

sarcoidosi 

malattia infiammatoria intestinale

malattia di Behcet

granulomatosi di Wegener

-Idiopatico

-Può essere correlato ad uno squilibrio di citochine Th1 


Sintomi

più comunemente si verificano a livello degli arti inferiori

 noduli eritematosi morbidi

Il dolore è spesso maggiore di ció che appare

con il tempo si appiattiscono, apparendo come lividi con cicatrici

In particolare sono osservati nelle giovani donne

un eritema nodosum, la linfoadenopatia ilare, la poliartralgia costituiscono la sindrome di Lofgren 


Trattamento

Diretto verso una condizione sottostante

controllare PPD (tubercolina) e radiografia toracica

valutare la sarcoidosi, la malattia infiammatoria intestinale

escludere altre cause

trattare le condizioni sottostanti

Gli agenti antinfiammatori non steroidei possono essere efficaci

Gli eritemi nodosi resistenti spesso rispondono ai glucocorticoidi