RICERCA TRA GLI OLTRE 10MILA ARGOMENTI

23 marzo 2019

Tramadolo, come dosarlo

La dose ottimale di tramadolo deve essere raggiunta con un incremento graduale del dosaggio per evitare l’insorgenza di effetti collaterali transitori.
Inizia con 25 mg al giorno
Puoi aumentare di 25 mg ogni 3 giorni fino a 25 mg 4 volte al giorno, poi puoi aumentare di 50 mg/die ogni 3 giorni fino ad una dose di 100 mg  4 volte al giorno. 

L’effetto analgesico dura da 4 a 8 ore, per cui le dosi devono essere somministrate a distanza di non meno di 4 ore. 
La dose giornaliera totale di tramadolo non deve superare i 400 mg. In pazienti con più di 75 anni limita a 300 mg/die 

In caso di dolore moderato, 50 mg di tramadolo ogni 4-6 ore. 
Se non ottieni sollievo dal dolore entro 30-60 minuti somministra una dose singola supplementare di 50 mg. 
In caso di dolore grave, che non si riesce a controllare adeguatamente, somministra una dose singola di 100 mg.

Dose di mantenimento: 50-100 mg di tramadolo ogni 4-6 ore. 

Miocardite infettiva, sintomi e segni

I pazienti possono presentare i sintomi da diversi giorni a poche settimane dopo l'insorgenza di una malattia febbrile acuta o un'infezione respiratoria o possono presentarsi con una insufficienza cardiaca senza sintomi antecedenti. 

L'insorgenza di insufficienza cardiaca può essere graduale o brusca e fulminante. 

Nella miocardite fulminante acuta possono essere presenti bassa gittata cardiaca e shock con funzione sistolica  ventricolare sinistra gravemente depressa. 

Può essere presente un sfregamento pericardico. 

Vi è frequentemente dispnea
In un certo numero di casi vi è dolore toracico e aritmia. Un dolore toracico di tipo pleuropericardico è comune. 
Possono verificarsi emboli polmonari e sistemici. 


L'esame obiettivo rivela 
tachicardia, un ritmo di galoppo, e altri segni di insufficienza cardiaca o difetti di conduzione. 

A volte, la presentazione può imitare un infarto miocardico acuto con alterazioni ST, marcatori cardiaci positivi e anomalie del movimento delle pareti nonostante normali coronarie.

Possono verificarsi anche microaneurismi e possono essere associate gravi aritmie ventricolari. 

È stato stimato che circa il 10% di tutti i pazienti affetti da cardiomiopatia dilatativa abbia avuto come causa una miocardite virale.

22 marzo 2019

Antiandrogeni

L'anti-androgeno più comunemente usato è lo spironolattone, un diuretico risparmiatore di potassio che viene frequentemente utilizzato per l'irsutismo femminile o l'acne dell’adulto.

Lo spironolactone inibisce sia la sintesi che l'azione del testosterone.

In dosi più elevate (100-200 mg per via orale al giorno), lo spironolattone può portare alla soppressione dei livelli di androgeni fino al range fisiologico femminile.

Gli effetti indesiderati comuni includono l'ortostasi e la poliuria.

Il monitoraggio riguardo al suo uso dovrebbe includere una valutazione periodica della funzionalità renale e del potassio sierico.


Altre opzioni per coloro che non possono tollerare lo spironolattone includono:
-gli inibitori della 5-alfa-reduttasi (Finasteride, Dutasteride)

-gli analoghi dell’ormone di rilascio della gonadotropina (GnRH) tra cui ricordiamo leuprorelina, buserelina o Suprafact, goserelina o Zoladex, triptorelina o Decapeptyl); questi interagiscono con il recettore dell’ormone di rilascio della gonadotropina (GnRH) in qualità di superagonisti, portando ad un aumento del rilascio di LH ed FSH.

-i progestinici.

21 marzo 2019

Glucagone nell'anafilassi del paziente in trattamento con betabloccanti

I beta-bloccanti in pazienti coronaropatici che presentano un' anafilassi contrastano l'adrenalina limitando la frequenza cardiaca e compromettendo la gittata cardiaca.
La coronaropatia limita la riserva cardiaca, che potrebbe aggravare l'ipotensione che si verifica a causa del rilascio di mediatori vasoattivi.

Nei pazienti in trattamento con beta-bloccanti per una coronaropatia, sia i farmaci assunti che la comorbidità sottostante complicano il trattamento dell'anafilassi severa per cui è da considerare l'uso del glucagone

Dosaggio
Glucagone 5 mg per via endovenosa inizialmente, può essere ripetuto in 10-15 minuti se non vi è alcuna risposta, seguito da 5-15 microgrammi/min se è stata osservata risposta

Lo stress causato dall'ipotensione, la tachicardia, e gli agenti adrenergici endogeni o iatrogenici possono causare ischemia miocardica riducendo la perfusione durante la diastole.

Ricorda comunque che il glucagone può essere usato per superare il blocco beta, ma la tachicardia risultante può essere dannosa nei pazienti con coronaropatia severa.
Perciò è giustificata la consultazione precoce di un cardiologo.

19 marzo 2019

Forame ovale pervio, quando chiuderlo

I pazienti accuratamente selezionati con forame ovale pervio e shunt destro sinistro beneficiano di chiusura del forame ovale pervio e terapia antiaggregante piastrinica. 

I pazienti devono essere presi in considerazione per la chiusura di un forame ovale pervio se 
hanno tra i 18 ed i 60 anni di età
hanno presentato un ictus criptogenetico o un TIA e 
non sono portatori di diabete non controllato, di ipertensione o di un'indicazione specifica per un'anticoagulazione a lungo termine


Un ictus dicesi criptogenico se non è causato da un meccanismo ben identificato, come per es.

l'aterosclerosi delle grandi arterie   (stenosi delle arterie intracraniche o cervicali maggiore o uguale a 30-50% una placca maggiore o uguale a 4mm di spessore nell'arco aortico)

una nota fonte cardioembolica  (ad esempio, fibrillazione atriale)

un'arteriolosclerosi dei piccoli  vasi (ad esempio, ictus lacunare più piccolo di 1,5 cm di diametro), 

uno stato di ipercoagulabilità
 o 
una dissezione.

 I pazienti con shunt interatriali di grado da moderato a severo o aneurismi del setto atriale associati  sembrano pertanto trarre vantaggio dalla chiusura del forame ovale pervio

18 marzo 2019

Ricerca scientifica: contro gli infarti un nuovo farmaco

LONDRA - Le scoperte scientifiche aprono continuamente le porte a nuovi orizzonti, dandoci speranza nella lotta contro le malattie più gravi, come in questo caso particolare, quelle cardiovascolari. I ricercatori dell’Imperial College London (ICL), in collaborazione con l’associazione umanitaria inglese British Heart Foundation (BHF), è attualmente impegnato in laboratorio nello sviluppo di una nuova pillola che, secondo i primi test clinici, sarebbe sorprendentemente in grado di ridurre il rischio di infarti. 

Lo studio è stato pubblicato nella rivista scientifica Cell Stem Cell. Come si legge nel rapporto, la percentuale, secondo i risultati, è del 60%. Secondo i ricercatori della BHF, l’azione del farmaco blocca i segnali chimici dannosi che si producono quando il flusso di sangue nel cuore viene interrotto. Il rilascio di questi segnali è dato da un deficit di ossigeno, che a sua volta causa la morte dei tessuti e dunque un’insufficienza cardiaca pericolosa per lo sviluppo di ictus e infarti. Il nuovo medicinale coinvolge una proteina chiamata MAP4K4, che si attiva nel tessuto umano a seguito di un infarto e causa dei danni irreparabili al cuore e ad altre aree del tessuto organico.

Gli scienziati sperano che il nuovo trattamento aumenterà la percentuale di sopravvivenza ad un evento cardiaco di gravi dimensioni, riparando il tessuto danneggiato e proteggendo l’organo vitale da ulteriori complicazioni. «Trovare un farmaco che possa limitare i casi di morte del muscolo cardiaco durante e dopo un infarto, impedendo il declino verso una condizione di insufficienza cardiaca, è un obiettivo che la ricerca ha da decenni», ha dichiarato professor Metin Avkiran, direttore medico associato dell’ente BHF. «Nonostante vi sia stato un buon numero di farmaci promettenti in passato, non abbiamo ancora trovato quello che può essere utilizzato in una routine clinica». Ogni anno, evidenzia Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, in Italia vengono colpite circa 120 mila persone. Questa cifra equivale ad una visita medica ogni 4 minuti.

17 marzo 2019

Dolore toracico e ricovero urgente

Incapacità di escludere adeguatamente le cause potenzialmente letali del dolore toracico, in particolare:

-l'infarto del miocardio

-la dissezione di un aneurisma aortico

-l'embolia polmonare

-la rottura esofagea.


Alto rischio di embolia polmonare e un test D-dimeri positivo.


Punteggio TIMI di 1 o più, elettrocardiogramma anormale, e test troponina anormale a 0 e 2 ore.


Controllo del dolore per una frattura delle coste che compromette lo scambio di gas.

"E' tossica": crema per la pelle per neonati ritirata in tutta Europa

ROMA - Molte creme anti-arrossamento per bebè, usate in una zona estremamente delicata del corpo dei neonati, contengono un conservante, il butilparabene, che ha possibili effetti tossici sulla riproduzione e lo sviluppo. Le paste antiarrossamento agiscono in prossimità degli organi genitali dei bimbi e dunque, ancor più di altri cosmetici, devono essere usate con cautela e prestando la massima attenzione agli ingredienti che contengono.

Il 15 marzo 2019, il sistema RAPEX di informazione rapida per i prodotti non conformi della UE, con la notifica A12 /0418/19, ha invitato a non usare la crema per il bambino "URIAGE PREMIERE CHANGE CREMA PROTETTIVA BEBE 100 ML" in quanto contiene butilparabene (valore misurato: 0,051%). Questo composto organico aromatico, è un conservante ampiamente usato nei cosmetici ma da tempo sotto la lente di ingrandimento per i suoi possibili effetti tossici sulla riproduzione e lo sviluppo. Sospetti che sembrano sempre più fondati se le Agenzie governative per la sicurezza dei medicinali e dei prodotti sanitari della UE sono arrivate a raccomandare di non utilizzare il composto nei cosmetici destinati ai bambini sotto i tre anni di età.

Nello specifico, secondo quanto è riportato dall'allerta del RAPEX, il prodotto è confezionato in tubo di plastica da 100 ml di colore blu e precisamente identifica l'articolo con il numero di lotto / codice a barre: 3661434002298, 801202 - EXP 01/21, prodotto in Francia. Secondo l’elenco degli ingredienti, il prodotto contiene butilparabene. Il contatto cutaneo con prodotti che contengono questo composto organico aromatico può avere una potenziale attività di disturbo endocrino. Le autorità sanitarie europee hanno così allertato gli altri paesi e il consiglio, evidenzia Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, è di non utilizzare questo prodotto per rischio serio di effetti tossici sulla riproduzione e lo sviluppo. 

La crema è stata ritirata dalle vendita nelle Farmacie a scopo preventivo, poichè, conclude RAPEX, "È vietata la vendita di prodotti cosmetici contenenti butilparabene usati dopo ogni cambio di panno." Nel caso delle paste protettive per il cambio dei pannolini, poi, l’invito dello “Sportello dei Diritti”, è di privilegiare prodotti naturali privi non solo di butilparabene, ma anche di parabeni e petrolati, questi ultimi sostanze di bassissima qualità ottenute dal petrolio e che sono diffusissime in questi cosmetici.

16 marzo 2019

Febuxostat e rischio cardiovascolare

Nel 2009, febuxostat è stato approvato dalla FDA per il trattamento della gotta, ma con un avvertimento e precauzione per quanto riguardava i possibili eventi cardiovascolari.

Il produttore era tenuto a condurre un grande studio clinico di sicurezza post-commercializzazione.

Lo studio in doppio cieco (CARES) ha confrontato gli esiti cardiovascolari in pazienti con gotta e malattia cardiovascolare maggiore che sono stati trattati con febuxostat o allopurinolo.

La morte cardiovascolare e la mortalità per tutte le cause sono state significativamente più comuni tra i pazienti che assumevano febuxostat rispetto ad allopurinolo.

Menorragia

(vedi anche: menorragia, cause)

Le pazienti con sanguinamento mestruale abbondante sono ad alto rischio per un'anemia da carenza di ferro.

Una storia mestruale approfondita è fondamentale per differenziare un sanguinamento mestruale abbondante da condizioni simili tra cui un sanguinamento anovulatorio.

Le adolescenti che presentano un sanguinamento mestruale abbondante devono essere valutate per un disturbo emorragico sottostante.

Tutte le emorragie postmenopausali ed i sanguinamento durante la gravidanza richiedono ulteriori indagini

Il dispositivo intrauterino contenente levonorgestrel può essere utilizzato in caso di sanguinamento mestruale abbondante con risultati positivi

14 marzo 2019

Attacco ischemico transitorio (TIA), nuovi concetti

Ischemia cerebrale deve essere sospettata quando un paziente presenta sintomi tipici quale:

-debolezza o intorpidimento unilaterale rapidi

ma anche con sintomi meno classici, quali

-perdita di visione unilaterale

-afasia transitoria o

-vertigini


Attacco ischemico transitorio
Un attacco ischemico transitorio (TIA) è un episodio transitorio di disfunzione neurologica causata da una ischemia focale cerebrale, del midollo spinale o della retina, senza infarto acuto.

Questa definizione ha sostituito la precedente definizione di danno neurologico focale durato meno di 24 ore.

La maggior parte dei TIA si risolve entro la prima ora, ma la diagnosi per immagini permette di riconoscere che alcuni eventi con una risoluzione clinica rapida possono essere associati a infarto cerebrale permanente.

La definizione arbitraria riguardante la durata dei sintomi di un TIA non deve dissuadere da una terapia aggressiva nei confronti di un paziente che si presenta con un nuovo deficit neurologico

12 marzo 2019

Omega-3 e trigliceridi

Gli acidi grassi polinsaturi Omega-3, in particolare gli acidi eicosapentaenoico e docosaesaenoico, sono particolarmente efficaci nel ridurre i livelli dei trigliceridi, diminuendo questi dal 20% al 40%, anche se d'altro canto aumentano il colesterolo LDL del 5%-10% senza alcun effetto sul Colesterolo HDL.

Da considerare comunque che, una meta-analisi non è riuscita a dimostrare una riduzione degli eventi cardiovascolari da parte degli acidi grassi Omega-3.

8 marzo 2019

Reazioni di ipersensibilità da paracetamolo

Reazioni caratterizzate da orticaria, dispnea e ipotensione si sono verificate dopo l'uso di paracetamolo in adulti e bambini.

È stato segnalato anche angioedema

Sono stati inoltre descritti esantemi fissi da medicamento

I nuovi anticoagulanti orali (NAO)

I nuovi anticoagulanti orali (NAO) sono anticoagulanti di nuova generazione che agiscono bloccando direttamente un fattore della coagulazione del sangue nell’organismo. Perciò sono definiti “anticoagulanti diretti”


Essi sono:

-apixaban, edoxaban, e rivaroxaban (inibitori diretti del fattore Xa) e

-dabigatran (inibitore diretto della trombina)


Indicazioni
-prevenzione dell’ictus cerebrale e dell’embolia sistemica in pazienti con fibrillazione atriale non valvolare
-prevenzione del tromboembolismo venoso (TEV)
-trattamento della trombosi venosa profonda (TVP) e dell’embolia polmonare (EP) e loro recidive.

7 marzo 2019

Vitamina D, alcune considerazioni

La vitamina D3 innalza i livelli ematici più della vitamina D2.

Limite superiore di tollerabilità nella terapia di mantenimento in adulti sani è di 4000 IU al giorno.

Più di 4000 UI di vitamina D al giorno in individui non carenti aumenta il rischio di danni.

I supplementi con alti livelli (oltre le 10.000 IU al giorno) sono associati a danni renali e tissutali.

La supplementazione di vitamina D è raccomandato per la prevenzione delle cadute.

Una supplementazione di vitamina D ad alte dosi (≥ 800 UI al giorno) ha dimostrato di favorire la prevenzione delle fratture dell'anca e di qualsiasi frattura non vertebrale nelle persone di età pari o superiore a 65 anni.

Prescrivere più della quantità giornaliera raccomandata per migliorare la qualità della vita o prevenire le malattie cardiovascolari o la morte non è consigliato.

Diversi trials hanno dimostrato che bassi livelli di vitamina D sono associati a sintomi depressivi, soprattutto nelle persone con una storia di depressione.

Questi risultati suggeriscono che il dosaggio dei livelli di vitamina D può essere utile nei pazienti con anamnesi di depressione.

La supplementazione di vitamina D e calcio, ha dimostrato di abbassare il rischio di caduta e migliorare la forza muscolare negli anziani, soprattutto nelle donne più anziane con carenza di vitamina D, che sono ad alto rischio di cadute.

Il trattamento dell'insufficienza di vitamina D nei soggetti asintomatici potrebbe ridurre il rischio di mortalità nei pazienti istituzionalizzati e i rischi di cadute, ma non di fratture.

I dati recenti suggeriscono che la carenza di vitamina D è associata al rischio di sviluppare alcuni tumori (tra cui quelli del seno, del colon e della prostata).

La carenza di vitamina D è associata ad alcune malattie autoimmuni (diabete di tipo 1 e 2, sindrome metabolica, sclerosi multipla).

6 marzo 2019

Sindromi ATRA e APML nella leucemia promielocitica

I pazienti affetti da leucemia promielocitica acuta possono essere trattati con acido all-trans-retinoico (tretinoina), un tipo di vitamina A 

La chemioterapia è frequentemente associata a somministrazione di acido all-trans-retinoico, in particolare se il soggetto presenta un’elevata conta leucocitaria al momento della diagnosi o se si assiste a un improvviso aumento della stessa.

Anche i farmaci a base di arsenico sono efficaci in questo sottotipo di LMA.


Il trattamento con acido all-trans-retinoico può causare la sindrome da acido trans-retinoico

Questa è caratterizzata da febbre, ritenzione idrica, ed una elevata conta di globuli bianchi (> 10000/microlitro).

I pazienti devono essere monitorati per ipossia, infiltrati polmonari ed effusione pleurica.

Così anche il trattamento con triossido di arsenico può produrre una sindrome simile (sindrome da differenziazione APML).


Queste sindromi rispondono al rapido trattamento con desametasone e alla sospensione temporanea di ATRA o di triossido di arsenico fino a quando i sintomi si risolvono, dopo di che il farmaco può essere ripreso.





5 marzo 2019

Palifermin (KEPIVANCE)

Palifermin è un fattore di crescita dei keratinociti (KGF) umano, prodotto mediante tecnologia del DNA ricombinante.

Il KGF endogeno è una proteina di origine mesenchimale che, attraverso il legame con recettori presenti sulla superficie delle cellule epiteliali, ne stimola la proliferazione e differenziazione, aumentando i meccanismi citoprotettivi.


Indicazioni
riduzione della incidenza, durata e gravità della mucosite orale in pazienti con neoplasie ematologiche che ricevono una terapia mieloablativa associata ad un'alta incidenza di mucosite grave e richiedente supporto di cellule staminali ematopoietiche autologhe.


Effetti avversi
Le reazioni avverse segnalate con la terapia con palifermin hanno incluso eruzione cutanea, eritema, edema, prurito, febbre, disestesia periorale, alterazione del colore della lingua e ispessimento e alterazione del gusto.

Sono stati segnalati anche iperpigmentazione cutanea e disturbi gastrointestinali e respiratori.

La sicurezza e l'efficacia di palifermin nei pazienti trattati per neoplasie non ematologiche non sono state stabilite; la stimolazione e la crescita delle linee cellulari tumorali sono state rilevate in modelli animali e in vitro di tumori umani non ematopoietici.

2 marzo 2019

Creme solari: "Necessarie nuove norme anche in Italia"

WASHINGTON – Migliorare l’efficacia delle creme solari e tutelare la salute della pelle. È questo l’obiettivo che ha portato la Food and Drug Administration (FDA) a rivedere le regole vigenti negli Stati Uniti in materia di protezione solare. Le direttive precedenti alla revisione risalivano a circa 30 anni fa. E si discostano poco da quelle tutt’ora vigenti in Italia. “Le nuove misure di protezione adottate negli Stati Uniti devono essere di esempio – esordisce il dott. Piergiacomo Calzavara Pinton, Presidente della SIDeMaST (Società Italiana di Dermatologia medica, chirurgica, estetica e delle Malattie Sessualmente Trasmesse) -. Come società scientifica attiva nella prevenzione dei tumori della pelle possiamo solo auspicare che anche le autorità europee adeguino la normativa esistente nel vecchio continente per rendere i prodotti più sicuri e il consumatore più consapevole nella scelta e nell’ uso delle lozioni antisolari”. 

Ma in cosa consiste il diktat della FDA? Al bando PABA e salicilato di Trolamina, due delle molecole che filtrano la radiazione, contenute nelle creme solari, poiché non sicure e soprattutto non efficaci. Via libera invece a sostanze ‘tradizionali’ come ossido di zinco e biossido di titanio. Necessari ulteriori approfondimenti per verificare l’assenza di tossicità delle restanti dodici molecole, solo temporaneamente autorizzate negli USA. La FDA inoltre avverte che possono essere definite antisolari solo alcuni tipi di sostanze come gel, creme, lozioni, spray, oli, pomate, unguenti, paste e stick. Questa denominazione, invece, non può invece essere utilizzata per saponi, salviettine, shampoo e formulazioni di altro genere. 

Fondamentale, poi, la chiarezza delle etichette che riportano tutte le informazioni del prodotto, per una comprensione immediata del consumatore. Sulle confezioni, infatti, devono essere indicati i filtri solari contenuti nelle creme, l’SPF, ossia la protezione da UVB, la protezione da UVA e l’indice di resistenza all’acqua. Inoltre deve essere chiaramente specificato che i solari non proteggono dal tumore della pelle se non correttamente usati e associati ad adeguate misure di comportamento al sole. In vendita inoltre non possono circolare sotto l’etichetta di antisolari quei prodotti associati a repellenti per gli insetti. La FDA infine pone a 60 il valore massimo di SPF che si può indicare sulla confezione dei solari e chiarisce che tutti i prodotti che hanno SPF devono offrire anche una protezione valida da UVA, che deve aumentare al crescere dell’SPF.

Sinusite acuta, diagnosi differenziale

Rinite allergica
Prurito oculare e/o nasale.
Starnuti.
Rinorrea.
Cefalea, secrezione purulenta, e dolore alla pressione facciale sono meno comuni.

Determinazione IgE specifica in vitro: risposta allergene specifica.



Rinite non allergica

Sindrome con ostruzione nasale o rinorrea come fattori comuni.
Anamnesi di gravidanza, alterazioni barometriche, sintomi associati al cibo, o ipotiroidismo.
La diagnosi è clinica: non ci sono test differenzianti.



Emicrania

Il paziente riporta una storia di ' infezione sinusale ricorrente ' in cui però la cefalea moderato-severa è il sintomo più prominente.
Sensibilità alla luce o al rumore.
Aura.
Nausea.
I sintomi diminuiscono se paziente seduto/sdraiato in una stanza silenziosa e buia.
Assenza di secrezione nasale purulenta.
La diagnosi è clinica; non ci sono prove differenzianti. 
I test radiologici possono escludere le caratteristiche della sinusite batterica acuta.



Adenoidite

Difficile da differenziare nella popolazione pediatrica in quanto entrambe le condizioni hanno sintomi simili.
Endoscopia flessibile nasale: può essere utilizzata per determinare la fonte di infezione, dalle adenoidi o dai seni.

1 marzo 2019

Corrispondenza tra emoglobina glicosilata rilevata e glucosio plasmatico

A1C
Media del glucosio plasmatico
% (mmol/mol)
mg/dL
6 (42)
126 (100–152)
7 (53)
154 (123–185)

8 (64)
183 (147–217)

9 (75)
212 (170–249)
10 (86)
240 (193–282)
11 (97)
269 (217–314)
12 (108)
298 (240–347)

28 febbraio 2019

Tumore del seno: -24% di mortalità se il paziente pratica attività fisica

ROMA – L’attività fisica è uno strumento fondamentale di salute anche per i pazienti oncologici. Con 150 minuti alla settimana di moto a intensità moderata si riduce del 24% il rischio di mortalità per il tumore del seno e del 28% per quello del colon-retto. Non solo. Lo sport rappresenta un ottimo rimedio contro i sintomi della fatigue, uno degli effetti collaterali più frequenti. Si calcola, infatti, che interessi la metà delle persone sottoposte a chemioterapia. Ma gli italiani colpiti da una neoplasia sembrano non essere consapevoli di questi benefici. Se l’88% rispetta le raccomandazioni degli specialisti contro il fumo solo uno su tre modifica il proprio stile di vita sedentario dopo una diagnosi di cancro. E’ quanto emerge dal convegno nazionale La Qualità di Vita in Oncologia promosso oggi dalla Fondazione Insieme contro il Cancro al Ministero della Salute. Rientra in un progetto, realizzato con il supporto non condizionato di AstraZeneca, per incentivare l’attenzione verso la qualità di vita nel paziente, con particolare riferimento alle pazienti con carcinoma della mammella, alla gestione degli effetti collaterali della chemioterapia, ormonoterapia, terapie target e immunoncologia. 

All’evento partecipano oncologi medici, infermieri, pazienti, familiari, cittadini e Istituzioni. E proprio al convegno è stato presentato il documento finale della Consensus Italiana: Neoplasia della mammella: impatto degli stili e della qualità di vita sull’outcome della malattia in fase precoce e nel setting della malattia avanzata. E’ stato scritto da un comitato di nove oncologi italiani coordinati dal prof. Francesco Cognetti, Presidente della Fondazione Insieme contro il Cancro. “Negli ultimi anni sono aumentate le diagnosi precoci e le terapie anti-cancro sono diventate più efficaci - afferma il prof. Cognetti -. Un problema clinico rilevante è non solo garantire ai pazienti la sopravvivenza ma anche una buona, se non ottima, qualità di vita. Questo aspetto però non sempre viene ritenuto una priorità dall’oncologo, nonostante stia assumendo una dimensione rilevante. In Italia oltre 3 milioni di nostri concittadini vivono con un tumore a la sopravvivenza risulta in aumento. Questa particolare categoria di malati presenta nuove esigenze e bisogni. In totale più del 50% dei pazienti, che ha ricevuto una diagnosi da almeno cinque anni, soffre di effetti collaterali legati ai trattamenti che si manifestano a livello fisico e psico-sociale ed è necessario aumentare la consapevolezza su quali possono essere i rimedi. Anche la scelta tra trattamenti, dotati di simili attività, deve essere guidata dall’eventuale differente tossicità di questi farmaci. In quest’ottica, particolare importanza viene assunta da alcuni comportamenti utili non solo a prevenire il cancro. Oltre all’attività fisica il malato deve prestare grande attenzione al controllo del peso corporeo. Va inoltre eliminato il fumo e limitato il più possibile il consumo di alcol. Un’ampia letteratura scientifica ha dimostrato come siano tutti fattori sui quali bisogna intervenire per evitare la ricomparsa di una neoplasia e migliorare le risposte dell’organismo alle cure oncologiche”. 

“Anche l’alimentazione deve essere adeguatamente monitorata sia durante che dopo le terapie - aggiunge il prof. Paolo Marchetti, Direttore dell’Oncologia Medica B del Policlinico Umberto I di Roma -. La malnutrizione può impattare negativamente sulla qualità della vita, ridurre l’efficacia dei trattamenti chemioterapici e di conseguenza anche la sopravvivenza. Oltre l’80% dei pazienti però non ha mai ricevuto una valutazione sul proprio stato nutrizionale. E’ una consulenza ormai imprescindibile e che va personalizzata prendendo in considerazione eventuali perdite di peso e comorbidità. La dieta ideale varia poi in base alla neoplasia e al tipo di trattamento eseguito. Non vanno infine dimenticati gli effetti collaterali delle cure che spesso e volentieri interessano proprio l’apparato gastro-intestinale”. 

Al convegno di Roma la seconda sessione è dedicata al tema della prevenzione delle nuove tossicità. “Rispetto al passato, abbiamo a disposizione farmaci con effetti collaterali più contenuti - sottolinea la dott.ssa Alessandra Fabi, oncologa del “Regina Elena” -. La perdita dei capelli è ancora una delle controindicazioni più temute anche se gli ultimi chemioterapici provocano meno danni. Hanno anche dimostrato di essere più rispettosi della produzione di globuli bianchi, rossi e piastrine da parte del midollo osseo. Gli attuali farmaci oncologici sono più evoluti rispetto ad anni e in generale la qualità di vita è migliorata anche durante le cure. E’ quindi importante la lotta allo stigma anche nei confronti dei trattamenti. Tuttavia nonostante questi innegabili progressi il 37% delle pazienti lamenta spossatezza (fatigue) che è molto frequente durante il trattamento e può perdurare anche a 10 anni da esso. Quattro su dieci invece hanno problemi di dissenteria. Va migliorata la preparazione di tutto il personale medico-sanitario su questo aspetto delicato della medicina oncologica. Lo stesso vale per la ricerca, che attraverso nuovi studi, deve fornire risposte più precise sulla gestione di problemi che possono impattare fortemente sulla qualità di vita del paziente”.

26 febbraio 2019

Infarto miocardico non ST-elevation consigli per la prevenzione primaria

Le azioni preventive più importanti comportano: 
cambiamenti dietetici e di stile di vita combinati 
smettere di fumare
aumentare l'attività fisica, perdere peso
aumentare il consumo di pesce, frutta, verdura, fibre e noci e ridurre l'assunzione di sale.

In caso di sovrappeso, i pazienti devono perdere peso e mantenere un peso corporeo adeguato. 

Devono consumare una dieta ricca di verdure e frutta.
Devono scegliere cibi integrali, ad alto tenore di fibre, mangiare pesce, in particolare pesce grasso, almeno due volte alla settimana. 
Gli zuccheri in eccesso, i grassi trans, il sale e gli alimenti con colesterolo in eccesso devono essere limitati. 

Per un fumatore, cessare di fumare è il passo più importante che possa essere intrapreso per ridurre la morte correlata al cuore e a tutte le altre cause.
È anche da evitare il fumo passivo.
Occorrono almeno 3 anni dall'aver smesso di fumare (in un fumatore che ha subito un infarto) per ridurre il rischio di morte cardiaca allo stesso livello di chi non ha mai fumato. 

Il migliorare la forma fisica attraverso l'esercizio aerobico è estremamente importante. 
I pazienti dovrebbero impegnarsi in almeno 30 minuti di attività fisica di moderata intensità 5 giorni/settimana o di intensità più elevata per più di 30 minuti 3 giorni a settimana. 

Allo stesso tempo, i pazienti dovrebbero impegnarsi in più brevi periodi di attività fisica ogni giorno, come ad esempio utilizzare le scale invece dell'ascensore, o camminare con un cane. 

I membri della famiglia possono essere molto utili e dovrebbero essere coinvolti per aiutare a ricordare ai pazienti e rafforzare i cambiamenti di stile di vita.


Il trattamento con statine in pazienti che sono a rischio di sviluppare una coronaropatia migliora la sopravvivenza e riduce il rischio futuro di eventi cardiovascolari. 

Le linee guida attuali raccomandano l'uso di un calcolatore del rischio cardiovascolare per identificare i pazienti che sono più a rischio e per indicare l'inizio della terapia con statina per la prevenzione primaria.

25 febbraio 2019

Lo screening della trombofilia nella tromboflebite venosa superficiale

Lo screening per i disturbi trombofilici può essere utile: 

-nei pazienti con tromboflebite venosa superficiale che coinvolge brevi segmenti della vena e non associata a vene varicose

-nei pazienti con tromboflebite venosa estesa della safena all'ecografia Doppler, con o senza concomitante trombosi venosa profonda o embolia polmonare

-nei pazienti con tromboflebite venosa superficiale ricorrente

-nei pazienti con tromboflebite venosa superficiale idiopatica


Che cosa devi ricercare

-presenza di fattore V Leiden e varianti genetiche della protrombina G202010A

-carenze di proteina S, C,  antitrombina III

-lupus anticoagulans e anticorpi anticardiolipina positivi

-iperomocisteinemia

Embolia polmonare, prognosi

La mortalità è spesso dovuta a shock cardiogeno secondario al collasso ventricolare destro

Il rischio di mortalità a breve termine è significativamente maggiore nei pazienti con disfunzione ventricolare destra rispetto a quelli senza disfunzione ventricolare destra

Nei pazienti con embolia polmonare acuta, l'ipotensione (PA sistolica < 90 mmHg) è associata ad una maggiore mortalità.

24 febbraio 2019

Andexanet alfa

Andexanet alfa (AndexXa) è un antidoto per gli inibitori del fattore Xa, un gruppo di anticoagulanti che includono: 
rivaroxaban, apixaban, edoxaban

Esso possiede la capacità di invertire l'effetto anticoagulante dei suddetti inibitori dei fattori Xa in pazienti con grave sanguinamento non controllato o che richiedono urgente intervento chirurgico.

Andexanet alfa funziona come esca, infatti ha la capacità di legare sia gli inibitori del fattore Xa diretti (rivaroxaban, apixaban, edoxaban) che gli inibitori del fattore Xa che agiscono attraverso l’antitrombina (eparine a basso peso molecolare e fondaparinux).

In pratica è simile al fattore Xa (ma è ricreato in laboratorio), ed è ‘modificato’ attraverso l’inserimento di una mutazione nel suo sito catalitico che pertanto ne abolisce l’attività anticoagulante.

È in definitiva uno specchietto per le allodole perchè fa sì che gli inibitori del fattore Xa lo leghino con forte affinità e vengano neutralizzati quindi nella loro attività anticoagulante.