RICERCA TRA GLI OLTRE 10MILA ARGOMENTI

17 febbraio 2019

Infezione da clamidia del tratto uro-genitale

È l'infezione sessuale più frequentemente trasmessa ed è spesso asintomatica.
Se non adeguatamente trattata evolve in malattia pelvica infiammatoria nelle donne e in epididimite e prostatite negli uomini. È frequente l'associazione con gonorrea.

Acuta
confermata o sospetta

 uomini e donne non gravide
 antibiotici anticlamidia

Opzione principale
Azitromicina 1 g per via orale come dose singola
oppure
doxiciclina 100 mg per via orale (rilascio immediato) due volte al giorno per 7 giorni


Opzioni secondarie
eritromicina base 500 mg per via orale quattro volte al giorno per 7 giorni
oppure
ofloxacina 300 mg per via orale due volte al giorno per 7 giorni
oppure
levofloxacina
500 mg per via orale una volta al giorno per 7 giorni
oppure
doxiciclina 
200 mg per via orale (rilascio ritardato) una volta al giorno per 7 giorni

Il trattamento è generalmente iniziato dopo che i risultati dei test sono noti. 
Tuttavia, se il sospetto clinico è elevato, il trattamento deve iniziare empiricamente prima che i risultati del test siano conosciuti. 

Gli antibiotici di prima linea consigliati forniscono un eccellente tasso di guarigione. 
I benefici del trattamento includono una diminuzione dell'incidenza della malattia infiammatoria pelvica (PID) e la riduzione del rischio di infertilità nelle donne. 

Si verifica inoltre una riduzione dell'incidenza di epididimite o prostatite negli uomini. 
Tutti i contatti sessuali negli ultimi 60 giorni dovrebbero essere avvisati di sottoporsi alle indagini ed al trattamento per la clamidia. 
La gestione dei partner sessuali del paziente è importante per prevenire la reinfezione e l'ulteriore trasmissione.


Pazienti gravide
antibiotici anticlamidia alternativi

Opzioni principali
Azitromicina (probabilmente sicura)
1 g per via orale come dose singola

opzioni secondarie (efficaci e sicure)
amoxicillina 
500 mg per via orale tre volte al giorno per 7 giorni
oppure
eritromicina base 
500 mg per via orale quattro volte al giorno per 7 giorni

Donne si ammalano di cancro a causa delle protesi mammarie: Ue avvia indagine


ROMA - L'UE ha istituito un gruppo di lavoro internazionale per studiare la relazione tra protesi mammarie e cancro e l'Italia partecipa alle riunioni in qualità di osservatore. Dopotutto i casi stanno aumentando in tutto il mondo dove si sospetta una connessione tra la chirurgia del seno e il tumore. Per la prima volta, la FDA (United States Drug Administration) ha lanciato l'allarme nel 2011 per identificare un campione.

Da allora, le autorità di tutto il mondo stanno cercando febbrilmente casi simili. Ad oggi, le autorità sanitarie hanno identificato a livello mondiale 660 casi di tumore attribuibile alle protesi. Nove donne sono morte per tumori ai linfonodi, ai polmoni o al fegato. Ogni anno circa 1,5 milioni e mezzo di donne si fanno operare il seno.

Per decenni le protesi mammarie sono state considerate innocue: ora le cose potrebbero cambiare. Sussistono molti elementi che fanno pensare come le portatrici di protesi mammarie siano confrontate con un rischio accresciuto di cancro: ma non conosciamo ancora la connessione esatta, affermano alcuni ricercatori.

Ora le autorità stanno discutendo su una eventuale limitazione dell'uso delle protesi. A tutte le donne che hanno protesi mammarie, dunque, Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, raccomanda di effettuare regolarmente un controllo annuale con ecografia mammaria o almeno questa dovrebbe essere la normale procedura raccomandata da tutti i medici.

14 febbraio 2019

Acidi grassi omega3

Gli acidi grassi Omega-3 sono acidi grassi polinsaturi a catena lunga contenenti 18 - 22 atomi di carbonio e un numero variabile di doppi legami, il primo dei quali è situato nella posizione n - 3.

Sono acidi grassi essenziali e possono essere ottenuti dalla dieta.

Essi svolgono un ruolo importante come precursori di eicosanoidi e come componenti delle membrane cellulari.

Nell'uomo, concorrono con l’acido arachidonico, un precursore degli acidi grassi omega - 6.


Azioni principali degli acidi grassi omega3 nell'uomo:

-azione ipolipidemica (in particolare una riduzione dei trigliceridi plasmatici)

-azione antinfiammatoria

-effetto antipiastrinico.


I principali acidi grassi omega3 sono l’acido eicosapentaenoico e l'acido docosaesaenoico che derivano dai pesci di mare;

Altri acidi grassi omega 3 presenti negli oli di pesce (definiti in numero di atomi di carbonio e numero di doppi legami) includono 
l’acido linolenico, 
l’acido moroctico (c18: 4)
l’acido eicosatenoico (c20: 4)
l’acido eneicosapentenoico (C21:5) e l’acido clupanodonico (c22: 5)

L'acido linolenico è inoltre riscontrato in alcune piante ed è convertito in misura limitata nell’organismo in acido eicosapentaenoico e acido docosaesaenoico.

13 febbraio 2019

I provvedimenti ed i farmaci della riabilitazione postinfarto del miocardio

-sospensione del fumo di sigarette: riduce del 20% circa la percentuale di morte e reinfarti

-trattamento dell'ipertensione

-trattamento della dislipidemia

-trattamento dell'obesità

-antiaggreganti: aspirina (riduce del 25% la frequenza di reinfarto e di mortalitá ev.te associata a clopidogrel

-dicimarolici in caso di fibrillazione atriale o di aneurisma ventricolare sinistro

-betabloccanti se non vi sono controindicazioni: riducono del 20- 30% la frequenza di reinfarto e di mortalità nel primo anno

-ace-inibitori: riducono la mortalitá ed il reinfarto (possono essere sostituiti dagli inibitori dei recettori dell'angiotensina in caso di intolleranza agli ace-inibitori

-statine

-acidi grassi omega3: riducono recidive e morti

-ev.le trattamento chirurgico

-se vi è scompenso o frazione di eiezione inferiore al 30%: digitale, diuretici, vasodilatatori ed ev.le impianto di defibrillatore

DULAGLUTIDE

Dulaglutide (Trulicity) è una proteina di fusione costituita da due analoghi dell'ormone incretina:
il peptide 1 (GLP-1), simile al glucagone
collegato 
ad un frammento di immunoglobulina G4 umana modificata. 

Dulaglutide, è un “agonista del recettore GLP-1”. 
Agisce legandosi ai recettori di una sostanza, denominata peptide glucagone-simile 1 (GLP-1), che si trovano sulla superficie delle cellule del pancreas stimolandoli a rilasciare insulina. 

Dulaglutide viene impiegata quindi nel trattamento del diabete mellito di tipo 2 in aggiunta alla dieta e all'esercizio fisico e può essere somministrata in monoterapia o in combinazione con altri farmaci antidiabetici, inclusa l'insulina, in pazienti che non hanno raggiunto un adeguato controllo glicemico con la terapia standard. 

Dulaglutide però non è raccomandata come farmaco di prima linea a causa delle preoccupazioni insorte circa i potenziali effetti avversi sulla tiroide (vedi in seguito)

La dose abituale di dulaglutide è di 750 microgrammi o 1,5 mg una volta alla settimana per iniezione sottocutanea. 

Le dosi devono essere somministrate lo stesso giorno ogni settimana. 

Una dose dimenticata deve essere somministrata il prima possibile e la dose successiva è continuato nel giorno abituale.
Tuttavia, se intercorrono meno di 3 giorni dalla dose successiva abituale, la dose dimenticata deve essere omessa. 
Può essere necessario ridurre le dose di insulina, sulfoniluree o altri secretagoghi dell'insulina se assunti insieme a dulaglutide, per ridurre il rischio di ipoglicemia.

Effetti avversi di dulaglutide
Gli effetti avversi di dulaglutide includono soprattutto disturbi gastrointestinali, che possono essere gravi in alcuni pazienti. 
Poichè dulaglutide rallenta lo svuotamento gastrico deve essere evitato in pazienti con grave malattia gastrointestinale. 
Altri effetti includono reazioni di ipersensibilità, pancreatite, insufficienza renale acuta e peggioramento dell'insufficienza renale cronica. 
Ci sono state anche segnalazioni di tachicardia, prolungamento dell'intervallo PR, e blocco atrioventricolare di primo grado. 
Un aumento dell'incidenza di tumori tiroidei è stato osservato in studi di ratti e dulaglutide non deve essere impiegata in pazienti con anamnesi personale o familiare di carcinoma midollare della tiroide o in quelli con sindrome da neoplasia endocrina multipla di tipo 2.

12 febbraio 2019

Colesolvelam

è un sequestrante degli acidi biliari impiegato:

-per ridurre la colesterolemia da solo o in associazione con altri ipocolesterolemizzanti 

-per migliorare il controllo glicemico nei diabetici di tipo 2

8 febbraio 2019

Un vecchio farmaco, la gliclazide


E la gliclazide, la volete dimenticare perchè costa poco ormai?
Vi siete persino inventati che, insieme con le altre solfaniluree, era in grado di agire in modo nefasto sul cuore!

Indicazioni
diabete mellito di tipo 2

Classe: solfaniluree agiscono prevalentemente aumentando la secrezione di insulina e di conseguenza sono efficaci solo quando è presente una qualche attività residua della beta-cellula pancreatica; durante la somministrazione a lungo termine, esse hanno anche un azione extrapancreatica.

Gliclazide a rilascio immediato
Adulti
Inizialmente 40 - 80 mg al giorno, adattati secondo la risposta, aumentati se necessario fino a 160 mg una volta al giorno, dose da assumere con la colazione, dosi superiori a 160 mg da assumere in dosi divise; massimo 320 mg al giorno.

La gliclazide a rilascio modificato 30 mg può essere considerata equivalente all'effetto terapeutico di gliclazide a rilascio immediato 80 mg.

La Gliclazide è più comunemente somministrata una volta al giorno (di solito di mattina prima della colazione)
Occasionalmente, essa viene somministrata due volte al giorno, una volta al mattino e una volta alla sera. 

Idealmente, queste somministrazioni dovrebbero avvenire a 10 – 12 ore di distanza, per esempio tra le 7 e le 8 am, e tra le 7 e le 8 pm.

Ulcera peptica helicobacter pylori negativa, trattamento, in breve

L' ulcera peptica guarisce, in genere, con un inibitore della pompa protonica
Gli inibitori della pompa protonica sono notevolmente sicuri. 
Gli effetti indesiderati includono nausea, diarrea e modesti aumenti dei livelli di gastrina (che solitamente non hanno conseguenze cliniche nel breve periodo).

La durata del trattamento è di solito di 4 - 8 settimane.


Gli h2 antagonisti sono meno efficaci degli inibitori della pompa protonica ma inducono anch'essi la guarigione nella maggior parte dei pazienti.

Il sucralfato ha un'analoga aliquota di cicatrizzazione rispetto agli h2 antagonisti. Tuttavia, la frequente cadenza delle somministrazioni e la considerevoli dimensioni delle formulazioni possono incidere sull'aderenza; pertanto, questo farmaco è raramente raccomandato.

Il Misoprostol è un opzione per la prevenzione delle ulcere gastriche indotte da fans nei pazienti che necessitano di continuare la terapia 


Durata del trattamento con i suddetti tipi di farmaci è di 4 - 8 settimane.

7 febbraio 2019

Gli inibitori del trasportatore Sodio-Glucosio di tipo 2 (SGLT2)

Meccanismo d'azione

aumentano l'escrezione urinaria del glucosio eliminando il riassorbimento del glucosio renale.

Sono utilizzati nella gestione del diabete mellito di tipo 2.


Quali sono:

Canagliflozin

Dapagliflozin

Empagliflozin

Ertugliflozin

Ipragliflozin

Luseogliflozin

Tofogliflozin

Prognosi della cardiovasculopatia nei diabetici

La cardiovasculopatia diabetica è la principale causa di morte nelle persone affette da diabete.

I diabetici hanno un rischio di 1,5 volte maggiore di infarto miocardico rispetto alle persone senza diabete.

La coronaropatia nei diabetici è più grave rispetto alla coronaropatia dei non diabetici, inizia in età precoce ed è più costosa nella gestione.

La sopravvivenza dopo un infarto miocardico è peggiore sia negli uomini che nelle donne con diabete.

Il diabete è un predittore indipendente di morbilità e di mortalità cardiovascolare nelle persone con insufficienza cardiaca.

Il rischio relativo di decesso correlato alla cardiovasculopatia o di ospedalizzazione correlata all'insufficienza cardiaca è maggiore nei pazienti con frazione di eiezione conservata (insufficienza cardiaca diastolica) rispetto a quelli con bassa frazione di eiezione.

Attualmente, esistono due tipi di stent coronarico: il cosiddetto stent coronarico tradizionale e il cosiddetto stent coronarico a rilascio di farmaco (o stent coronarico a eluizione)

Studi multipli che confrontano by-pass aorto-coronarico verso un intervento percutaneo con stent a rilascio di farmaco hanno dimostrato che il diabete è un predittore indipendente di restenosi della lesione bersaglio.

Gli stent a rilascio di farmaco sembrano essere superiori agli stent tradizionali nei pazienti affetti da diabete, per ciò che riguarda i principali eventi avversi cardiaci come la morte, l'infarto miocardico o la necessità di rivascolarizzazione ripetuta.

5 febbraio 2019

Metastasi ossee, da quali organi possono più frequentemente originare

mammella

polmone

tiroide

rene

prostata


Le radiografie e la scintigrafia di solito mostrano lesioni osteolitiche (raramente osteoblastiche) che coinvolgono ossa multiple.

La tac può rivelare altri organi colpiti dalla malattia metastatica.

La biopsia conferma la diagnosi

Generalmente si verificano in età più avanzata rispetto ai tumori primitivi delle ossa

3 febbraio 2019

Levofloxacina, alcune indicazioni

Sinusite acuta

Bronchite cronica riacutizzata

Polmoniti acquisite in comunità

Polmoniti nosocomiali

Infezioni non complicate delle vie urinarie

Infezioni complicate delle vie urinarie

Pielonefrite acuta semplice o complicata
Trattamento empirico.

Cistite complicata
Terapia empirica.

Diarrea del viaggiatore
Profilassi.
Trattamento.

Prostatite batterica cronica

Infezioni della pelle e dei tessuti molli

Antrace inalatorio

Infezioni oculari esterne

Adenoma tossico tiroideo, sintomi e segni comuni

iperfagia

perdita di peso

cute umida e calda

sudorazione/intolleranza al calore

nervosismo, agitazione, insonnia

tremore

palpitazioni

astenia

alvo frequente fino a diarroico

dispnea

tachicardia

ipertensione spesso associata a ipertrofia del ventricolo sinistro

oligomenorrea

segno di Graefe
incapacità o ritardo della palpebra superiore di muoversi contestualmente al globo oculare, quando lo sguardo del paziente viene ruotato volontariamente verso il basso. Ne consegue che la parte di sclera sopra la cornea (limbo sclero- corneale), usualmente nascosta dalla contemporanea discesa palpebrale, rimane in questo caso scoperta

2 febbraio 2019

Ipotiroidismo, segni e sintomi più comuni

 debolezza

 sensibilità al freddo

 stitichezza

 aumento di peso

 depressione

sonnolenza

ottundimento cerebrale

 letargia

 irregolarità mestruali

 mialgie

 pelle secca

 edema palpebrale

 lingua aumentata di volume

 edema facciale

 capelli grossi

 bradicardia

 voce rauca

 ipertensione diastolica

riflessi tendinei con fase di rilassamento ritardata

gozzo

1 febbraio 2019

Peramivir

Attenzione i dati di sicurezza ed efficacia di Peramivir sono limitati.

Peramivir è un inibitore della neuraminidasi usato per il trattamento dell'influenza A senza complicazioni.


Per l'influenza non complicata acuta, una singola dose endovenosa di 300 o 600 mg è somministrata per infusione endovenosa nell’arco di 15-30 minuti.

Se i sintomi persistono, la dose di 600 mg potrebbe essere ripetuta per una volta al giorno.
Gli studi hanno suggerito il trattamento per 5 e fino a 10 giorni.

Sono necessari aggiustamenti della dose nei pazienti con compromissione renale
Le dosi endovenose di Peramivir devono essere ridotte in pazienti con compromissione renale, in base alla clearance della creatinina (CC): CC da 30 a 49 mL/minuto: 200 mg al giorno CC da 10 a 29 mL/minuto: 100 mg al giorno
Peramivir deve essere somministrato dopo l'emodialisi.


Effetti avversi
Gli eventi avversi più comunemente segnalati sono stati diarrea o stipsi, insonnia, aumento degli enzimi epatici, iperglicemia, ipertensione e neutropenia.
Raramente può causare gravi reazioni cutanee. Come con altri inibitori della neuraminidasi, i sintomi neurologici e comportamentali sono stati segnalati raramente.
Sono stati segnalati delirio, allucinazioni e comportamento anomalo in pazienti con influenza trattati con peramivir. Questi eventi sono stati segnalati principalmente in pazienti pediatrici e spesso sono stati caratterizzati da un’insorgenza improvvisa e una rapida scomparsa.


FLECTOR


FLECTOR® CEROTTO MEDICATO

N.B. Alcuni lavori hanno dimostrato che Il diclofenac per uso topico  nel trattamento dell'osteoartrosi si è rivelato efficace e meglio tollerato rispetto al diclofenac orale

Flector® è un cerotto autoadesivo medicato per il trattamento locale di stati dolorosi e infiammatori di natura reumatica o traumatica - mal di schiena, artrosi, traumi sportivi come distorsioni e contusioni.
Se applicato sulla pelle intatta e sana, in corrispondenza dell'area dove si avverte dolore, è possibile beneficiare di un'azione antiinfiammatoria mirata e rapida, grazie a un rilascio graduale e costante del principio attivo, fino a 12 ore consecutive.

Flector® è a base di Diclofenac, antinfiammatorio non steroideo per uso topico, combinato con il sale di idrossietilpirrolidina (DIEP), in grado di facilitare l'assorbimento e la concentrazione del principio attivo nella zona colpita dal dolore, permettendo una rapida ma prolungata azione farmacologica antinfiammatoria, antiedemigena e analgesica proprio dove serve.

Posologia: 1 o 2 cerotti al giorno.

I vantaggi del cerotto
Raggiunge solo la zona interessata dall'infiammazione, evitando il passaggio attraverso lo stomaco e l'assorbimento nel circolo sanguigno che, come noto, può a volte provocare effetti collaterali.

Rilascia in modo continuo e costante il principio attivo nell'arco della giornata (12 ore), consentendo un ridotto numero di applicazioni giornaliere.

Autoadesivo senza solventi Flector Cerotto Medicato si adatta al meglio allo strato cutaneo perché privo di solventi residui di tipo organico (come toluene, esano, isopropanolo) e grazie all'elevato contenuto di acqua offre un'idratazione continua della pelle.

Tecnologia Hydrogel: ottimale comfort e idratazione della pelle

Flector cerotto è composto da 3 strati: una pellicola trasparente protettiva che viene rimossa prima dell'applicazione, lo strato hydrogel autoadesivo contenente il principio attivo e una parte in tessuto che offre flessibilità al prodotto permettendo il comfort necessario per la pelle.
Grazie alla sua struttura molecolare, l'hydrogel contiene un elevato quantitativo di acqua (circa il 45%) che, evaporando, conferisce alla pelle un effetto criogeno, consentendo ai principi attivi, per effetto osmotico, di permeare attraverso la cute.

Nel momento in cui questo post è pubblicato l'autore è in trattamento (con risultati molto positivi) con Flector cerotto

29 gennaio 2019

Antipertensivo ritirato dalle farmacie. AIFA, risultato fuori specifica: ecco il lotto e info


L’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), ha disposto il ritiro dalle farmacie di un farmaco antipertensivo. Nello specifico, si tratta delle confezioni di un lotto e precisamente il n. 651042 scad. luglio 2019 della specialità medicinale CARVEDILOLO ALMUS*28CPR 6,25MG – AIC 036471011. A comunicarlo la Società Skills in Healthcare Italia, con propria e-mail pervenuta il 25 gennaio 2019, in qualità di concessionario di vendita della ditta Janssen Cilag Spa che specifica inoltre che si tratta di un ritiro volontario dell'azienda.

Il provvedimento è stato disposto, evidenzia Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, in via precauzionale, in seguito al riscontro di un risultato fuori specifica per quanto riguarda la determinazione delle sostanze correlate sconosciute.

Le farmacie che hanno acquistato le confezioni del lotto citato direttamente da Skills in Healthcare Italia dovranno richiedere l'autorizzazione al reso, indicando numero di confezioni e relativo numero di lotto, al Customer Service di Skills in Healthcare ai seguenti riferimenti: Fax. +39 0185065261 - e-mail: info@skills-in-healthcare.it. Il Customer Service provvederà all'analisi delle richieste e comunicherà ai clienti la proceduta da seguire per la gestione di tali prodotti.

28 gennaio 2019

Proteina C-reattiva elevata come predittore di cardiovasculopatia nel diabetico

È un marker di rischio indipendente dai livelli di colesterolo e trigliceridi del soggetto.

Livelli di 2,4 mg/L si associano a un rischio doppio di malattia coronarica e infarto rispetto a soggetti con valori inferiori a 1 mg/L 


Provvedimenti per ridurre i valori di proteina C
controllare e normalizzare la glicemia
statine
dieta equilibrata
esercizio fisico
ridurre il peso
controllare la PA e normalizzarla in caso di valori pressori elevati
sospendere il fumo

Dislipidemia e diabete

Oltre il 40% degli adulti diabetici è affetto da dislipidemia.
La variante più comune è: trigliceridi elevati e colesterolo HDL ridotto.

Anche se l'ipercolesterolemia e l'ipertrigliceridemia sono predittivi di cardiovasculopatia nei diabetici  di tipo 2, un basso colesterolo HDL è un predittivo ancora più importante di cardiovasculopatia in questi pazienti


Nella popolazione diabetica, la maggior parte degli studi sul trattamento delle dislipidemie si basa sulla prevenzione secondaria della cardiovasculopatia.
Tuttavia, studi clinici multipli che hanno incluso sottogruppi di diabetici hanno suggerito che la riduzione dei lipidi è altrettanto vantaggiosa anche nella prevenzione primaria di tali pazienti..

Lesinurad

Un agente uricosurico che inibisce i trasportatori di acido urico (URAT1 e OAT4) nel tubulo prossimale del rene.

Dosaggio
200 mg per via orale una volta al giorno

Approvato dall'FDA per essere utilizzato in associazione con allopurinolo o febuxostat.

Può essere considerato come una terapia aggiuntiva all'allopurinolo o al febuxostat in pazienti che non hanno raggiunto il target di livelli sierici di acido urico con un inibitore della xantinaossidasi soltanto

In recenti studi una combinazione di lesinurad e allopurinolo aumentava modestamente la proporzione di soggetti che raggiungevano un'uricemia < 6 mg/dL dopo 6 mesi rispetto all'uso di allopurinolo da solo. 

Effetti collaterali
Lesinurad è stato associato ad un aumento ≥ 1,5 della creatinina sierica e ad innalzamento dei test di funzionalità epatica.

Levofloxacina, uso e dosi

Levofloxacina è l'S-isomero del fluorochinolone ofloxacina 
 È somministrata per via orale o per infusione endovenosa nel trattamento di infezioni sensibili, inclusa la tubercolosi.

Può anche essere somministrata per inalazione nel trattamento di infezioni polmonari croniche causate da Pseudomonas aeruginosa in pazienti con fibrosi cistica 

Le dosi usuali orali o endovenose vanno da 250 a 500 mg una o due volte al giorno per 7-14 giorni a seconda della gravità e della natura dell'infezione. 

Una dose di 250 mg una volta al giorno per 3 giorni può essere somministrata per es. per le infezioni delle vie urinarie non complicate. 

Un ciclo di trattamento di 28 giorni con una dose di 500 mg una volta al giorno deve essere somministrato per la prostatite batterica cronica. 

Dosi di 750 mg una volta al giorno per 7-14 giorni possono essere utilizzate per infezioni cutanee complicate e per la polmonite acquisita in ospedale

Un trattamento con 750 mg di levofloxacina una volta al giorno per 5 giorni può essere indicato per la polmonite acquisita in comunità, la sinusite batterica acuta, le infezioni complicate del tratto urinario e la pielonefrite acuta. 

Un trattamento di 60 giorni con una dose di 500 mg una volta al giorno è ammesso negli Stati Uniti per la terapia e la profilassi post-esposizione da inalazione di antrace. 

Le dosi per via endovenosa devono essere somministrate come soluzione da 5 mg/mL in 30-90 minuti. 

L'equivalente di levofloxacina 240 mg due volte al giorno può essere somministrato per inalazione tramite un nebulizzatore. 
Il trattamento è continuato per 28 giorni, seguiti da 28 giorni di non trattamento; Questa terapia ciclica può essere ripetuta per tutto il tempo necessario. Se necessario, un broncodilatatore a breve durata può essere inalato a  può essere utilizzato fino a 4 ore prima della levofloxacina per prevenire il broncospasmo. 

Le dosi devono essere ridotte in pazienti con compromissione renale


Levofloxacina è anche usata topicamente come emiidrato in gocce per uso oculare. Una soluzione contenente l'equivalente dello 0,5% di levofloxacina è utilizzata per il trattamento della congiuntivite batterica e dell'1,5% per le ulcere corneali causate da ceppi sensibili di batteri.

27 gennaio 2019

Medrossiprogesterone acetato

è un progestinico, un farmaco di sintesi che simula il progesterone, uno degli ormoni femminili.  Ma anche gli uomini producono piccole quantità di quest’ormone.
Viene utilizzato 

come contraccettivo orale

nella menopausa

nelle endometriosi ed in generale in endocrinologia ginecologica

nelle forme di anoressia-cachessia neoplastica e non quale quella da AIDS

nei maschi può essere utilizzato nella fase preliminare della terapia per il cambio di sesso

per il trattamento del carcinoma mammario, dell’utero, della prostata, del rene (ipernefroma)

L’impiego è stato esteso anche al trattamento del tumore della mammella maschile.


Come agisce

Non si sa esattamente come agisca

Si pensa che in qualche modo interferisca con l’azione degli estrogeni

Ad esempio molte forme di carcinoma mammario hanno bisogno della presenza di estrogeni per crescere. 

Sulla superficie delle cellule tumorali sono presenti recettori, che sono sensibili alla presenza degli ormoni sessuali.  
Il medrossiprogesterone acetato interferisce in qualche modo con il processo di attivazione delle cellule neoplastiche da parte degli ormoni sessuali

La dispepsia non ulcerosa

La gestione iniziale della dispepsia non ulcerosa di solito include consigli per evitare l'alcool, la caffeina, il fumo, e gli alimenti che aggravano i disturbi, e di assumere piccoli pasti regolari per aiutare la digestione. 

I risultati degli studi sui farmaci per la dispepsia non-ulcerosa sono stati variabili e difficili da valutare in quanto la condizione tende ad essere auto-limitantesi, e c'è spesso una risposta positiva al placebo.

Spesso sono utilizzati i farmaci che sopprimono l'aciditá gastrica come gli antiacidi o i farmaci antisecretori 

Gli antiacidi possono dare un certo sollievo sintomatico e sono ampiamente usati come auto-medicazione. Tuttavia, è inadeguato il loro uso a lungo termine. 

Similmente, sono spesso assunti gli H2-antagonisti, particolarmente per i sintomi causati da reflusso ed alcuni autori hanno suggerito il loro beneficio, almeno in una certa percentuale di pazienti. 

Gli inibitori della pompa protonica (PPI) così anche sono usati ampiamente; alcuni li considerano superiori agli H2-antagonisti. 
Essi possono essere utili nella terapia "on demand" per gestire i sintomi a lungo termine

Non è chiaro quale ruolo svolga l'Helicobacter pylori nella patologia della dispepsia non-ulcerosa
Una meta-analisi ha provato che l'eradicazione non è di alcun beneficio in caso di dispepsia non-ulcerosa, ma, un altro studio invece, che ha coinvolto più pazienti, ha evidenziato che un piccolo beneficio si è certamente verificato, anche se è stato osservato che la maggior parte dei pazienti positivi per la presenza di H. pylori continua ad avere sintomi dopo l'eradicazione. 

La gestione iniziale della dispepsia nei pazienti sotto i 55 anni di età, che non hanno i cosiddetti "sintomi di allarme" (come sanguinamento gastrointestinale cronico, perdita di peso non intenzionale, difficoltà a deglutire, vomito persistente, anemia da carenza di ferro, o massa epigastrica) dovrebbe consistere in:
-un trattamento empirico di un mese con inibitori della pompa protonica
-un test per la presenza di Helicobacter pylori, ed in caso di positivitá una terapia di eradicazione appropriata. 

Coloro che sono H. pylori-negativi dovrebbero essere sottoposti ad un trattamento empirico per la soppressione acida con un inibitore della pompa protonica per 1-2 mesi 

i pazienti di oltre 55 anni, o quelli con i sintomi di allarme, dovrebbero essere indirizzati all'endoscopia. Dopo l'endoscopia, il trattamento dovrebbe essere mirato alla diagnosi di fondo.

Anche i farmaci procinetici possono essere somministrati, in particolare se si sospetta un disturbo della motilità gastrointestinale sottostante. 
Infatti una meta-analisi ha suggerito che la terapia procinetica può essere più efficace di un H2-antagonista nella dispepsia non-ulcerosa
In ogni caso comunque le esperienze con domperidone o metoclopramide non sono sufficienti. 

Gli altri approcci alla terapia farmacologica includono l'uso di un sale di bismuto insolubile, e l'uso di antispastici. 

Gli antidepressivi possono altresì avere un ruolo limitato in alcuni pazienti


25 gennaio 2019

Cardiomiopatia post-parto (segni, sintomi, indagini)

Quadro clinico
La paziente presenta dispnea, tosse, ortopnea, dispnea parossistica notturna, emottisi, e disagio toracico, che sono anche sintomi comuni di un'embolia polmonare.

La cardiomiopatia post-parto è definita sulla base di 4 criteri:

1) sviluppo di insufficienza cardiaca nell'ultimo mese di gravidanza o entro 5 mesi dal parto

2) assenza di una causa identificabile di insufficienza cardiaca

3) assenza di cardiopatia riconoscibile prima dell'ultimo mese di gravidanza

4) disfunzione sistolica ventricolare sinistra evidenziabile all'ecocardiografia.


Fattori di rischio
Un certo numero di fattori di rischio potenziali possono indicare la diagnosi, questi comprendono l'età > 30 anni, la multiparità, le donne di discendenza africana, la gravidanza con i feti multipli, una storia di pre-eclampsia/eclampsia/ipertensione post-partum e l'abuso materno di cocaina.


Esami
In presenza di D-dimeri e fattori di rischio positivi per eventi tromboembolici, l'ecocardiografia identificherà la disfunzione sistolica ventricolare di sinistra sottostante e punterà alla diagnosi di cardiomiopatia post-parto

Di solito l'ecocardiografia mostra l'ingrandimento ventricolare sinistro ed una significativa riduzione globale della frazione di eiezione.
Altri risultati possono includere l'ingrandimento atriale sinistro, il rigurgito mitrale e tricuspidalico e una piccola effusione pericardica.

Dumping syndrome

Complicanza possibile del gastroresecato

Cause
alterazioni della secrezione di serotonina, motilina e sostanza P


Quadro clinico
tensione epigastrica dolorosa
diarrea
vertigini
tachicardia
ipotensione
ipoglicemia!


Trattamento
I pazienti con sindrome di dumping devono evitare di ingerire zuccheri concentrati
Pasti preferibilmente solidi, piccoli e frequenti da assumere possibilmente in clinostatismo
acarbosio ai pasti principali (riduce l'assorbimento degli zuccheri