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18 dicembre 2018

Emorragia cerebrale e droghe simpaticomimetiche

Le droghe illegali, in particolare le droghe con attivitá simpaticomimetica, come la cocaina e l'amfetamina, sono state associate ad emorragia intracerebrale.

Neoplasie androgeno-secernenti, cenni

Sono tumori steroido-producenti del surrene o dell'ovaio.

La produzione autonoma di androgeni causa spesso segni progressivi di virilizzazione (solitamente in pochi mesi) quali calvizie frontale, irsutismo grave, aumento della massa muscolare, voce profonda, clitoridomegalia


Indagini diagnostiche utili

Un testosterone totale di base > 6,9 Nanomol/L (> 200 nanogrammi/dL) (o testosterone libero > 0,7 Nanomol/L [> 2 nanogrammi/dL]) esige esame ultrasonografico delle ovaie (che però può non evidenziare piccoli tumori delle cellule di Leydig ovvero hilus cell).

Deidroepiandrosterone solfato (DHEAS) > 7000 nanogrammi/mL dovrebbe richiedere una TAC delle ghiandole surrenali. 

Alcuni tumori androgeno-producenti possono essere associati a livelli di testoterone del siero < 6,9 nanomol/L (< 200 nanogrammi/dL). 

La maggior parte delle donne con testosterone > 6,9 Nanomol/L (> 200 nanogrammi/dL) hanno PCOS o una sindrome iper-androgenismo-acanthosis nigricans resistenza all'insulina (HAIR-AN). 
La rapidità dell'inizio della virilizzazione (< 2 anni) o l'inizio tardivo durante la vita è un predittore migliore della neoplasia piuttosto che i livelli dell'androgeno.

Farmaci androgenici e anabolizzanti

testosterone 
steroidi anabolizzanti
danazolo
deidroepiandosterone (DHEA)
androstendione
19 - norprogestinici
norgestrel
levonorgestrel
noretisterone

Sindrome di Stevens-Johnson e necrolisi epidermica tossica, prognosi

La prognosi è migliore quando:
 ipazienti sono < 50 anni di età
 la superficie corporea totale coinvolta è bassa
 i pazienti vengono trasferiti in un centro ustionati
 i pazienti non presentano sepsi
 i pazienti non richiedono antibiotici.


Sindrome di Stevens-Johnson 
La maggior parte dei pazienti recupera, anche se può sviluppare alcune complicazioni oculari o complicanze d'organo che residuano alla malattia
La mortalità oscilla dal 1% al 5%.


Necrolisi epidermica tossica
La maggior parte dei pazienti recupera, anche se può sviluppare alcune complicazioni oculari o complicanze d'organo che residuano alla malattia; la mortalità è del 25% al 35%.
In uno studio multicentrico di 199  pazienti con necrolisi epidermica tossica, 64 sono morti. Delle morti, un terzo era dovuto sepsis, un terzo ad insufficienza multiorgano, 14% alle complicazioni cardiopolmonare e 16% sono stati attribuiti ad altre cause. 

Ossigenoterapia inappropriata

Segni/sintomi
Mentre l'ossigenoterapia è chiaramente indicata per molti pazienti con BPCO ed esacerbazioni acute, l'ossigeno in eccesso conduce ad un ulteriore degrado della fisiologia respiratoria del paziente.

L'esposizione all'ossigeno determina una riduzione della vasocostrizione ipossica delle arterie che forniscono gli spazi scarsamente ventilati, aumentando il grado di diseguglianza del rapporto ventilazione perfusione (V/Q) e/o dello shunt intrapolmonare.

Un eccesso di ossigeno può anche diminuire la capacità degli eritrociti di trasportare CO2.

Questi cambiamenti possono quindi provocare un peggioramento dell’ipercapnia e dell'acidosi respiratoria.

Determinati pazienti con drive respiratorio alterato possono anche sviluppare un peggioramento dell’ipercapnia.

Indagini
Un’emogasanalisi dovrebbe essere sempre eseguita nei pazienti ipossiemici che ricevono ossigenoterapia e che presentano un’apparente esacerbazione acuta di BPCO.

17 dicembre 2018

I farmaci utilizzati per contrastare gli effetti negativi degli steroidi in caso di uso ed abuso

Alcuni farmaci per alleviare gli effetti negativi associati all'uso di steroidi:

gli inibitori dell'aromatasi (ad esempio, anastrozolo) impediscono la conversione del testosterone in estradiolo

gli anti-estrogeni (Tamoxifen) bloccano i recettori degli estrogeni

il Clomifene e le hCG prevengono atrofia testicolare e infertilità.

la furosemide è utilizzata per trattare l'edema

gli ansiolitici sono usati per prevenire l'ansia.

i farmaci antiacne trattano l'acne e la pelle grassa.

probenecid e epitestosterone mascherano il rilevamento dell’uso di steroidi.

Vitamina D e gravidanza

Lo screening per la carenza della vitamina D durante la gravidanza è stato sostenuto da alcuni autori specialmente per le donne a rischio, comprese quelle con pelle scura, quelle che vivono nelle latitudini nordiche e le donne i cui abiti lasciano la pelle poco esposta. 

Nonostante i dati esistenti siano insufficienti per offrire linee guida specifiche, quando la carenza è identificata durante la gravidanza, il completamento con 1000-2000 unità/giorno di vitamina D è considerato sicuro.
(Obstet Gynecol. 2011 Jul;118(1):197-8. doi: 10.1097/AOG.0b013e318227f06b.
ACOG Committee Opinion No. 495: Vitamin D: Screening and supplementation during pregnancy.)




Tossina botulinica a scopo terapeutico

i tipi A e B sono stati approvati dalla Food and Drug Administration (FDA) per scopi terapeutici in caso di:

-blefarospasmo

-strabismo

-distonia cervicale

SOS gengive: perché il fumo è una delle cause delle malattie gengivali


Che il fumo faccia male e abbia effetti devastanti su tutto il nostro organismo è una verità di cui tutti siamo consapevoli, tuttavia non tutti sanno che, tra le altre cose, il fumo rappresenta un pericoloso nemico del nostro cavo orale, e in particolare è una delle cause dei problemi alle gengive.
La nostra bocca rappresenta infatti la porta di accesso per il fumo, e una volta entrato, oltre a danneggiare lo smalto dei denti e le mucose interne, e a rendere sgradevole il nostro alito, va ad attaccare le gengive, rendendole più deboli e soggette a irritazioni e infezioni.

Trascurare o ignorare la presenza di tali infezioni è un forte elemento di rischio, che apre le porte alla proliferazione dei batteri, mettendo a rischio la nostra salute dentale. Una semplice irritazione, se trascurata e accompagnata da una scarsa cura dentale, può infatti sfociare in malattie più gravi, dalla gengivite, alla parodontite, fino addirittura alla caduta dei denti.

Vediamo insieme come si comporta il fumo una volta entrato nel nostro cavo orale, e perché rappresenta un pericolo per le nostre gengive.

Abbassa le difese immunitarie

All'origine delle irritazioni e dei più comuni disturbi gengivali, per esempio la gengivite, c'è un accumulo di placca batterica, che va ad accumularsi non solo sopra la superficie dei denti ma anche tra gli spazi interdentali e in prossimità del solco gengivale.
Con un corretto utilizzo di spazzolino, scovolino e filo interdentale si può riuscire a eliminare la placca, tuttavia una scarsa o scorretta igiene orale può causare il sanguinamento delle gengive e aggravare la situazione, causando irritazioni che possono peggiorare velocemente, soprattutto in un soggetto fumatore.

Il fumo infatti, oltre a ridurre la naturale microcircolazione gengivale, indebolisce notevolmente le difese immunitarie e la capacità del nostro organismo di contrastare le infezioni, rendendo più difficoltosa la guarigione.

Un fumatore ha le gengive più deboli ed è più soggetto a sensibilità dentale, uno stato che può causare disagio e a volte anche dolore mentre si compiono azioni semplici e naturali, come bere un bicchiere di acqua fresca o un caffè bollente o semplicemente lavarsi i denti.

La nemica nicotina

In particolare è proprio la nicotina l'elemento che crea maggiori danni nella nostra bocca: essa infatti causa la costrizione dei vasi sanguigni, che non riescono a ossigenare a sufficienza le gengive e la zona soggetta ad infezione.

Questo aggravarsi dell'infezione gengivale favorisce inevitabilmente l'attacco dei batteri anaerobi, ossia quelli più aggressivi che proliferano in assenza di ossigeno nelle tasche gengivali, portando a malattie gravi, come la parodotinte o il recesso gengivale, e nei casi più estremi alla piorrea e alla caduta dei denti.

I sintomi da non trascurare

Per evitare che peggiorino in patologie più gravi, ai primi segni di irritazione, gonfiore e arrossamento delle gengive bisognerebbe correre ai ripari, curando con attenzione la propria igiene orale e ricorrendo a antinfiammatori e sostanze lenitive.

Il problema è che il fumo maschera i sintomi più comuni che ci avvisano della presenza di un'infezione gengivale. Per esempio, una variazione del colore delle gengive è un buon campanello di allarme per accorgerci del problema: le gengive sane hanno in genere un bel colorito rosa e tendono ad arrossarsi e gonfiarsi in presenza di infezioni, tuttavia le gengive dei fumatori abituali spesso sono un po' ritirate e hanno un colore grigiastro, per cui questo sintomo risulta difficilmente percepibile.

Allo stesso modo quando c'è un'infezione in corso i sanguinamenti gengivali sono comuni e frequenti, ma a causa della nicotina, che limita l'afflusso di sangue verso le gengive, possono anche non manifestarsi.

In mancanza di questi primi campanelli d'allarme risulta quindi difficile rendersi conto di avere un'infezione alle gengive, ma in realtà proprio per i tabagisti il tempismo è fondamentale. Nei fumatori infatti, a causa proprio del loro vizio, le malattie gengivali sono tre volte più frequenti e hanno una progressione più rapida che nei non fumatori, e spesso le terapie farmacologiche si rivelano inutili.

Se avete il vizio del fumo, è quindi fondamentale programmare dei controlli periodici dal dentista, non solo per pulire lo smalto dalle macchie causate dal fumo, ma soprattutto per farvi aiutare a individuare i sintomi di un'infezione gengivale in corso e farvi dare degli utili consigli per evitare che peggiori.

Prevenire per non soffrire

Se proprio non riuscite a smettere di fumare, potete cercare di limitare il fumo: il rischio infatti di contrarre malattie gengivali è più alto in chi fuma da molto tempo e in chi fuma molte sigarette al giorno.

Per cercare di prevenire tali disturbi, e il dolore che spesso comportano, potete variare la vostra alimentazione, per rinforzare le vostre difese immunitarie e contrastare gli effetti negativi del fumo, e curare con perizia e pazienza la pulizia dei vostri denti.

Utilizzando spazzolino, dentifricio e filo interdentale come vostri alleati, potrete evitare gli accumuli di placca e tartaro e provare a mitigare gli effetti che l'abitudine del fumo inevitabilmente comporta.

Fattori di rischio del dolore pelvico nella donna

abusi sessuali

malattia infiammatoria pelvica

ansia o depressione

abuso di droghe o alcool

gravidanza

polimenorrea

precedente taglio cesareo

endometriosi

aderenze

Valsartan

Valsartan è un antagonista del recettore dell'angiotensina II con azioni simili a quelle di Losartan


Indicazioni
È usato
-nel trattamento dell’ipertensione

-per ridurre la mortalità cardiovascolare in pazienti con disfunzione ventricolare sinistra dopo infarto miocardico e

-nel trattamento dello scompenso cardiaco


Dopo una dose l'effetto ipotensivo si presenta in 2 ore, raggiunge un picco in 4-6 ore e persist per oltre 24 ore.
L'effetto ipotensivo massimo si realizza in 2-4 settimane.

Nell’ ipertensione, valsartan è somministrato ad una dose iniziale di 80 mg una volta al giorno. Questo può essere aumentato, se necessario, a 160 mg una volta al giorno; la dose massima è 320 mg una volta al giorno.

Nello scompenso cardiaco, valsartan è somministrato in una dose iniziale di 40 mg due volte al giorno. La dose dovrebbe essere aumentata, come tollerato, a 160 mg due volte al giorno.

In pazienti che hanno avuto un infarto miocardico, valsartan può essere iniziato già 12 ore dopo l'infarto in pazienti clinicamente stabili, ad una dose iniziale di 20 mg due volte al giorno; la dose può essere raddoppiata a intervalli nelle settimane seguenti fino a 160 mg due volte al giorno se tollerata.

Per le dosi di valsartan nell’associazione di sacubitril/valsartan, vedi ENTRESTO

Usa con cautela
Valsartan dovrebbe essere usato con cautela in pazienti con compromissione renale o epatica ed in questo caso può essere richiesta la riduzione della dose

Ipertensione arteriosa e rischio cardiovascolare

Va sempre sottolineata l’importanza di calcolare e gestire il rischio cardiovascolare globale di un paziente, anziché concentrarsi solo sulle semplici letture della pressione sanguigna.

Per gli individui di età compresa tra i 40 e i 70 anni, ogni incremento di 20 mm di hg di pressione arteriosa sistolica o di 10 mm di Hg di pressione diastolica, nel range tra i 115 /75 ed i 185/115 mm di hg, raddoppia il rischio di malattia cardiovascolare.

Ricorda che il trattamento di fattori di rischio cardiovascolare associati quali:
-obesitá
-diabete
-ipercolesterolemia e
-fumo
é importante cosí come la gestione dell'ipertensione nel ridurre il rischio cardiovascolare globale.

Una meta-analisi ha confermato che abbassare la pressione arteriosa riduce la malattia cardiovascolare e la morte in pazienti con pressione sistolica di 140 mm di hg o più in alta

Tuttavia, la riduzione primaria preventiva della pressione arteriosa non va a vantaggio dei soggetti con una pressione piú bassa di 140 mm Hg di sistolica (eccetto quelli con malattia cardiovascolare preesistente)

16 dicembre 2018

Olio di melaleuca

L'olio di melaleuca noto anche come Tea Tree Oil è un olio essenziale che si estrae dalle foglie di Melaleuca alternifolia, una pianta appartenente alla famiglia delle Myrtaceae.

L'olio di melaleuca viene impiegato con successo per il trattamento di diversi disturbi cutanei.

Proprietà dell'Olio di Melaleuca
L'olio di melaleuca è dotato di numerose proprietà tra le quali ricordiamo:
-PROPRIETÀ ANTIBATTERICHE
-PROPRIETÀ ANTIFUNGINE-PROPRIETÀ ANTINFIAMMATORIE
-PROPRIETÀ ANTIPARASSITARIE

Celluvisc (Carmellosa sodica)

Collirio

A COSA SERVE
Celluvisc è un farmaco a base del principio attivo
Carmellosa sodica appartenente alla categoria dei decongestionanti, lubrificanti oculari


Celluvisc trova impiego nel trattamento di varie malattie e patologie come congiuntiviti, blefariti

INDICAZIONI
Trattamento sintomatico delle secchezze oculari dovute ad alterazioni della stabilità del film lacrimale.

POSOLOGIA
Instillare 1-2 gocce del prodotto direttamente nel sacco congiuntivale.

Popolazione pediatrica
La sicurezza e l'efficacia di CELLUVISC 10 mg/ml collirio, soluzione nei pazienti pediatrici non è stata ancora stabilita.

Pazienti anziani
Non sono state osservate differenze significative correlate all'età, pertanto non è necessario modificare la dose nei pazienti anziani.

CONTROINDICAZIONI

Ipersensibilità al principio attivo o ad uno qualsiasi degli eccipienti

Profilassi e trattamento dell'iperuricemia, in breve

La profilassi standard o il trattamento dell’ iperuricemia comporta:

l'uso dell’allopurinolo
l'alcalinizzazione urinaria
l’iperidratazione e
la diuresi osmotica

Come agisce l'allopurinolo?

L’ allopurinolo blocca la conversione di ipoxantina e xantina in acido urico, inibendo l'enzima xantina-ossidasi, possiede però un lento inizio d’azione ed è inattivo sull’acido urico già sintetizzato in circolo.

14 dicembre 2018

Crisi blastica

La fase blastica della leucemia mieloide cronica (LMC), che può essere scoperta incidentalmente tramite un emocromo, ma piú frequentemente durante la valutazione dei pazienti con sintomi e segni quali febbre, affaticamento, perdita di peso, anemia, trombocitopenia, o splenomegalia.

Definizione
La crisi blastica é la trasformazione di una leucemia mieloide cronica (CML) dalla fase cronica o accelerata alla fase blastica.
Questa è caratterizzata da blasti (≥ 20% secondo i criteri OMS) nello striscio del sangue periferico o nel midollo osseo, o dalla presenza di un accumulo di blasti, o larghi foci o grappoli di blasti nella biopsia del midollo osseo.

La leucemia mieloide cronica è caratterizzato dalla presenza del cromosoma Filadelfia, che é è il cromosoma 22 modificato per l'inserzione di un frammento terminale proveniente dal cromosoma 9
A seguito di una traslocazione, il gene Abelson (ABL - abl) passa dal cromosoma 9 alla regione di raggruppamento dei punti di rottura (Breakpoint Cluster Region) del cromosoma 22, con formazione di un gene chimera Bcr-Abl.

11 dicembre 2018

ENTRESTO

Sacubitril con valsartan

Azione
Sacubitril (un profarmaco) inibisce la degradazione dei peptidi natriuretici con conseguenti vari effetti compreso l'aumento di natriuresi, e la vasodilatazione. 

Indicazioni e dosi
1.Insufficienza cardiaca sintomatica cronica con frazione di eiezione ridotta (in pazienti che attualmente non assumono un inibitore ACE o antagonista del recettore dell'angiotensina II, o stabilizzati a basse dosi di uno di questi agenti)
Inizialmente 24/26 mg due volte al giorno per 3-4 settimane, aumentato se tollerato a 49/51 mg due volte al giorno per 3-4 settimane, poi aumentato se tollerato a 97/103 mg due volte al giorno. 


2.Insufficienza cardiaca sintomatica cronica con frazione di eiezione ridotta (in pazienti attualmente stabilizzati su un inibitore ACE o antagonista del recettore dell'angiotensina II)
Inizialmente 49/51 mg due volte al giorno per 2 – 4 settimane, aumentato se tollerato a 97/103 mg due volte al giorno, si consideri una dose iniziale di 24/26 mg se la pressione arteriosa sistolica è inferiore a 110 mmHg.

Equivalenza e conversione della dose
Le compresse Entresto ® contengono sacubitril e valsartan; le proporzioni sono espresse nella forma x/y laddove x e y sono rispettivamente le dosi in milligrammi di sacubitril e di valsartan. 

Valsartan, in questa formulazione, è più biodisponibile rispetto ad altre formulazioni.
 Le compresse da 26 mg, 51 mg, e 103 mg di valsartan sono equivalenti a 40 mg, 80 mg e 160 mg, rispettivamente. 

ControIndicazioni
Pressione arteriosa sistolica inferiore a 100 mmHg

Interazioni
Elenco dei singoli interactants: sacubitril, Valsartan

Gravidanza
Il fabbricante consiglia di evitare — tossicità con sacubitril negli studi sugli animali. 

Allattamento al seno
Il fabbricante consiglia di evitareil farmaco
Esso infatti é presente nel latte in studi animali. 

Compromissione epatica
ControIndicato in grave compromissione. Regolazioni della dose
Il fornitore consiglia la dose iniziale di 26/24 mg due volte al giorno nel danno moderato. 

Compromissione renale
Regolazioni della dose
Il fabbricante raccomanda una dose iniziale di 26/24 mg due volte al giorno se eGFR meno di 30 mL/minuto/1.73 m2. 
Considerare anche questa dose di partenza se l’eGFR 30 a 60 mL/minuto/1.73 m2. 


Sacubitril valsartan è suggerito come opzione per il trattamento dell'infarto cronico sintomatico con la frazione ridotta di eiezione, soltanto in adulti:
con New York Heart Association classe II a sintomi IV e
una frazione di eiezione ventricolare di sinistra di 35% o di meno e
che stanno già assumendo una dose stabile di un ACE-inibitore o antagonista del recettore dell'angiotensina II.

10 dicembre 2018

Cheratosi seborroica acuta, lesioni irritate o con prurito, trattamento

Trattamento di prima linea

betametasone dipropionato topico: (0,05%) applicare con parsimonia sulla zona interessata una o due volte al giorno per 4-5 giorni

oppure

mometasone topico: (0,1%) applicare con parsimonia sulla zona interessata una volta al giorno per 4-5 giorni

Serenoa repens (PROSTAMOL)

Indicazioni
• Iperplasia prostatica benigna

Azione
• Esercita proprietà antiandrogeniche, antinfiammatorie e antiproliferative nel tessuto della prostata con conseguente miglioramento dei sintomi, quali minzione frequente, esitazione, urgenza e nicturia. 
• Paragonabile in efficacia alla Finasteride, ma può essere meno efficace del Prazosin. 

Effetti terapeutici
•Riduzione dei sintomi urinari dell'ipertrofia prostatica benigna. 

Farmacocinetica
Assorbimento: sconosciuto. 
Distribuzione: sconosciuta. 
Metabolismo/escrezione: sconosciuto. 
Emivita: sconosciuta. 

Controindicazioni./Precauzioni
ControIndicato in:
• Gravidanza e allattamento. Utilizzare con cautela in:
• Prima della chirurgia (interrompere 2 settimane prima per prevenire emorragie). 

Reazioni avverse/effetti collaterali
SNC: vertigini, cefalea. 
GI: nausea, vomito, stipsi e diarrea. 

Interazioni
• L'azione ormonale può interferire con altre terapie ormonali (testosterone, contraccettivi ormonali). 
• Evitare l'uso di farmaci antipiastrinici o anticoagulanti (aumentato maggior rischio emorragico). 
• Uso concomitante con erbe che influenzano l'aggregazione piastrinica come, aglio, Gingko, e maggio ↑ sanguinamento rischio. 

Dosaggio
• PO (adulti): 320 mg una volta al giorno. 
• Assumere a stomaco pieno per minimizzare gli effetti GI. 


Inizio azione: 1 – 2 mesi
Picco: sconosciuto
Durata del trattamento: 48 settimane (durata di trattamento più lunga già studiata)

Valutazione
• Valutare il paziente per i sintomi di ipertrofia prostatica benigna (BPH) (esitazione urinaria, sensazione di svuotamento incompleta della vescica, interruzione nel flusso urinario, compromissione delle dimensioni e della forza del flusso urinario, dribbling urinario terminale, sforzo ad avviare il flusso, disuria, urgenza) prima e periodicamente durante la terapia. 
• Sono raccomandati esami rettali prima e periodicamente durante la terapia per valutare le dimensioni della prostata.
• Consigliare ai pazienti di iniziare la terapia con questo supplemento a base di erbe solo dopo la valutazione di un operatore sanitario che fornirà follow-up e cure.

• Informare i pazienti che Saw Palmetto non altera le dimensioni della prostata, ma dovrebbe ancora alleviare i sintomi associati con BPH. 

9 dicembre 2018

CALCITRIOLO

Azione
Il calcitriolo è la forma attiva della vitamina D.
Promuove l'assorbimento del calcio e diminuisce le concentrazioni dell'ormone paratiroideo

Indicazioni
Gestione dell' ipercalcemia in pazienti sottoposti alla dialisi renale cronica (IV e PO).
Trattamento dell'ipercalcemia in pazienti con iperparatiroidismo o pseudoipoparatiroidism (solo per os).
Trattamento dell'iperparatiroidismo secondario e della malattia metabolica dell'osso risultante in pazienti predialisi con malattia renale cronica moderata-severa (CCr 15 – 55 mL/min) (solo per os)

Effetti terapeutici
Trattamento e prevenzione degli stati di carenza, in particolare delle manifestazioni ossee.
Miglioramento dell'omeostasi del calcio e del fosforo in pazienti affetti da malattia renale cronica.

Farmacocinetica
Assorbimento: ben assorbito dopo somministrazione orale.
Distribuzione: attraversa la placenta ed entra nel latte materno.
Legame alle proteine: 99,9%.

Metabolismo/escrezione
subisce il riciclo enteroepatico ed è escreto per lo più nella bile.

Emivita
5 – 8 ore (con funzione renale normale); 16 – 22 ore (in caso di insufficienza renale cronica).

Controindicazioni/Precauzioni
ControIndicato in caso di:
Ipersensibilità
Ipercalcemia
Tossicità della vitamina D
Uso simultaneo di antiacidi contenenti magnesio o altri supplementi di vitamina D
Lattazione: potenziali reazioni avverse serie nel neonato.

30 novembre 2018

Cardiomiopatie, possibili cause

Dilatativa:
idiopatica
virale
genetico/tossica
cause immunitarie
familiare

Ipertrofica:
malattia familiare con dominanza autosomica

Restrittiva:
idiopatica
amiloide

Aritmogena del ventricolo destro:
malattia familiare con pattern dominanti e recessivi

Da cause infettive:
malattia di Lyme
virale
malattia di Chagas
Hiv

Da agenti tossici:
alcool
agenti chemioterapici

Peripartum

Da cause metaboliche:
ipertiroidismo
feocromocitoma
Takotsubo (stress da catecolamine)

Da malattie sistemiche:
lupus
sclerodermia
malattie neuromuscolari
amiloidosi

Attento alle VASCULITI: non dimenticare che....

-la terapia farmacologica può essere tossica, non prescriverla senza consulenza specialistica

-i pazienti possono essere immunosoppressi e a rischio di patogeni opportunisti

-l'endocardite batterica subacuta puó mimare una vasculite

-l’arterite temporale (a cellule giganti) non si presenta prima dell'età di 50 anni

-le lesioni nodulari sono i cambiamenti della cute che più probabilmente conducono ad una diagnosi di vasculite

Gravidanza, criteri per ricovero in ospedale

1)Paziente gravida con le seguenti complicanze ostetriche dovrebbe essere ammessa in ospedale:

-iperemesi gravidarum con incapacità di tollerare liquidi orali

-infezione complicata delle vie urinarie 

-gravidanza ectopica o molare

-aborto settico

-travaglio prematuro

-rottura prematura delle membrane

-preeclampsia/eclampsia

-ipertensione severa indotta dalla gravidanza



1)Paziente gravida con condizioni mediche che giustifichino l'ammissione in una paziente non gravida

29 novembre 2018

ENCEFALOPATIA METABOLICA, CAUSE

Deficit di substrato: ipossia/ischemia, avvelenamento da monossido di carbonio, ipoglicemia

Deficit di cofattore: tiamina, vitamina B12, piridossina (somministrazione di isoniazide)

Disturbi elettrolitici: ipoonatriemia, ipercalcemia, narcosi da anidride carbonica, dialisi, ipermagnesiemia, sindrome da disequilibrio

Endocrinopatie: chetoacidosi diabetica, coma iperosmolare, ipotiroidismo, iperadrenocorticismo, iperparatiroidismo

Tossine endogene: malattie epatiche, uremia, porfiria

Tossine esogene: overdose da farmaci (sedativo/ipnotici, etanolo, narcotici, salicilati, antidepressivi triciclici), sospensione di farmaci, tossicitá da farmaci, tossine industriali (ad esempio, organofosfati, metalli pesanti), sepsi

Colpo di calore


Epilessia (postictale)

28 novembre 2018

Ipertensione arteriosa resistente e insufficienza renale

In caso di PA non controllata ( cioè PA con valori ancora al di sopra di 130/80 - 140/90) nonostante un ACE inibitore o un ARB (antagonista dei recettori dell'angiotensina) + un diuretico + un beta-bloccante

 può essere aggiunto un calcio-antagonista di tipo non diidropiridinico, ad es.

-Verapamil (ad immediato rilascio) 
40-120 mg per os tre volte al giorno 
o
120-360 mg (rilascio ritardato) per os una volta al giorno

oppure

-Diltiazem  
30-90 mg (rilascio immediato) per os quattro volte al giorno 
o
120-360 mg  (rilascio ritardato) per os una volta al giorno

I suddetti calcioantagonisti non diidropiridinici sono preferiti, sempre però che la frequenza cardiaca lo consenta.

I calcio-antagonisti diidropiridinici invece non dovrebbero essere utilizzati come terapia unica in quanto possono peggiorare la proteinuria e la lesione renale, ma possono invece essere utilizzati in combinazione con ACE-inibitori o ARB.

Le raccomandazioni passate dicevano che la PA dovesse essere  ≤ 130/80 mmHg. 

Una riduzione intensiva della pressione arteriosa, infatti, fornisce protezione contro l'insufficienza renale, in particolare in quei pazienti con proteinuria


In assenza di proteinuria palese, invece, si ritiene che l'obiettivo della PA possa essere più liberale (cioè, 140/90 o inferiore).