RICERCA TRA GLI OLTRE 6MILA ARGOMENTI

22 febbraio 2018

Creatinina e massa muscolare

La quantità di creatinina, che il corpo produce ogni giorno dipende dalla massa muscolare dell’individuo: un giovane uomo muscoloso produce più creatinina che una donna anziane di corporatura minuta.
Poiché la massa muscolare normalmente cambia molto poco, la creatinina viene prodotto solitamente in quantitá quasi uguale ogni giorno in ogni persona.

Se si omette di considerare le variazioni nella produzione di creatinina a causa delle differenze della massa muscolare tra vari individui, questo può portare ad interpretazioni errate dei livelli della creatinina del siero.
Ad esempio, un valore di creatinina del siero nel range di riferimento in una persona giovane e sana riflette un valore di filtrato glomerulare molto diverso da un valore di creatinina del siero identico in una persona molto più anziana.

Anche se una creatinina elevata é comunemente indice di patologia renale, una creatinina bassa in determinate condizioni di deperimento muscolare, malnutrizione e amputazioni non escluderá una disfunzione renale sottostante.

Nell'obesità, la massa in eccesso è grasso e non contribuisce ad un aumento della creatinina.

21 febbraio 2018

I colori della frutta e della verdura

Vegetali rossi

pomodori, peperoni, fragole

proteggono il cuore e le vie urinarie, rafforzano la memoria.


Vegetali giallo-arancio

carote, peperoni, zucca, mais, albicocche, pesche, melone:

rinforzano gli occhi, il cuore ed il sistema immunitario, grazie anche alla vitamina C ed al betacarotene.


Vegetali verdi

insalate, zucchine, broccoli, asparagi, piselli, rucola, basilico, kiwi

proteggono le ossa, i denti e gli occhi e riducono l’affaticamento.


Vegetali bianchi

cipolle, aglio, scalogno, cavolfiori, finocchi

favoriscono una corretta assimilazione dei grassi contenuti negli alimenti e aiutano a combattere il colesterolo.


Vegetali viola

melanzane, uva, prugne

proteggono le vie urinarie e hanno azione anti-invecchiamento

19 febbraio 2018

Ecografia nell'uropatia ostruttiva

L'ecografia ha lo scopo di evidenziare:

un'atrofia del parenchima renale

 un'idronefrosi

un'idro-uretere 

una vescica dilatata

un aumento del residuo post-minzionale

Anomalie elettrolitiche nell’insufficienza renale

iperkaliemia

iperfosfatemia


ipocalcemia

iponatremia



18 febbraio 2018

Cause di insufficienza renale cronica

Patologie congenite/ereditarie

malattia del rene policistico

acidosi tubulare renale


Disturbi del tessuto connettivo

sclerosi sistemica progressiva

lupus eritematoso sistemico


Infezioni / condizioni infiammatorie

pielonefrite cronica

glomerulonefrite

tubercolosi


Malattie vascolari

ipertensione

nefrosclerosi renale

stenosi dell'arteria renale


Malattie endocrino/metaboliche

diabete mellito

gotta

amiloidosi

iperparatiroidismo


Malattie ostruttive

calcoli renali


Condizioni nefrotossiche

farmaci

overdose di droghe

17 febbraio 2018

Acidosi respiratoria, cause

Malattia polmonare (BPCO, polmonite severa, edema polmonare, fibrosi interstiziale).

Ostruzione delle vie respiratorie (corpo estraneo, grave broncospasmo, laringospasmo).

Disturbi della gabbia toracica (pneumotorace, frattura costale con lembo costale mobile, cifoscoliosi).

Difetti dei muscoli della respirazione (miastenia gravis, ipokaliemia, distrofia muscolare).

Difetti nel sistema nervoso periferico (sclerosi laterale amiotrofica, poliomielite, sindrome di Guillain-Barré, botulismo, tetano, avvelenamento da organofosfati, ferita del midollo spinale).

Depressione del centro respiratorio (anestesia, narcotici, sedativi, embolia o trombosi dell'arteria vertebrale, aumento della pressione intracranica).

Guasto del ventilatore meccanico.

Ph urinario

Range normale
4.6-8 (media 6)


Elevato in caso di:
batteriuria, dieta vegetariana, insufficienza renale con incapacità di formare ammoniaca, farmaci (antibiotici, bicarbonato di sodio, acetazolamide)


Diminuito in caso di:
acidosi (metabolica, respiratoria), farmaci (cloruro di ammonio, metenamina mandelato), diabete mellito, inedia, diarrea

Ictus cerebrale e radiologia: sei ospedale in rete nel Leccese

L’Ictus e la Radiologia in rete. Un’alleanza “a sei” in cui tutte le strutture ospedaliere della ASL Lecce comunicano fra loro e operano come fossero un solo Ospedale. E’ diventata realtà, da pochi giorni, la possibilità di dialogo fra specialisti Radiologi, Neuroradiologi e Neurologi delle varie strutture ospedaliere della ASL Lecce, comprendente i Presidi Ospedalieri di Casarano, Scorrano, Gallipoli, Copertino, Galatina, strutture definite Spoke dal Piano di Riordino Regionale, e l’HUB rappresentato dal P.O. “Vito Fazzi” di Lecce. 

Un sistema basato sulla condivisione delle competenze, in rete appunto, e sull’utilizzo della tecnologia nella diagnosi e gestione del paziente affetto da ictus cerebrale. Una patologia molto grave, è la terza causa di morte dopo le patologie cardiovascolari e neoplastiche e la prima causa di disabilità, in cui il fattore-tempo gioca un ruolo determinante. Con tutto ciò che ne consegue in termini di danno cerebrale, aspettativa di vita, invalidità e recupero delle funzioni.

Per questo la Neurochirurgia nell’ictus emorragico e la Neurologia nell’ictus ischemico hanno indirizzato le finalità d’intervento al contenimento dei danni. Ovviamente, tutto ciò non sarebbe possibile senza una diagnostica per imaging che consenta la diagnosi rapida, di facile accesso e a costi contenuti da un lato, e la neuroradiologia interventistica dall’altro che, oltre ad analizzare l’entità e l’estensione del danno, ha come fine di intervenire nel più breve tempo possibile.

Da qui è nata la necessità di sfruttare la tecnologia già in uso in tutti i presidi ospedalieri, dotati ormai da anni di apparecchiatura TAC e collegare le stesse in rete con la Neuroradiologia del “Vito Fazzi”. Le immagini TAC cranio di base, ovvero senza mezzo di contrasto, così ottenute, dai vari presidi vengono inviate telematicamente alla Unità Operativa Complessa di Neuroradiologia del “Fazzi”, diretta dal dr. Fernando A. Lupo, dove è situato un sistema di elaborazione automatica delle immagini che, nell’arco di due minuti, consente di dare a quelle immagini, corrispondenti al paziente con ictus, un valore numerico da 10 (valore normale) a 1 (di massima estensione della lesione) in termini di gravità iconografica. Questa elaborazione, correlata alla valutazione clinica trasmessa dai medici dei Pronto Soccorso e del 118, consente al Neurologo, Neuroradiologo e al Neurochirurgo di turno del Fazzi di stabilire se quel paziente è passibile o meno di terapia specifica per il trattamento dell’ictus.

Il programma alla base del sistema è denominato ASPECT (Alberta Stroke Program Early CT Score) ed è stato prodotto dall’Università di Calgary. La particolarità sta nella circostanzache il sistema in rete, comprendente tutta la provincia di Lecce, è uno dei primi esempi in cui viene usato su così ampia scala in Italia, dove finora era limitato a singole aziende ospedaliere-universitarie.

La prova della bontà, attendibilità ed affidabilità della sistema è testimoniata dal fatto che già nel giro di circa 10 giorni da quando è stato attivato, esso ha già esaminato e passato al vaglio circa 60 pazienti, dei quali solo in otto casi si è dovuto ricorrere a trattamento specifico, ischemico o emorragico, evitando per la gran parte viaggi e trasferimenti inutili del 118 verso l’Ospedale di Lecce. Tutto ciò ha consentito di ridurre i tempi di intervento, limitare i danni cerebrali e permesso un miglior recupero in termini di funzione del sistema nervoso. «L’obiettivo di questo nuovo sistema – commenta il Direttore Generale Ottavio Narraci - è salvare la vita delle persone, il modello operativo consiste nel lavorare assieme condividendo le competenze, grazie a medici preparati, tecnologie avanzate e ad una migliore organizzazione, capace di dialogare e intervenire in tempo reale». 

16 febbraio 2018

Colesterolo e alto rischio cardiovascolare: la strada vincente è una terapia personalizzata

BARI - Quando parliamo di colesterolo “cattivo” (il colesterolo LDL) parliamo di uno dei principali nemici del nostro cuore. Il colesterolo LDL, infatti, è la causa principale delle malattie cardiovascolari su base aterosclerotica, come sancito dalla Società Europea di Aterosclerosi.

E’ proprio questo l’argomento al centro del corso organizzato a Bari da Sanofi il 16 e 17 febbraio presso l’hotel Hotel Nicolaus in Via Cardinale Agostino Ciasca, 27.

“Il paziente ipercolesterolemico e a rischio cardiovascolare alto e molto alto è una persona che il più delle volte è reduce da un evento cardiovascolare, anche grave. Spesso presenta patologie diverse e deve assumere più terapie insieme. Una gestione di queste terapie può essere complessa, fonte di insuccessi e, talvolta, di frustrazione. Per questo è importante identificare il paziente con attenzione così da scegliere la terapia per lui più corretta. L’innovazione ci dà un grande aiuto ma è fondamentale farsi guidare nelle scelte dalla valutazione clinica e dai criteri stabiliti dagli enti regolatori per riconoscere i pazienti più appropriati per una determinata terapia. Questi due giorni sono un’utile occasione di confronto con tanti colleghi del nostro territorio, per discutere di una migliore terapia su misura per questo paziente” ha dichiarato Pasquale Caldarola, Direttore del Dipartimento di Cardiologia presso l’Asl di Bari  e co-chairman del corso.

“La malattia coronarica precoce è la principale causa di morbilità e mortalità nei pazienti affetti da Ipercolesterolemia Familiare eterozigote. Infatti questi pazienti hanno un rischio 10-15 volte superiore di andare incontro ad un evento cardiovascolare precoce rispetto alla popolazione generale. Nonostante l’attenzione per questa patologia sia cresciuta negli ultimi anni, essa e' ancora oggi estremamente sottodiagnosticata in Italia e quindi, spesso, il paziente arriva alla nostra attenzione dopo aver già avuto l’evento coronarico. Questo è legato al fatto che l' Ipercolesterolemia Familiare eterozigote, spesso, non presenta sintomi specifici. Tuttavia, e' comunque possibile individuarla e, quindi,  prevenire gli eventi cardiovascolari controllando precocemente i livelli di colesterolo LDL. Per questo, è di grande interesse la recente scoperta di nuove terapie, già disponibili per i pazienti, come gli inibitori di PCSK9, che consentono di raggiungere riduzioni importanti dei livelli di colesterolo LDL e raggiungere i target raccomandati qualora non bastasse il trattamento con statine ed ezetimibe” ha commentato Claudio Ferri, Professore Ordinario di Medicina Interna presso l’Università dell'Aquila  e co-charmain del corso.

“Nonostante le migliori terapie disponibili, le persone con un precedente episodio di attacco cardiaco convivono con un rischio più elevato di subire un altro evento o di morire, e il rischio aumenta progressivamente se il paziente ha avuto già più eventi cardiovascolari. Da qui l’importanza di controllare quanto più possibile i fattori di rischio, gestire un follow-up stringente e trasmettere al paziente l’importanza di una gestione corretta della terapia, dopo la dimissione dall’ospedale. In questi due giorni ribadiamo questi concetti e focalizziamo l’attenzione sull’importanza di una gestione condivisa del paziente. Da questo punto di vista i nuovi farmaci PCSK-9 inibitori, tra i quali alirocumab, rappresentano una terapia innovativa per consentire ai pazienti in prevenzione secondaria dopo un infarto miocardico di raggiungere il target di LDL - colesterolo di <70/<50 mg%”, ha aggiunto Marco Ciccone, Professore Associato di Cardiologia presso l’Università degli studi di Bari e co-chairman del corso.

Il confronto tra colleghi di differenti discipline è importante per individuare terapie sempre più mirate per i pazienti ipercolesterolemici a rischio cardiovascolare alto e molto alto e un approccio alla terapia integrato e multidisciplinare. Frequentemente sono individui già reduci da un evento cardiovascolare anche grave e che, il più delle volte, presentano molteplici patologie. Ciò comporta l’assunzione di più terapie, anche complesse, con un significativo rischio di insuccesso terapeutico che si traduce in una fonte di grande frustrazione. Identificare la terapia più appropriata per ciascun paziente può potenzialmente risultare la strategia vincente.

Nei due giorni si parla in modo approfondito anche dell’opportunità terapeutica offerta dalla nuova classe di anticorpi monoclonali inibitori della PCSK9 disponibili da alcuni mesi anche in Italia: una potenziale risposta al bisogno insoddisfatto di trattamento per pazienti a rischio cardiovascolare alto o molto alto, con ipercolesterolemia familiare eterozigote, ipercolesterolemia non familiare e ipercolesterolemici intolleranti alle statine che non raggiungono i livelli di colesterolo LDL raccomandati, nonostante la massima dose di statine tollerata, con o senza altre terapie ipolipemizzanti.

Disponibile da marzo 2017 in classe A, Alirocumab è l’unico inibitore della PCSK9 a disporre di due dosaggi (75mg e 150mg) con due differenti livelli di efficacia che permettono di personalizzare la terapia in base alle esigenze reali del paziente1. Sviluppato da Regeneron e Sanofi, è indicato per il trattamento dell’ipercolesterolemia primaria o della dislipidemia mista (malattia caratterizzata da elevati livelli di alcuni lipidi nel sangue - come colesterolo totale, LDL, VLDL, trigliceridi), in associazione alla massima dose tollerata di statine oppure in monoterapia in pazienti intolleranti alle statine3.

SANOFI - Sanofi aiuta le persone nelle loro sfide di salute. Siamo una società farmaceutica globale focalizzata sulla salute delle persone. Preveniamo le malattie con i vaccini, forniamo trattamenti innovativi per combattere il dolore e alleviare la sofferenza. Siamo accanto alle malattie rare così come ai milioni di persone con condizioni croniche.

Con oltre 100.000 persone in 100 Paesi, Sanofi trasforma l'innovazione scientifica in soluzioni di salute in tutto il mondo. Sanofi, Empowering Life.

15 febbraio 2018

Lesch-Nyhan, sindrome

è una rara malattia ereditaria X-linked recessiva causata da un difetto dell'enzima ipoxantina-guanina fosforibosiltransferasi

L’ipoxantina-guanina fosforibosiltransferasi è l'enzima che catalizza la reazione di feedback che inibisce la sintesi delle basi puriniche

Questo difetto comporta la mancanza di controllo lungo la via principale di sintesi causando l'accumulo di nucleotidi purinici e anche dei prodotti del loro catabolismo, quali l’acido urico

La sindrome si manifesta verso i due anni di etá, quasi esclusivamente in maschi, con iperuricemia, deficit neurologico grave con ritardo mentale , tendenza all'automutilazione e, in alcuni casi artrite gottosa

Esistono anche forme più lievi in cui la via di feedback non è totalmente assente, ma possiede una ridotta attività enzimatica.

11 febbraio 2018

Iposodiemia da eccesso di birra

Si può verificare in soggetti che bevono oltre 6 litri di birra al giorno e assumono una dieta scadente

Possono essere presenti segni di malattia epatica alcolica: ittero, ingrandimento della ghiandola parotidea, contrattura di Dupuytren , segni di deterioramento generalizzato, ecchimosi o petecchie, angiomi a ragno, perdita dell'eminenza tenar, eritema palmare, presenza di caput medusae, ascite, epatosplenomegalia o fegato piccolo

Laboratorio
Esami di funzionalita ' epatica: 
bilirubina diretta alta; AST e ALT raramente > 200 unità /L

Livello di sodio nell'urina: ≤20 mmol/L (≤20 mEq/L)

Osmolalitá del siero: < 280 mmol/kg H2O (< 280 mOsm/kg H2O)

Osmolalità delle urine: < 100 mmol/kg H2O (< 100 mOsm/kg H2O)

Le deplezioni di volume

Perdite gastrointestinali si verificano quando il normale riassorbimento del liquido dal tratto GI è impedito da drenaggi o vomito, o se c'è una secrezione aumentata (con conseguente diarrea) da un processo infettivo o infiammatorio, o dall’uso di lassativi.

Deplezione di volume può essere causata da emorragia da qualsiasi sito cotporeo
Le ferite da arma da fuoco, le fratture principali, le lesioni da schiacciamento o un aneurisma aortico addominale rotto possono causare rapidamente una voluminosa perdita di sangue o liquidi che può essere mortale in tempi brevi.
Una emorragia acuta o cronica nel tratto GI è anche una causa comune di deplezione di volume.

Perdite eccessive di liquidi attraverso i reni sono il risultato di un eccesso di escrezione di sale e di acqua attraverso le urine.
Questo si osserva in caso di
-uso eccessivo di diuretici
-diuresi osmotica causata da sostanze come il glucosio nelle urine (a causa di diabete incontrollato)
-insufficienza surrenalica e
-raramente, nefropatie con perdite di sali

L'escrezione renale di acqua può essere grave nel quadro di un diabete insipido ma esso provoca principalmente disidratazione e ipernatriemia e non porterà ad una deplezione di volume vera a meno che non vi sia anche significativa perdita renale di sodio.

Le perdite attraverso la cute e quelle attraverso le vie respiratorie sono cause meno comuni di deplezione di volume.
Una sudorazione massiva che porta a perdite eccessive di sodio e acqua può essere vista in caso di calore estremo e sforzo fisico.
Le ustioni possono portare a perdite di grandi volumi di liquidi extracellulari attraverso i tessuti danneggiati.
Le perdite attraverso le vie respiratorie possono essere osservate in individui con effusioni pleuriche drenanti o escrezioni eccessive di muco dai bronchi

Il sequestro da parte del terzo-spazio è osservato quando quantitá anormali di liquidi si sviluppano in spazi dove non possono essere riassorbite dallo spazio intravascolare.
Questo si osserva quando si sviluppa un’ascite a causa per es. di cirrosi o di sindrome di Budd-Chiari, o di ostruzione venosa, pancreatite severa o ostruzione intestinale.

10 febbraio 2018

Obesità e disturbi alimentari

Ognuno di noi compie delle scelte, siano esse buone o cattive: tali scelte vengono effettuate sia per semplice abitudine, ma anche a causa di uno stato di profondo stress e stanchezza fisica e mentale. L’aspettativa di una lunga vita non è un regalo; nonostante la genetica abbia un ruolo importante in questo campo, se non si segue uno stile di vita salutare, la genetica da sola non può fare nulla.
I tassi di mortalità mondiale cambiano di giorno in giorno, e, malgrado la ricerca abbia fatto grandi passi, essi tendono ad aumentare: cattive abitudini, stress, lavoro, sedentarietà, solitudine e cattiva alimentazione non portano solo a problematiche di carattere fisico e psicologico, ma inevitabilmente ad una morte prematura.

Disturbi alimentari, obesità e un’alimentazione disordinata derivano da problemi fisici, emotivi e sociali che devono essere affrontati e analizzati a fondo per ottenere un trattamento efficace: oggigiorno il cibo è costantemente a portata di mano, mentre camminiamo, mentre guidiamo e mentre lavoriamo. Le famiglie hanno perso l’abitudine di sedersi a tavola e godere di un pasto in compagnia dei propri cari e persino le stazioni di servizio vendono cibo (prevalentemente dozzinale). Inoltre, la tendenza a mangiare fuori casa è molto maggiore rispetto a pochi anni fa; le ricerche dimostrano che, in media, si spende più del 50% del proprio budget alimentare mensile in ristoranti e fast food. Ciò porta ad una bassa consapevolezza di ciò che si sta consumando, rendendo quindi impossibile evitare zuccheri, sale e grassi in eccesso.

L’obesità in Italia è diventato nel corso degli ultimi anni un problema di salute sempre più grande. Nonostante il problema dell’obesità in Italia (circa il 10% della popolazione) possa sembrare inferiore rispetto ai vicini paesi Europei, i dati riguardante l’obesità infantile sono piuttosto allarmanti (36% per i ragazzi e 34% per le ragazze) e le proiezioni future prevedono che entro il 2030, se si perpetueranno le condizioni attuali, le percentuali potrebbero addirittura raddoppiare.
Secondo l’Associazione Europea per lo Studio dell’Obesità, la percentuale in Italia di giovani con disturbi alimentari sono tra i più alti a livello mondiale (circa il 42%).

Ma quali sono le cause di tutto ciò? Si possono prendere in considerazione diversi fattori che hanno portato nel corso degli anni a questa crescente tendenza: prima tra tutte è l’attitudine ad avere un’alimentazione disequilibrata ed irregolare, poi la poca attività fisica, ed infine lo stress e la pressione sociale. Ma se da un lato sono le scelte personali ad influire negativamente sulle proprie condizioni fisiche, dall’altro lato sono le istituzioni e il mercato alimentare a non aiutare la popolazione a compiere le scelte alimentari giuste: a causa della recessione che stringe l’Italia dal 2009, pasta e zucchero sono molto più economici di pesce e verdure; ciò porta la grande maggioranza degli Italiani ad operare i propri acquisti in grandi catene di supermercati, nei quali i prodotti esposti sono prevalentemente di origine industriale, per cui economici, ma, data la bassa qualità degli ingredienti utilizzati, di qualità inferiore rispetto ai prodotti che si possono trovare i mercati rionali e rivenditori artigianali. Mangiamo quindi sempre più zuccheri, grassi e sale, naturali nemici del nostro organismo (se assunti in dosi elevate).

Uno stile di vita migliore si può facilmente raggiungere, anche a piccoli passi, migliorando ad esempio la propria dieta e non trascurando il riposo.

DIETA EQUILIBRATA

Nonostante l’idea di affrontare una dieta possa sopraffare chiunque, l’abitudine a mangiare sano non è invece un traguardo così difficile da raggiungere. È assolutamente fondamentale incorporare nella propria dieta il maggior numero e varietà di frutta, verdura, cereali (possibilmente integrali), latticini a basso contenuto di grassi, proteine magre come quelle del pesce e del pollo, e grassi sani come l’olio d’oliva e il salmone. Seppur vero che esistono prodotti come Forskolin che aiutano l’organismo a metabolizzare e smaltire un gran numero di sostanze dannose per l’organismo, è molto importante evitare il più possibile alimenti lavorati industrialmente (che sono quindi ben lontani dal loro stato naturale), cibi salati, zuccheri e grassi saturi.

FAI UNA PASSEGGIATA QUOTIDIANA

Oggigiorno siamo tutti a conoscenza di quanto l’attività fisica influisca positivamente sul nostro organismo, ma ciononostante la maggior parte di noi non ha nè il tempo nè molto spesso la voglia di esercitarsi. Ma per perpetuare tale obiettivo, non è indispensabile andare in palestra, basta prendere qualche piccola abitudine e accorgimento nella vita di tutti i giorni:
-        Evitare gli ascensori e preferire le scale;
-        Andare a lavoro o a fare la spesa a piedi o in bicicletta;
-        Fare una passeggiata più lunga con il proprio cane;

PRODOTTI DIMAGRANTI

Nonostante il proprio impegno, per molte persone risulta sfortunatamente difficilissimo perdere i chili in eccesso, sia esso per cause genetiche o prettamente corporee. Esistono sul commercio molti integratori a base di prodotti naturali che appunto vanno ad integrarsi a dieta ed esercizio fisico, come ad esempio il Forskolin, che negli ultimi anni ha aiutato migliaia di persone che ormai avevano perso quasi ogni speranza di raggiungere il proprio peso forma senza interventi chirurgici invasivi. Se vuoi saperne di più leggi questo articolo: Forskolin opinioni.

PRENDITI CURA DELLA TUA SALUTE MENTALE

Ultimo nella lista, ma certamente di grande importanza, è il proprio stato psicologico: uno stile di vita sano implica più della salute fisica, ma include anche quella emotiva e mentale. Di seguito tre piccoli consigli per iniziare a vivere meglio:

-        Dormire sufficentemente tutti i giorni
-        Provare nuove esperienze, siano esse legate al cibo o alla vita quotidiana
-        Evitare lunghi periodi di solitudine, ma cercare il confronto con altre persone

Nessun disturbo alimentare è una scelta di vita e sebbene tali condizioni siano del tutto curabili, i sintomi e le conseguenze di tali stati possono essere estremamente dannosi se non mortali se non affrontati adeguatamente. L’obesità non porta solo disagi fisici, ma scaturisce in vergogna, solitudine e depressione, che possono rivelarsi ben più pericolosi dell’obesità stessa.


7 febbraio 2018

I linfomi non Hodgkin, semplici classificazioni

La classificazione più comune é basata sul tipo cellulare e distingue linfomi non Hodgkin a cellule B e linfomi non Hodgkin a cellule T.

Linfomi non Hogkin a cellule B
Sono più diffusi di quelli a cellule T

I linfomi a cellule B più comuni sono:

-il linfoma diffuso a grandi cellule B e

-il linfoma follicolare


meno comuni sono:

-il linfoma a cellule B della zona marginale extranodale - tipo MALT,

-il linfoma mantellare

-il linfoma di Burkitt

-il linfoma a grandi cellule B mediastiniche

-il linfoma a cellule B della zona marginale nodale

-il linfoma linfocitico a piccole cellule

-il linfoma linfoplasmatico (detto anche macroglobulinemia di Waldenstrom).


Linfomi non Hodgkin a cellule T

 sono rari nel mondo occidentale e si riscontrano più frequentemente tra gli adolescenti e tra i giovani adulti

si distinguono

-il linfoma a cellule T periferiche

-i linfomi cutanei (che includono la micosi fungoide e la sindrome di Sézary)

-il linfoma anaplastico a grandi cellule

-il linfoma linfoblastico (il tipo a cellule T è il più frequente, ma esiste anche un tipo a cellule B).



Secondo una classificazione basata sull'andamento clinico, i linfomi non Hodgkin si definiscono come:

-indolenti
presentano un basso grado di malignità, crescono molto lentamente e a volte non richiedono alcuna terapia per molto tempo.
Alcuni tipi hanno buone probabilità di guarigione completa; altri, invece, tendono a ripresentarsi in futuro e a cronicizzare. Un esempio è il linfoma follicolare

-aggressivi
sono caratterizzati da un alto grado di malignità, crescono rapidamente, di solito sono accompagnati da sintomi e richiedono un trattamento in tempi brevi.
Ciononostante, le probabilità di guarigione completa sono più alte rispetto a quelle dei linfomi a basso grado di malignità.
Appartengono a questo gruppo il linfoma diffuso a grandi cellule B e il linfoma di Burkitt

-acuti
si accrescono molto rapidamente e richiedono un trattamento immediato e intensivo.
Sono meno frequenti.
Si considerano ‘acuti' il linfoma di Burkitt e il linfoma linfoblastico.

4 febbraio 2018

Indapamide, uso e dosi

L'indapamide è un diuretico con azioni e usi simili a quelli dei diuretici tiazidici, anche se essa non contiene un anello tiazidico

Possiede anche un effetto di vasodilatazione diretta.

Alle dosi più basse, la vasodilatazione è generalmente più prominente rispetto alla diuresi: per una dose di 2,5 mg al giorno, l'effetto sulla pressione sanguigna è considerato essere massimo, mentre l'effetto diuretico è subclinico.

Come viene aumentata la dose, cosí l'effetto diuretico diventa più evidente senza ulteriori effetti antipertensivi apprezzabili.

L'Indapamide è utilizzata per il trattamento dell'ipertensione e anche per l'edema associato a insufficienza cardiaca

Nel trattamento dell'ipertensione la dose orale è 1,25-2,5 mg una volta al giorno, da sola, o con altri ipotensivi.

In alcuni casi la dose può essere aumentata a 5 mg dopo 4 settimane.

Nel trattamento dell'edema la dose abituale è di 2,5 mg una volta al giorno aumentando fino ad un dosaggio massimo di 5 mg al giorno, dopo 1 settimana, se necessario.

2 febbraio 2018

Trazodone e disturbi del comportamento nell'anziano

Trazodone ha prodotto risultati positivi nel controllare sintomi quali agitazione, aggressività e comportamento pericoloso.

Ricordare comunque che negli anziani, dovrebbe essere sempre considerato il rischio di effetti avversi quali sedazione e ipotensione ortostatica, che potrebbero essere particolarmente problematici

1 febbraio 2018

Scompenso cardiaco, diuretici ed associazioni

I diuretici sono stati il cardine nel trattamento dell'insufficienza cardiaca ma gli ace-inibitori hanno dimostrato di ridurre la mortalità ed attualmente sono raccomandati per la terapia di prima linea insieme ai diuretici.
I diuretici forniscono un efficace controllo sintomatico in pazienti con edema periferico o polmonare e alleviano rapidamente la dispnea.

Se sono presenti solo lievi sintomi di ritenzione di liquidi, potrebbe essere sufficiente un diuretico tiazidico quale l'idroclorotiazide
Tuttavia, nella maggior parte dei casi, soprattutto se si verifica ritenzione di liquidi moderata o grave sarà necessario un diuretico come la furosemide

Il trattamento di combinazione con più diuretici che comportano un sinergismo agendo a livello di diversi siti del nefrone, vale a dire l'associazione di un diuretico dell'ansa insieme con un tiazidico o con un diuretico risparmiatore di potassio, può essere necessario in alcuni pazienti, soprattutto quando c'è diuretico resistenza.

In pazienti anziani che non hanno risposto adeguatamente a basse dosi di furosemide con dosi ottimali di ACE-inibitori, si è ottenuto beneficio aumentando le dosi di furosemide per os fino a 300 mg. per os.
 L'uso di captopril e furosemide può correggere l'iponatriemia senza dover restringere la somministrazione di liquidi

Certi pazienti sono stati trattati con successo utilizzando infusioni continue per via endovenosa o dosi elevate di furosemide.

Tuttavia, la cautela è necessaria quando si utilizza furosemide con antiipertensivi e soprattutto ACE-inibitori, poiché queste combinazioni possono provocare ipotensione improvvisa e profonda oltre che tossicità renale.

L'infusione di dopamina a basse dosi è stata suggerita come alternativa all'infusione di furosemide ad alte dosi e può causare meno tossicità.

In pazienti con grave insufficienza cardiaca refrattaria in trattamento con ACE inibitori, diuretici orali, nitrati e digossina, la terapia supplementare con dopamina endovenosa a basse dosi (4 microgrammi/kg al minuto) e furosemide orale a basse dosi (80 mg al giorno) è stata efficace quanto la furosemide endovena ad alte dosi (10 mg/kg al giorno), ma ha causato meno ipopotassiemia e insufficienza renale.

31 gennaio 2018

ANTIMUSCARINICI

detti anche parasimpaticolitici o atropinosimili

inibiscono gli effetti della acetilcolina a livello della muscolatura liscia, delle ghiandole e del cuore .


Quali sono

atropina

metilbromuro di ioscina (Buscopan)

prifinio bromuro

pirenzepina

trimebutina



Gli effetti sono

tachicardia

inibizione dell’attivita della muscolatura liscia extravascolare

inibizione della secrezione delle ghiandole gastrointestinali e bronchiali, salivari e sudoripare.



Indicazioni

ulcera gastrica, coliche renali e biliari, spasmi intestinali,

bradicardia sinusale, preanestesia



Controindicazioni

glaucoma, ritenzione urinaria acuta



Effetti collaterali

disturbi dell’accomodazione visiva

secchezza delle fauci

vertigini

Anticolinergici utili per ridurre l'ipercontrattilitá del muscolo detrusore

Solifenacina
Tolterodina
Fesoterodine

possiedono tutti effetto antimuscarinico

26 gennaio 2018

Ipertrofia prostatica o prostatite cronica?

Ipertrofia prostatica
Si presenta tipicamente con una progressiva riduzione del flusso urinario, esitazione, frequenza e nicturia. Può presentarsi anche con ritenzione acuta di urina.
L’analisi delle urine solitamente é negativo.
L'esame istologico della prostata rivela ipertrofia prostatica benigna

Prostatite cronica
Lo svilupparsi di sintomi quali disuria, pollachiuria, dolore pelvico e (talvolta) impotenza suggerisce un’infiammazione cronica e/o un’infezione della prostata.
La prostatite acuta o cronica, detta anche sindrome dolorosa pelvica cronica, é:
molto frequentemente di origine batterica e colpisce prevalentemente i pazienti al di sotto dei 60 anni di età
Essa si manifesta con:
disturbi minzionali di tipo irritativo - ostruttivo, fastidio o dolore sovrapubico e perineale, eiaculazione precoce e fastidiosa, se non proprio dolorosa, eventualmente un calo del desiderio sessuale che, per la maggior parte delle volte, si associa anche ad un calo dell'erezione.
La fuoriuscita di secrezioni prostatiche mediante esplorazione digitale rettale può rivelare leucociti in assenza di batteri all’esame al microscopio.
Gli esami di laboratorio possono presentarsi con normali analisi delle urine e urinocoltura negativa.

Qual’é la diagnosi differenziale
Ciò che differenzia le due patologie e che ci indirizza alla diagnosi:
-il tempo di insorgenza, tardiva per l’Ipertrofia prostatica, piú precoce per la prostatite.
-l’ipertrofia prostatica rappresenta una patologia di origine ostruttiva, la prostatite, invece, é di origine flogistica / infettiva.
NB. Una situazione di origine ostruttiva, comunque, si può riscontrare anche nei pazienti giovani, nei quali puó verificarsi un fenomeno, su base flogistica o congenita, rappresentato da una rigidità del collo vescicale, detto sclerosi del collo vescicale.

Ma i sintomi urinari possono sovrapporsi
I suddetti sintomi urinari possono verificare sia nel paziente affetto da Ipertrofia Prostatica Benigna che da Prostatite e la causa é un’iperattività del muscolo detrusore
-Esitazione all’inizio della minzione
-Minzioni imperiose e frequenti
-Pollachiuria
-Sgocciolamento al termine della minzione
-Minzioni notturne, nicturia
-Diminuzione della potenza del getto urinario
-Sensazione di svuotamento urinario incompleto

Qual’é il trattamento della prostatite batterica cronica?
In essa é utile un periodo prolungato di antibiotici orali (per esempio, trimetoprim/sulfametossazolo) per 6 settimane, farmaci anti-infiammatori ed un trattamento di supporto (evitando la caffeina, aumentando l'assunzione di acqua e assumendo bagni caldi).

24 gennaio 2018

Dantrolene (DANTRIUM)

Dantrolene è un rilassante muscolare con un'azione diretta sul muscolo scheletrico.
Disaccoppia la contrazione muscolare dall'eccitazione, probabilmente interferendo con il rilascio di calcio dal reticolo sarcoplasmatico.

È usato per via orale, per il sollievo sintomatico della spasticità cronica e grave.
Viene anche somministrato, di solito per via endovenosa, per il trattamento dell'ipertermia maligna.

Per la spasticità, la dose orale iniziale è di 25 mg al giorno aumentata gradualmente, se necessario, a intervalli di 7 giorni, per circa 7 settimane fino a una dose massima di 100 mg quattro volte al giorno.
Se non si ottiene risposta entro 45 giorni, il trattamento deve essere interrotto.

Nel trattamento dell'ipertermia maligna, il dantrolene viene somministrato, con misure di supporto, ad una dose iniziale di 1 mg / kg mediante iniezione endovenosa rapida, ripetuta, se necessario, fino ad una dose totale di 10 mg / kg.
Una dose media di 2,5 mg / kg è solitamente efficace.

Se si verifica una recidiva deve essere somministrato nuovamente ad una dose pari all'ultima dose efficace.

Dantrolene è usato, come abbiamo detto, nel trattamento dell'ipertermia associata a rigidità muscolare e ipermetabolismo fulminante del muscolo scheletrico, che si verifica nella sindrome neurolettica maligna


Ipertermia maligna
L'ipertermia maligna (iperpiressia maligna) è una sindrome rara ma potenzialmente fatale associata all'anestesia generale, in cui un improvviso aumento della concentrazione di calcio nel citoplasma muscolare avvia una serie di disturbi metabolici.

Il disturbo sembra essere geneticamente determinato ed è più comune nei maschi. 
Negli individui suscettibili una reazione può essere indotta da anestetici per inalazione (principalmente idrocarburi alogenati), suxametonio, anestesia prolungata, esercizio preoperatorio, traumi muscolari, febbre o ansia.
Tuttavia, molte reazioni si verificano in individui che hanno avuto in precedenza anestesia generale senza incidenti.

I primi segni e sintomi della sindrome includono tachicardia, pressione arteriosa instabile, ipercapnia, aumento della temperatura e iperventilazione seguita da acidosi metabolica e iperkaliemia.

La rigidità muscolare si sviluppa in molti pazienti e successivamente possono esserci segni di danno muscolare tra cui aumentate concentrazioni sieriche di creatinfosfochinasi e altri enzimi, mioglobinemia e mioglobinuria.
L'ipertermia si sviluppa relativamente tardi.
Altre complicanze tardive possono includere insufficienza renale, coagulopatia intravascolare ed edema polmonare.

Il trattamento deve essere iniziato il più presto possibile dopo che i sintomi compaiono con dantrolene somministrato mediante iniezione endovenosa rapida fino alla scomparsa dei sintomi.

Devono essere somministrati anche un trattamento di supporto comprendente la sospensione immediata dell'anestesia, l'erogazione di ossigeno, la correzione dell'acidosi con bicarbonato di sodio, il controllo dell'iperkaliemia con insulina e procedure di raffreddamento

L'incidenza delle reazioni in individui sensibili può essere ridotta evitando agenti scatenanti.

Dantrolene è stato anche somministrato per via profilattica, ma è stata segnalata un'alta incidenza di effetti avversi, e tale uso non è generalmente raccomandato

Effetti indesiderati gravi non sembrano essere un problema con l'uso a breve termine del dantrolene per via endovenosa nel trattamento dell'ipertermia maligna


Farmacocinetica
Dantrolene è ampiamente legato alle proteine plasmatiche.
L'emivita di eliminazione se usato per via orale è di circa 9 ore, sebbene emivite fino a 12 ore sono state segnalate dopo l'uso per via endovenosa. "

23 gennaio 2018

Atorvastatina e disturbi vascolari cerebrali

Nei pazienti con TIA o ictus recente, il trattamento con 80 mg di atorvastatina al giorno riducono il rischio di ictus e di eventi coronarici importanti oltre che di procedure di rivascolarizzazione.

Questi risultati sostengono l'inizio del trattamento con atorvastatina subito dopo un ictus o un TIA.

Scompenso cardiaco, fattori precipitanti

Sovraccarico di volume (ad esempio, nella cardiopatia valvolare)

Tachicardia

Ipertensione non controllata

Ischemia

Aritmia (ad es., fibrillazione atriale)

Fattori di stress sistemici (ad es., anemia, febbre, infezione, tireotossicosi)

Uso di anti-infiammatori non steroidei (FANS).

Metformina associata a solfanilurea

Solitamente una sulfonilurea veniva aggiunta alla terapia quando il controllo glicemico era inadeguato con la sola metformina

L’evidenza di un allarmante aumentato rischio di eventi cardiovascolari fatali e non, in pazienti arruolati in uno studio prospettico sul diabete (UKPDS) riguardante il trattamento con metformina più una sulfonilurea aveva assolutamente sconsigiato tale associazione.

Ma, successivamente in studi analitici separati, sulla morte cardiovascolare o sulla mortalità per qualsiasi causa, non si é riscontrato alcun effetto significativo riguardante tale associazione.

Fra le ipotesi comunque che un aumento del rischio potrebbe essere causato da tale terapia di combinazione vi sarebbe quella che i pazienti sottoposti a tale associazione fossero portatori di una forma più aggressiva di diabete e di conseguenza presentassero un deterioramento più rapido del controllo glicemico
Inoltre, un aumento di peso indotto dalle sulfoniluree potrebbe inficiare qualsiasi perdita di peso o altri effetti benefici sui fattori di rischio cardiovascolare associati alla metformina.

Alla fine comunque c’é anche da chiedersi: le solfaniluree fruttano ancora alle case farmaceutiche i guadagni dei nuovi antidiabetici?

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