La Vitamina D nativa nell’insufficienza renale cronica


Il rene è certamente tra gli organi più importanti per quanto concerne il metabolismo del sistema endocrino della vitamina D.

È noto che il metabolita funzionalmente più attivo del sistema endocrino della vitamina D, l’1,25 (OH)2 vitamina D (o calcitriolo), viene generato all’interno del tessuto renale, dove è massimamente espresso il citocromo CYP27B1, che presiede alla sintesi dell’enzima 1-a-idrossilasi, capace di convertire il 25 (OH) vitamina D, di origine prevalentemente epatica, nel calcitriolo stesso.

Il cacitriolo è il più potente stimolatore del recettore della vitamina D, VDR, la cui attività dà origine alle più importanti funzioni di questo sistema ormonale all’interno dell’organismo umano.

Per tale ragione si ritiene che la progressiva perdita della funzione renale sia in grado di ridurre la sintesi di calcitriolo.
Questa, a sua volta, innesca le complesse alterazioni metaboliche e cliniche che conducono all’insorgenza della condizione nota come CKD – MBD (Chronic Kidney Disease – Mineral and Bone Disorder), responsabile di larga parte delle complicanze scheletriche e vascolari che assai frequentemente affliggono i portatori di insufficienza renale cronica (IRC).


La più vistosa tra le alterazioni provocate dall’alterata funzione del sistema endocrino della vitamina D è l’aumento del paratormone (PTH).


Sebbene all’aumento del paratormone (PTH) concorra in modo rilevante anche l’aumento della fosforemia, tipico dell’IRC, si è sempre ritenuto che il trattamento dell’iperparatiroidismo secondario caratteristico dell’IRC dovesse essere trattato con metaboliti attivi della vitamina D (calcitriolo e analoghi).

Ma, se è vero che la sintesi renale di calcitriolo si riduce al progressivo diminuire della funzione renale, è oggi noto che la pressocché totale abolizione dell’attività 1-a-idrossilasica del rene si verifica quando il GFR (Glomerular Filtration Rate, ml/min) è inferiore a 15.

Negli stadi precedenti dell’IRC l’attività 1-a-idrossilasica del rene è, almeno in parte, presente ed efficiente.

É anche chiaro come l’espressione del citocromo CYP27B1 e la conseguente attività 1-a-idrossilasica sia in realtà presente in tessuti e organi diversi dal rene, rendendo così possibile una significativa quota di sintesi extra-renale di calcitriolo, in gran parte devoluta ad azioni locali, autocrine e paracrine, più che sistemiche, di questo metabolita.

Tuttavia, il dato certamente più rilevante è che si è resa sempre più evidente una assai marcata prevalenza di livelli ridotti o assai ridotti di 25 (OH) vitamina D, non riconducibile alla perdita di funzione renale.

Il deficit di 25-OH vitamina D perció è un problema multifattoriale.

Sebbene il rene sia fondamentale per attivare la vitamina D, la forma di deposito (25-OH) può ridursi drasticamente per cause indipendenti dalla funzionalità renale, come:

la ridotta sintesi cutanea,

la scarsa esposizione solare, o

le perdite urinarie di proteine leganti (DBP).



Cause principali di ipovitaminosi D "pre-renale" sono:


Ridotta esposizione solare: è la causa primaria a livello globale.

Perdita urinaria: in presenza di patologie come la proteinuria, si assiste alla dispersione delle proteine che trasportano la vitamina D.

Ridotto apporto alimentare: una dieta carente di alimenti fortificati o pesci grassi influisce sui livelli di base.

Età avanzata e pigmentazione cutanea: fattori che diminuiscono la capacità della pelle di sintetizzare la vitamina D con l'esposizione ai raggi UV.



Differenza tra 25(OH)D e forma attiva (calcitriolo)

La 25(OH)D è la forma misurata negli esami del sangue ed è il precursore inattivo (o di deposito).

La sua idrossilazione nella forma attiva, il calcitriolo avviene prevalentemente nel rene, ma può avvenire anche in altri tessuti tramite sintesi locale.


La distinzione clinica è di importanza cruciale:

La Carenza di 25(OH)D: indica una mancanza di "materia prima" o un suo eccessivo consumo/dispersione sistemica.
La Carenza di Calcitriolo: è invece direttamente correlata all'incapacità del rene malato di convertire la forma di deposito in quella attiva.

Questi dati hanno spinto la ricerca clinica ad approfondire l'importanza dell'ipovitaminosi D che si instaura prima che il danno renale comprometta la conversione dell'ormone, valutando l'uso della vitamina D nativa come trattamento
Esattamente. la 25-OH vitamina D (o calcidiolo) è la forma principale in cui la vitamina D viene immagazzinata nel corpo e rappresenta il parametro clinico standard misurato negli esami ematici. 
Viene prodotta dal fegato partendo dal colecalciferolo (D3) o dall'ergocalciferolo (D2) ed è biologicamente inattiva.
Per svolgere le sue funzioni, questa forma di deposito deve essere convertita nei reni nella sua forma attiva, chiamata 1,25-diidrossivitamina D (o calcitriolo).


Perchè si misura la 25(OH)D?

Perché questa riflette le scorte: Ha un'emivita più lunga (2-3 settimane) rispetto alla forma attiva, offrendo un quadro affidabile delle riserve complessive di vitamina D accumulate attraverso l'esposizione solare e la dieta.
Valutazione clinica: È l'indicatore principale utilizzato per diagnosticare una potenziale carenza, insufficienza o tossicità.


Come interpretare i valori nel sangue:


I range di riferimento standard per la 25(OH)D (espressi in nanogrammi per millilitro, \(ng/mL\)) sono solitamente suddivisi così:

Carenza: <20 ng/mL

Insufficienza: 20 - 29 ng/mL\)

Livelli Ottimali (o Adeguati): 30 - 50 ng/mL
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