RICERCA TRA GLI OLTRE 10MILA ARGOMENTI

21 maggio 2020

La diagnostica per immagini in campo medico


La diagnostica per immagini è una procedura che consente di ottenere delle immagini delle parti interne del corpo. Gli esami diagnostici prevedono l’utilizzo dei campi magnetici nel caso della risonanza magnetica per immagini, delle onde sonore nel caso delle ecografie e delle radiazioni nel caso delle scintigrafie, delle tomografie computerizzate e delle radiografie. In alcuni casi si possono utilizzare i mezzi di contrasto, vale a dire sostanze che permettono di delineare o di mettere in evidenza gli organi o i tessuti che devono essere esaminati venendo introdotte, iniettate o ingerite. Nota anche con il nome di imaging biomedico, la diagnostica per immagini in sostanza offre l’opportunità di osservare una parte di un organismo che non può essere vista da fuori

Le tecniche di imaging
Anche in Italia negli ultimi anni sta prendendo sempre più piede questa tecnologia, è il caso dei centri diagnostici come quelli di Bracco, dove vengono utilizzate diverse tecniche di imaging: è il caso, tra l’altro, delle ecografie, delle fluoroscopie, delle angiografie, delle stratigrafie, delle linfografie, delle tomografie a emissione di fotone singolo e delle scialografie. Tali tecniche di imaging non hanno valore solo dal punto di vista della diagnostica, ma permettono anche lo svolgimento di terapie: è il caso, per esempio, della radiologia interventistica. Questo è il motivo per il quale l’imaging biomedico con il passare degli anni verrà impiegato sempre più spesso, tenendo presente che tali tecniche possono essere adoperate per qualsiasi parte del corpo.

A che cosa serve la diagnostica per immagini
Le tecniche di diagnostica per immagini di solito vengono impiegate allo scopo di identificare la causa di una patologia, oltre ovviamente alla patologia stessa. È solo nel corso degli anni più recenti che è cresciuto il ricorso a queste metodiche anche per finalità terapeutiche. I raggi X sono usati per la tomografia computerizzata e per la radiologia tradizionale, ma sarebbe sbagliato usare il termine “radiologia” come sinonimo di imaging biomedico, proprio perché le tecnologie coinvolte sono molte di più.

Come prepararsi a un esame di diagnostica per immagini
In alcuni casi, la corretta esecuzione di un esame di diagnostica per immagini impone che il paziente segua una procedura di preparazione ben precisa, pena l’assenza di risultati adeguati che costringerebbe alla ripetizione degli accertamenti. Ciò, ovviamente, finisce per danneggiare il paziente stesso, sia perché egli dovrebbe ripetere di nuovo la procedura di preparazione, sia perché in caso di raggi X sarebbe esposto ancora alle radiazioni. È sempre richiesta, comunque, la sottoscrizione di un modulo di consenso informato. Nel caso di un esame radiologico standard con raggi X del colon, dello stomaco, dei reni, dell’addome, dell’esofago, dell’intestino tenue e del duodeno, nei due giorni che precedono l’accertamento è necessario seguire un regime dietetico leggero ed evitare il consumo di frutta, legumi, verdure e bibite gasate. Per una tomografia computerizzata, che non può essere effettuata nei pazienti che soffrono di mieloma multiplo o di insufficienza renale, è prevista la somministrazione per via orale della soluzione del mezzo di contrasto. In un secondo momento il mezzo di contrasto iodato viene iniettato per endovena.

La tomografia a emissione di positroni
Per sottoporsi a una tomografia a emissione di positroni è necessario essere rimasti a digiuno nelle sei ore precedenti e portare una bottiglia di acqua con sé. L’esame non è consentito alle donne in stato di gravidanza e ai pazienti che soffrono di diabete scompensato. Le donne in età fertile, inoltre, non dovrebbero eseguire questo tipo di accertamento diagnostico durante il periodo ovulatorio del ciclo. L’esame prevede l’iniezione per via endovenosa del tracciante, con il paziente che deve bere frequentemente dell’acqua; l’acquisizione delle immagini comincia dopo circa tre quarti d’ora. Si deve rimanere al di sotto dell’apparecchio per almeno 30 minuti, anche se in alcuni casi tale durata può essere prolungata fino a un’ora.

La situazione della diagnostica per immagini in Italia
Il nostro Paese è, in Europa, ai primi posti per numero di dispositivi per la diagnostica per immagini, insieme con la Finlandia, Cipro e la Grecia. Per esempio, in Italia ci sono il doppio delle risonanze e delle Tac rispetto alla Francia. Nel Belpaese ci sono almeno due unità di risonanza magnetica ogni 100mila abitanti: un dato condiviso con l’Austria e con la Germania. Va detto, comunque, che nel corso degli ultimi decenni in quasi tutti gli Stati della Ue è cresciuta in maniera veloce la disponibilità di dispositivi per la diagnosi. L’aumento generalizzato vede l’Italia ai primi posti: per quel che riguarda le tac, da noi ci sono almeno 3 CT scanner ogni 100mila abitanti, proprio come in Bulgaria, in Lettonia e in Danimarca; stupisce scoprire, invece, che in Inghilterra non si arriva alla soglia di 1 apparecchio ogni 100mila persone. Per quanto concerne gli angiografi, invece, in Italia ce ne sono 13 ogni milione di abitanti, a fronte dei 20 della Finlandia e dei 14 del Lussemburgo.