RICERCA TRA GLI OLTRE 10MILA ARGOMENTI

17 novembre 2019

Definizioni in ginecologia

Menorragia: mestruazioni prolungate (> 7 giorni) o abbondanti (> 80 ml)

Metrorragia: emorragia irregolare

Menometrorragia: mestruazioni prolungate o abbondanti ed emorragie irregolari

Polimenorrea: mestruazioni ad intervalli inferiori a 21 giorni

Oligomenorrea: mestruazioni ad intervalli superiori a 35 giorni

Sanguinamento uterino disfunzionale: la causa più comune di sanguinamento uterino anomalo in adolescenti e donne in perimenopausa. É una diagnosi di esclusione. Oltre il 90% dei casi é anovulatorio il resto è ovulatorio.

Screening delle malattie sessualmente trasmesse

Nel sospetto cerca la clamidia, la gonorrea e la sifilide, in pazienti con:

recenti partner sessuali o molteplici partner sessuali
in pazienti con precedenti di malattie sessualmente trasmesse
in pazienti che fanno sesso per denaro o droga, e nelle donne in gravidanza.


Considera lo screening di routine in tutti i pazienti adolescenti sessualmente attivi e nei pazienti con precedenti di malattie sessualmente trasmesse


Considera anche i test per l'hiv, e l'epatite b e c nei pazienti ad alto rischio.

Creatinina

Valori normali

Maschio adulto < 1,2 mg/dl (si 106 mmol/l)

Femmina adulta < 1,1 mg/dl (si 97 mmol/l)

Bambino 0,5 - 0,8 mg/dl (si 44 - 71 mmol/l)


Rappresenta una stima clinicamente utile dell'GFR (filtrato glomerulare)

I valori normali di GFR sono compresi tra i 91 e i 120 mL/min; tanto più tale valore decresce, quanto più vi è il rischio di andare incontro a un danno renale.

In generale, un raddoppio della creatinina equivale ad una riduzione del 50% del filtrato glomerulare.

La creatinina
aumenta in caso di: insufficienza renale (prerenale, renale, da ostruzione, farmaco indotta (fans, aminoglicosidi,altri), gigantismo, acromegalia, ingestione di carne arrostita, falsamente positiva in caso di chetoacidosi diabetica

Rapporto albumina/globulina (nel siero)

Normale > 1

Come si calcola
albumina diviso per il totale delle globuline

Riduzione
cirrosi, malattie del fegato, sindrome nefrosica, glomerulonefrite cronica, cachessia, ustioni, infezioni croniche e stati infiammatori, mieloma

Principali cause di morte nella demenza di Alzheimer

sepsi

polmonite

embolia polmonare o altre malattie associate all'immobilità

16 novembre 2019

La prealbumina

La prealbumina o transtiretina è un altro tipo di proteina prodotto dal fegato. 
Ha una emivita di 2 - 3 giorni, che la rende un indicatore dei cambiamenti dello stato nutrizionale acuto rispetto all'albumina. 
Il livello può essere diminuito in pazienti con malattia epatica, danni tessutali diffusi, malnutrizione, perdita di proteine o infiammazione, nonché in pazienti che assumono estrogeni o contraccettivi ormonali
Più basso Il livello di prealbumina, maggiore è il rischio di mortalità. 

La prealbumina veicola la tiroxina e la vitamina a in tutto il corpo; pertanto, i bassi livelli di prealbumina riducono il trasporto di queste sostanze. 

I livelli di prealbumina elevati sono stati riscontrati in pazienti con malattia di Hodgkin ed in quelli che assumono un farmaco antinfiammatorio non steroideo.

15 novembre 2019

Ipertrofia prostatica benigna: l'obesità aumenta il rischio fino al 40%

CATANIA – L’obesità può aumentare fino al 40% il rischio di sviluppare l’ipertrofia prostatica benigna, una malattia che colpisce più di 6 milioni di italiani over 50. Ma ancora sottostimata, nonostante sia caratterizzata da sintomi evidenti: necessità di alzarsi più volte durante la notte per urinare, urgenza di vuotare la vescica in modo frequente anche durante il giorno e getto di urina che diventa sempre più debole con una sensazione di mancato svuotamento. Troppi pazienti si rivolgono all’urologo solo quando i segnali sono presenti già da tempo e ben il 75% abbandona le terapie dopo alcuni mesi. Per arrestare l’incremento progressivo della patologia, è necessario agire in due direzioni: da un lato, sensibilizzare gli uomini sull’importanza di seguire una dieta sana e praticare attività fisica costante. Soprattutto al Sud, dove sovrappeso e obesità rappresentano una vera e propria epidemia: interessano il 50,9% della popolazione in Campania, il 48,4% in Calabria e il 46,6% in Sicilia.

Dall’altro lato, è essenziale agire quanto prima con farmaci efficaci, come l’estratto esanico di Serenoa repens, per combattere l’infiammazione che è all’origine della malattia. Per questo gli urologi lanciano dal IX Congresso Nazionale SIUT (Società Italiana Urologia Territoriale), in corso a Catania, una grande campagna educazionale che si svolgerà nel 2020: “Il Sabato del villaggio – l’urologo del territorio in linea”, con un numero verde che tutti i cittadini possono contattare ogni sabato per ottenere informazioni sulle problematiche urologiche.

“La sindrome metabolica, condizione che implica una quantità eccessiva di grasso corporeo a livello addominale (oltre ad aumento della glicemia, ipertensione, alterati valori di colesterolo HDL e trigliceridi nel sangue), è strettamente correlata all’infiammazione che provoca l’ingrossamento della ghiandola prostatica e i conseguenti sintomi urinari – spiega Corrado Franzese, Presidente SIUT -. Inoltre l’obesità condiziona negativamente anche la risposta alle terapie. Da qui l’importanza di informare la popolazione sul ruolo degli stili di vita sani. L’urologo del territorio rappresenta il ‘front office’ della domanda urologica dei cittadini, grazie al link diretto con il medico di medicina generale. Vogliamo mantenere un atteggiamento proattivo nei confronti della popolazione, per evitare che i pazienti si rivolgano allo specialista solo quando hanno già sviluppato i sintomi, espressione di una malattia ormai in atto. Possiamo svolgere un ruolo decisivo nella prevenzione e nel controllo dell’ipertrofia prostatica benigna. Basta pensare che il 65% delle nostre visite ambulatoriali riguarda proprio questa malattia. E, ogni anno, un urologo del territorio visita in media 3.900 pazienti con ipertrofia prostatica benigna”. Ne è colpito il 50% degli uomini di età compresa fra 51 e 60 anni, il 70% dei 61-70enni, per arrivare al picco del 90% negli ottantenni.

“Nella maggior parte dei casi, sono proprio le compagne a spingere gli uomini a recarsi dallo specialista, perché più inclini a sottoporsi agli esami di prevenzione – afferma Vincenzo Mirone, Direttore della Scuola di Specializzazione in Urologia dell'Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’ -. Nella percezione comune, l’ipertrofia prostatica benigna è vista come un semplice disturbo, con una conseguente diffusa sottovalutazione. Un errore grave e pericoloso, anche perché alcuni sintomi dell’ipertrofia prostatica benigna sono comuni al cancro della prostata. Solo il medico è in grado di arrivare a una diagnosi certa. Se trascurata, l’ipertrofia prostatica benigna può progredire fino a causare ritenzione urinaria con l’impossibilità di vuotare la vescica. La vittima di una prostata che cresce è proprio la vescica. Il rischio è di ‘sfiancare’ completamente quest’organo e di far soffrire i reni. Ciononostante, solo il 22,4% dei pazienti segue correttamente le terapie”.

“Circa il 75% degli uomini abbandona i trattamenti dopo pochi mesi – continua il dott. Franzese -. Uno dei motivi è costituito dall’impatto di alcuni farmaci sulla vita sessuale, in particolare vi possono essere conseguenze negative sull’eiaculazione e sulla libido in seguito all’assunzione di determinati alfa litici e inibitori della 5-alfareduttasi. L’estratto esanico di Serenoa repens, invece, non ha effetti negativi sulla sessualità e ha dimostrato di ridurre in maniera statisticamente significativa, di circa il 30%, l’infiammazione che è all’origine della malattia ed è presente in 3 pazienti su 4 affetti da sintomi del tratto urinario inferiore. È importante che l’infiammazione sia trattata quanto prima”. Sulla base dei numerosi dati di efficacia, l’ente regolatorio europeo (European Medicines Agency, EMA) ha redatto nel 2015 un report, indicando l’estratto esanico come l’unico estratto di Serenoa repens supportato da sufficienti evidenze in grado di sostenerne un ampio utilizzo nell’ipertrofia prostatica benigna come farmaco di riconosciuta efficacia e sicurezza.

“Oltre all’impatto negativo sulla sessualità, un altro dei motivi della scarsa aderenza alle terapie va ricondotto all’insufficiente comunicazione medico-paziente – sottolinea Antonio Magi, Segretario Generale SUMAI (Sindacato Unico Medicina Ambulatoriale Italiana e Professionalità dell’Area Sanitaria) -. Lo specialista deve essere in grado di far capire al paziente che l’ipertrofia è una malattia cronica che, come l’ipertensione, va curata per tutta la vita. Per questo, tutti gli uomini over 50 dovrebbero sottoporsi a una visita specialistica una volta all’anno”.

“La dieta scorretta e le abitudini di vita sbagliate sono tra i principali fattori di rischio – conclude Mauro Gacci, Dirigente Medico di Urologia presso l’Azienda Ospedaliero Universitaria Careggi di Firenze e membro delle più importanti linee guida Europee (EAU-European Association of Urology) ed Internazionali (SIU-Societè International d’Urologie) sull’ipertrofia prostatica benigna -. La riduzione del sovrappeso può determinare un miglioramento dei disturbi urinari collegati all’ingrossamento della prostata. Una dieta povera di grassi e zuccheri può prevenire e curare l’infiammazione cronica della prostata che, nel corso degli anni, può portare all’ingrossamento della ghiandola e allo sviluppo dei conseguenti sintomi e disturbi urinari ad essa correlati. Piatti ricchi di Omega-3 e con effetto antinfiammatorio, il pesce, la crema di riso integrale, l’olio extravergine di oliva e di riso sono indicati per correggere le cattive abitudini a tavola; fra le verdure le carote, la zucca, le zucchine, il cavolo, il finocchio, la cicoria, le rape e le radici in genere. Al contrario, vanno limitati i cibi contenenti gli Omega-6, perché agiscono come cofattori negli stati infiammatori della prostata, in particolare le carni fresche e conservate, i salumi e gli insaccati, le uova, i fritti, i dolci e le bevande zuccherate, i formaggi grassi e le farine raffinate. È importante infine, svolgere un’attività fisica moderata con una certa regolarità negli anni: fare lunghe camminate a spasso svelto, andare in bicicletta almeno un paio di volte a settimana, ma anche giocare a tennis o a calcio, o andare regolarmente in palestra o in piscina può avere un impatto clinico molto significativo sui pazienti affetti da disturbi urinari legati alla prostata”.

14 novembre 2019

Tumore del seno: "5300 nuove diagnosi in fase metastatica nel 2019"

ROMA – Sono 5.300 nel 2019, in Italia, le nuove diagnosi di tumore del seno già in fase metastatica: rappresentano circa il 10% del totale. Grazie ad armi sempre più efficaci, alla disponibilità di farmaci innovativi e all’integrazione delle terapie sistemiche con i trattamenti locali, il carcinoma mammario metastatico oggi è una malattia trattabile, con una sopravvivenza mediana di 24-36 mesi. E, a 5 anni, il 25% di queste pazienti è vivo. Risultati impensabili solo 10 anni fa. Alle nuove strategie nella cura della malattia è dedicata la sesta edizione dell’International Meeting on New Drugs and New Insights in Breast Cancer, in corso all’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma con la partecipazione di più di 200 esperti da tutto il mondo.

“In Italia vivono circa 815mila donne dopo la diagnosi della malattia - afferma il prof. Francesco Cognetti, Direttore Oncologia Medica del Regina Elena e presidente del Congresso -. Oggi abbiamo molte armi a disposizione, dalla chemioterapia all’ormonoterapia alle terapie target fino all’immunoterapia. Tutte le pazienti devono essere trattate nelle Breast Unit, cioè in Centri di Senologia, dove è più alta l’adesione alle linee guida, migliore l’esperienza degli specialisti ed è garantita l’adozione di un approccio multidisciplinare. A livello europeo, è stabilito che possano definirsi Breast Unit solo le strutture che trattano almeno 150 nuovi casi ogni anno. La multidisciplinarietà ne è l’elemento fondante. La formazione di un team coordinato favorisce il raggiungimento di un alto livello di specializzazione delle cure, dallo screening fino alla riabilitazione, ottimizzando qualità e tempistica delle prestazioni, con l’obiettivo principale di prolungare e migliorare la vita delle pazienti”.

È dimostrato che, nelle strutture ad alto volume, la sopravvivenza a 5 anni raggiunge l’83,9% (rispetto al 78,8% nei centri che trattano fra i 50 e i 99 casi ogni anno e al 74,9% con meno di 50). “Il lavoro efficiente di un gruppo multidisciplinare produce appropriatezza, coerenza e continuità dei percorsi diagnostico-terapeutici – continua il prof. Cognetti -, traducendosi in un miglioramento dell’utilizzo delle risorse umane ed economiche, indispensabile per sostenere i costi crescenti della malattia”. Il “peso” economico del tumore della mammella, in Italia, raggiunge i 540 milioni di euro ogni anno (considerando ospedalizzazioni e assistenza previdenziale). Circa la metà (52%) è rappresentato dai costi ospedalieri, oltre il 41% dalle uscite previdenziali legate alla disabilità parziale al lavoro ed il restante 7% da una disabilità lavorativa completa.

“Oggi – spiega il prof. Cognetti - il carcinoma della mammella, con 53.500 nuovi casi nel 2019, è in assoluto il più frequente fra i cittadini del nostro Paese. Le nuove armi hanno cambiato radicalmente le prospettive di cura, infatti la mortalità è significativamente diminuita nel periodo 2003-2014 in tutte le classi d’età, in particolare dello 0,9% ogni anno nelle donne under 50, dello 0,8% fra le 50-69enni e dello 0,4% nelle over 70. In quindici anni, l’effetto combinato di screening e terapia adiuvante (cioè somministrata dopo la chirurgia) ha contribuito a ridurre la mortalità di più del 30%”.

“Oltre ai progressi nella malattia avanzata e metastatica, oggi si registrano notevoli miglioramenti nel trattamento adiuvante delle pazienti già sottoposte a chirurgia, effettuato per ridurre il rischio di recidiva – continua il prof. Cognetti -. In particolare, numerosi studi hanno dimostrato la validità dei test genomici nell’orientare la scelta del tipo di terapia, con la possibilità in circa il 40% delle pazienti di evitare trattamenti chemioterapici inutili e dannosi. Purtroppo questi test sono disponibili e rimborsabili dalla Regione solo in Lombardia”. I diffusi programmi di screening mammografico e la maggiore sensibilizzazione delle donne all’aumento dell’incidenza del carcinoma mammario hanno portato, negli ultimi anni, a un consistente incremento di diagnosi di carcinomi in stadio precoce. La chirurgia conservativa ha progressivamente sostituito la mastectomia nel trattamento delle neoplasie in stadio iniziale, perché, associata alla radioterapia, è in grado di garantire alle pazienti le stesse percentuali di sopravvivenza globale e libera da malattia e migliori risultati estetici, oltre all’indubbio vantaggio psicologico collegato alla conservazione della mammella, che si traduce in una migliore qualità di vita.

“La chemioterapia resta un’arma fondamentale nella lotta contro la malattia – sottolinea la dott.ssa Alessandra Fabi, Oncologia Medica Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma -. Se la malattia è in stadio iniziale, la strategia terapeutica può prevedere una combinazione di chirurgia, terapia farmacologica (chemioterapia, ormonoterapia, trattamento con anticorpi monoclonali) e radioterapia. In particolare, la chemioterapia ha lo scopo di ridurre il rischio di ripresa della malattia a livello locale e generale. Convenzionalmente si utilizzano regimi di associazione contenenti antracicline e taxani prolungati per circa 6 mesi. È importante che, se somministrata dopo la chirurgia, la chemioterapia venga iniziata non appena la paziente abbia completato il decorso operatorio e, comunque, entro 90 giorni dall’intervento: specialmente nei tumori più aggressivi, definiti triplo negativi, l’intervallo tra chirurgia e avvio della chemioterapia è correlato alla prognosi, con una significativa minore efficacia con un intervallo superiore a tre mesi. Se il tumore è in fase localmente avanzata, la malattia è considerata non operabile in prima scelta. Considerato anche l’elevato rischio di diffusione metastatica in questo stadio, la chemioterapia è il trattamento d’elezione, che deve comunque essere integrato con la chirurgia e la radioterapia. Nella fase metastatica, la chemioterapia può integrarsi con terapie ormonali, farmaci biologici, chirurgia, radioterapia e terapie di supporto”.

Vi sono diversi sottotipi della neoplasia, definiti in relazione alle alterazioni molecolari. “Questo ci consente di scegliere in maniera altamente selettiva il trattamento in relazione alle caratteristiche di ogni sottogruppo – afferma il prof. Maurizio Scaltriti, Direttore Associato del Center for Molecular-Based Therapies al Memorial Sloan-Kettering Cancer Center di New York -. In alcuni tipi di tumore della mammella (15-20% del totale) una proteina, HER2, è presente in quantità eccessiva, causando così una crescita rapida e incontrollata delle cellule malate. Dal punto di vista biologico, è una delle forme più aggressive e, in passato, non essendoci armi disponibili, queste pazienti presentavano la prognosi peggiore. Oggi invece, grazie a terapie mirate che bloccano il recettore HER2 e che sono utilizzate sia nelle forme iniziali non metastatiche che in quelle metastatiche, è cambiato radicalmente il decorso clinico”. Inoltre, come evidenziato in una recente pubblicazione a firma del prof. Scaltriti, una percentuale rilevante di tumori alla mammella positiva per i recettori ormonali e HER2 negativa (HR+/HER2-), un sottotipo che include circa il 65% di tutti i casi metastatici, presenta due mutazioni distinte del gene PIK3CA. Questa alterazione genetica rende questi tumori spiccatamente sensibili agli inibitori di PI3K, recentemente entrati nello scenario clinico.

Altri passi avanti sono stati fatti proprio per queste pazienti HR+/HER2- in postmenopausa con la patologia metastatica. “È dimostrato che la combinazione di ormonoterapia e delle nuove terapie a bersaglio molecolare (inibitori di CDK4/6) è migliore rispetto alla sola ormonoterapia standard: la sopravvivenza libera da progressione è raddoppiata – continua il prof. Cognetti -. Non solo. Nessun regime di chemioterapia si è dimostrato più efficace rispetto alla combinazione. In queste pazienti, la pratica clinica si sta progressivamente allontanando dall’impiego della chemioterapia per adottare la combinazione, in prima linea, di diverse molecole a bersaglio molecolare con la terapia endocrina”.

“È importante stimolare interazioni tra gli scienziati provenienti da diversi Paesi e fornire loro i mezzi necessari per svolgere attività di ricerca - conclude il prof. William J. Gradishar, Direttore del Dipartimento di Ematologia e Oncologia del Medicine Robert Lurie Comprehensive Cancer Center della Northwestern University di Chicago -. Oggi abbiamo a disposizione molte armi per combattere questo big killer: prevenzione, diagnosi precoce, chirurgia conservativa, chemioterapie combinate, terapie ormonali e farmaci biologici che permettono di assicurare la guarigione alla maggioranza delle donne colpite. I risultati presentati al convegno confermano come la strategia vincente sia quella di tarare la terapia sulle caratteristiche specifiche delle pazienti”.

13 novembre 2019

Bambini con paralisi cerebrale: una scoperta dei Centri Padre Pio migliora la qualità della vita

SAN GIOVANNI ROTONDO (FG) - Un passo importante per la ricerca sulla riabilitazione dei bambini affetti da paralisi cerebrale è stato segnato dalla Fondazione Centri di Riabilitazione Padre Pio Onlus di San Giovanni Rotondo. Con un recente studio pubblicato sull’accreditata rivista di settore ‘International Journal of Medical Sciences’ - primo del genere in letteratura - sono stati mostrati i progressi nel trattamento del drooling (la scialorrea) con l’utilizzo di vibrazioni muscolari focali.

L’importante attività di ricerca del centro di eccellenza è stata condotta su 22 piccoli pazienti degli “Angeli di Padre Pio”, per i quali sono stati registrati evidenti miglioramenti, misurati con scale di riferimento scientifiche. Nel 40% dei casi, infatti, i bambini affetti da paralisi cerebrale infantile presentano ‘drooling’ dovuto a disfunzioni del controllo motorio orale, oppure a disfagia, disordini sensitivi intra-orali, difficoltà nel coordinare testa, tronco e muscolatura oro-facciale.

Il drooling, che comporta la perdita di saliva dalla bocca, è una condizione che ha ripercussioni molto spiacevoli sia per i bambini che per genitori, ma anche per gli operatori sanitari. Le conseguenze del fenomeno sono socialmente gravose: rifiuto e isolamento sociale, indumenti perennemente umidi e sporchi, odore sgradevole, pelle screpolata e irritata, infezioni della bocca. Nei casi più gravi, si arriva alla disidratazione, difficoltà nel parlare, fino ad arrivare addirittura al danneggiamento di oggetti come libri, tablet o altri ausili per la comunicazione.

“Si tratta di un aspetto spesso sottovalutato dall’equipe riabilitativa - spiega la Dott.ssa Serena Filoni, direttore sanitario degli Angeli di Padre Pio e firmataria dello studio. La scialorrea può essere curata con l’utilizzo di farmaci, con interventi invasivi, con trattamenti logopedici, ma spesso si va incontro a effetti collaterali o a benefici meramente transitori.

Con l’approccio oggetto dello studio, invece, abbiamo dimostrato come il controllo motorio e il rafforzamento muscolare possono essere influenzati da una potente stimolazione propriocettiva, attraverso la vibrazione appunto, che raggiunge la corteccia somato-sensoriale e motoria attivando le fibre afferenti. La vibrazione, dunque, potrebbe favorire la riorganizzazione della corteccia motoria e somatosensoriale. I bambini che presentavano una sciaolorrea da moderata a grave, sono stati poi sottoposti al trattamento di vibrazione locale con Crosystem sui muscoli sottoomandibolari. Abbiamo incluso 22 pazienti nello studio. Dopo il trattamento, tutti i bambini sono stati rivalutati e i risultati sono stati sorprendenti. C’è stato un miglioramento statisticamente significativo in tutti i test effettuati sia subito dopo il trattamento che a distanza di 3 mesi”.

Questo approccio apre ora scenari di trattamento interessanti per una serie di motivi. Innanzitutto, perché può essere sottoposto anche a pazienti che non collaborano agli altri approcci, aumentando così le possibilità di successo. Inoltre è un trattamento breve, di sole 3 sedute, che agisce sulle cause del problema e non ha effetti collaterali.

Infine, la vibrazione può aver influenzato il sistema oro-facciale migliorando la coordinazione, il tono muscolare, la forza muscolare, la capacità sensoriale, migliorando così la “gestione” della saliva nella bocca. La deglutizione della saliva, una volta acquisita, viene costantemente allenata durante la giornata, in modo da potenziare gli effetti del trattamento, anche al follow-up. Si tratta quindi di un metodo “potenzialmente” duraturo e di grande impatto sulla qualità della vita dei piccoli pazienti e delle loro famiglie.

SCHEDA/COS'È IL DROOILING - La scialorrea (drooling), è una condizione clinica caratterizzata da un anomalo ed eccessivo accumulo di saliva nella cavità orale con caduta dal margine delle labbra. È un fenomeno fisiologico nei bambini fino a 2 anni, che può anche persistere fino al completamento della dentizione (4-6 anni) e che si arresta spontaneamente con il raggiungimento della maturazione motoria oro-facciale; la persistenza oltre i 6 anni è da considerarsi patologica.

Alcune forme di scialorrea o drooling sono dovute ad una ad una eccessiva produzione di saliva come succede in caso di infiammazioni, infezioni, oppure in alcune malattie neuromuscolari come la SLA o il Parkinson. Altre forme di scialorrea sono invece dovute all’incapacità di mantenere la saliva all’interno della bocca, per deficit di coordinazione, per scarso controllo del capo, del collo, delle labbra, oppure per alterata motilità della lingua o per disfunzioni sensoriali.

11 novembre 2019

Tumori neoendocrini: "Ritardi fino a 7 anni per diagnosi corrette"

MILANO – Sono rari e “silenziosi”, perché solo nel 20% dei casi mostrano sintomi specifici. Le conseguenze possono essere gravi, perché per due terzi dei pazienti colpiti dai tumori neuroendocrini (NET, Neuro-endocrine Tumors) i ritardi nella diagnosi arrivano fino a 7 anni. In Italia, ogni 12 mesi, sono stimati circa 2.700 casi di queste neoplasie, classificate come rare perché interessano meno di 6 persone ogni 100mila abitanti. Il nostro Paese è al vertice in Europa per numero di centri certificati dalla Società Europea dei tumori neuroendocrini (ENETS, European Neuroendocrine Tumor Society): sono 8 e uno dei criteri indispensabili per ottenere il riconoscimento è la soglia minima di casi da trattare ogni anno, pari a 80. A queste patologie eterogenee e difficili da individuare e gestire è dedicato un media tutorial oggi a Milano.

“I NET possono insorgere in numerosi organi: nel 60% dei casi, si sviluppano a livello del tratto gastro-entero-pancreatico, dove la componente cellulare neuroendocrina è più diffusa, interessando l’intero tratto dall’esofago al retto, incluso il pancreas – spiega il prof. Massimo Falconi, Presidente Itanet (Associazione Italiana per i Tumori Neuroendocrini), Direttore del Centro del Pancreas dell’IRCCS Ospedale San Raffaele e docente ordinario Università Vita-Salute di Milano -. La seconda sede più frequente è rappresentata dal tratto broncopolmonare (25%). Il principale problema del paziente colpito da una neoplasia rara è ‘dove andare’, cioè a quale istituzione oncologica riferirsi. Una corretta diagnosi e una buona decisione clinica iniziale di tipo multidisciplinare sono fattori cruciali. Non raramente, l’intervento chirurgico iniziale non è programmato su una diagnosi preoperatoria e deve poi essere ripetuto. Per affrontare in modo corretto queste patologie, è richiesta una competenza multispecialistica che include l’oncologo medico, il chirurgo, l’endocrinologo, il gastroenterologo, il medico nucleare, il radiologo, il patologo e il radiologo interventista. Solo in questo modo è possibile garantire al paziente precisione nella diagnosi e accesso al miglior percorso di cura”.

“Le forme funzionanti manifestano segni specifici, ma rappresentano solo il 20% dei casi – afferma il dott. Carlo Carnaghi, Responsabile Unità di Oncologia Ospedale Provinciale di Bolzano -. Sono caratterizzate da un’eccessiva secrezione di ormoni o di altre sostanze attive che, prodotte in eccesso, esaltano la loro funzione. Ad esempio, i pazienti colpiti da insulinoma, che secerne una quantità inappropriata di insulina, presentano crisi ipoglicemiche e svenimenti soprattutto a digiuno. Vi sono poi NET che producono gastrina con ulcere recidivanti. La sindrome da carcinoide è la più frequente e rappresenta più del 40% di tutte le sindromi delle forme funzionanti. È associata a eccessiva secrezione di serotonina da parte delle cellule tumorali, con diarrea, vampate di calore al volto e al collo, broncospasmo e scompenso cardiaco. Ulteriori sintomi possono essere iperidrosi, perdita di peso e comparsa di lesioni cutanee simili a quelle associate alla pellagra. Circa l’80% dei casi è però costituito dalle forme non funzionanti o non secernenti, che non esprimono ormoni in grado di determinare sintomi specifici”.

Per questo, solo quando la massa tumorale raggiunge dimensioni significative o compromette la funzionalità di specifici organi, la malattia diventa sintomatica. I NET non funzionanti vengono spesso individuati in modo casuale nel corso di accertamenti condotti per altre cause e tardivamente. Infatti circa il 60% dei tumori neuroendocrini è diagnosticato in fase avanzata. Ma la sopravvivenza a 5 anni, nel nostro Paese, è elevata, superiore al 60%. Proprio perché, negli ultimi anni, le armi a disposizione hanno permesso di realizzare passi in avanti significativi. “Siamo di fronte a patologie molto diverse fra loro, che richiedono un approccio personalizzato e una gestione integrata da parte di vari specialisti – sottolinea il dott. Carnaghi -. Mancano studi che indichino quale sia la migliore sequenza terapeutica da seguire. Pertanto è difficile capire quale sia la strategia più efficace da adottare in prima istanza. Servono più sperimentazioni in questo senso. La terapia dei tumori neuroendocrini è cambiata in maniera radicale negli ultimi anni, perché nuovi approcci terapeutici hanno determinato la revisione degli standard di cura”. “Se la patologia è localizzata, trova una risposta nella chirurgia, che porta a guarigione alte percentuali di pazienti – continua il prof. Falconi -. La malattia metastatica può giovarsi della chirurgia solo in rari casi. In questa fase, entrano in campo le terapie farmacologiche. Dalla chemioterapia, che è tuttavia efficace solo in alcune forme, agli analoghi della somatostatina, ai farmaci ‘bersaglio’, fino alle strategie locoregionali come la embolizzazione o la termoablazione epatica. Recentemente è stata inoltre approvata anche in Italia la terapia radiorecettoriale, che, attraverso la somministrazione di un radiofarmaco, è in grado di veicolare una ‘energia distruttiva’ mirata in modo specifico sulle cellule tumorali”.

Un’indagine ha approfondito il vissuto dei pazienti: qualità del sonno e intimità di coppia sono gli aspetti più colpiti dalla patologia. Per circa un terzo l’impatto sulla professione è significativo e 4 su 10 sono stati costretti a lasciare il lavoro (per il malessere fisico o psicologico e per il tempo richiesto dalle terapie). “Per l’80% il percorso che ha condotto alla diagnosi è stato difficile (molto per il 53% e abbastanza per il 27%) – spiega Barbara Picutti, consigliere Net Italy (Associazione Italiana Pazienti con tumori neuroendocrini) -. Dai risultati dell’indagine, soltanto la metà si sente adeguatamente informata rispetto alle diverse dimensioni della patologia, dalle aspettative di vita ai servizi a disposizione dei malati, fino al decorso e possibili conseguenze del tumore. E solo il 50% si sente completamente soddisfatto del rapporto con il medico. Per il 73%, le principali iniziative da sviluppare riguardano proprio la formazione di team di specialisti. Le lacune nell’assistenza possono pregiudicare l’esito delle cure, riducendo le opportunità di trattamento e la gestione efficace della malattia. Le associazioni dei pazienti, che l’indagine evidenzia come uno dei canali principali di informazione per i malati di tumore neuroendocrino, devono assumere un ruolo chiave nell’affrontare questi problemi in stretta collaborazione con i clinici e con le Istituzioni, collaborando per potenziare e migliorare l’accesso alle informazioni, all’assistenza e alla ricerca cui tutti i malati hanno diritto”.

“Le manifestazioni cliniche della sindrome da carcinoide (in particolare diarrea e problemi cardiaci) rappresentano l’aspetto più grave della malattia, con implicazioni di tipo prognostico – afferma il dott. Carnaghi -. Trattamenti farmacologici permettono una netta riduzione dei sintomi nell’80% dei casi. Non solo. Nella maggioranza dei pazienti, questi trattamenti consentono di rallentare l’evoluzione della malattia in modo significativo”.

“I tumori neuroendocrini possono rimanere silenti per anni, crescono lentamente spesso senza causare sintomi specifici – conclude il prof. Falconi -. Difficilmente un clinico può affrontare da solo e con perizia questa patologia rara e complessa. Serve un’alleanza tra le diverse figure professionali competenti. Inoltre, è necessario concentrare risorse e conoscenze in centri di riferimento e condividere il più possibile le esperienze acquisite. Uno degli obiettivi di Itanet è indicare sia ai clinici che ai pazienti un percorso di cura chiaro e definito, promuovendo la diffusione delle nuove conoscenze e il loro trasferimento nella pratica clinica. I centri di riferimento devono rappresentare un servizio per il paziente, il territorio e la comunità medica. La rarità della patologia e la richiesta di competenze specifiche devono fare sì che non solo lo specialista ma anche il medico di famiglia, che per primo visita il paziente, sappiano indirizzarlo al centro di riferimento più vicino. Inoltre vanno promossi progetti di ricerca nazionali e internazionali, per individuare terapie sempre più basate sull’evidenza”.

9 novembre 2019

Ritirato dal mercato nuovo lotto medicinale influenzale: ecco info

ROMA - Il ritiro immediato su tutto il territorio nazionale di un ulteriore lotto di un medicinale influenzale dagli scaffali è stato disposto dalla Società A. Menarini, diretta produttrice dello stesso. Questo farmaco è molto utilizzato soprattutto in questo periodo per combattere le affezioni del sistema respiratorio. Tra le patologie per le quali se ne raccomanda l’uso vi sono bronchiectasie, broncopneumopatia cronica ostruttiva, faringite acuta, influenza, laringite acuta, laringite cronica, polmonite, raffreddore, rinite allergica e tosse.

Nello specifico l’azienda ha dettagliato in una nota diffusa da Codifi - Consorzio Stabile per la Distribuzione, tutte le informazioni relative al richiamo. Si tratta delle confezioni del lotto n. 81001 con scadenza 2-2021 da 200 ml di sciroppo mucolitico ‘Mucoaricodil’ con autorizzazione AIC 033561046. E’ a base del principio attivo Ambroxolo Cloridrato, appartenente alla categoria mucolitici ed è commercializzato in Italia dall’azienda A. Menarini Industrie Farmaceutiche Riunite S.r.l..

8 novembre 2019

"Aumenta il rischio per il sistema cardiovascolare", nuovi studi 'contro' la sigaretta elettronica

ROMA - Non si creda che l’alternativa fornita dalle sigarette elettroniche costituisca un “toccasana” per la salute dei fumatori. Sono numerosi gli studi che si stanno focalizzando sugli effetti dei vapori descritti dai produttori come assolutamente innocui e che purtroppo stanno rivelando numerose criticità anche di questi apparati. A dimostrarlo l’ennesima ricerca dell'Ohio State University, che hanno trovato sempre più dati sui loro effetti collaterali, come spiegano sulla rivista "Cardiovascular Research".

«Le e-cig contengono nicotina, particolato, metalli e aromi, non solo dell'innocuo vapore acqueo - commenta Loren Wold, coordinatrice dello studio -. Dagli studi sull'inquinamento atmosferico sappiamo che il particolato fine entra in circolazione e ha effetti diretti sul cuore. I dati sulle sigarette elettroniche vanno in questa direzione».Le prove dei loro effetti dannosi sul cuore e i vasi sanguigni si vanno accumulando. La nicotina aumenta la pressione del sangue e il battito cardiaco, mentre il particolato fa indurire le arterie, con effetti sui polmoni.

«Molti studi hanno esaminato gli effetti acuti dello svapo, ma l'effetto dell'esposizione cronica non è stato analizzato», aggiunge. Inoltre gli ingredienti e il modo di rilascio non sono standardizzati. Gli apparecchi di nuova generazione rilasciano più vapore concentrato per periodi più lunghi: ciò significa che i primi studi fatti hanno sottostimato il loro effetto.

«Molte compagnie non pubblicano il contenuto dei loro liquidi, sostenendo che ne sono proprietari - continua la Wold -. Servono più prodotti uniformi per studiare gli effetti acuti e cronici di ogni componente da solo e in combinazione». E a chi non ha mai usato nicotina, il consiglio è di evitare le sigarette elettroniche. «È troppo rischioso - conclude - pensare che non si diventerà dipendenti e non si avranno conseguenze negative. Non ne vale la pena. Le e-cig non sono un'alternativa innocua al fumo di tabacco».

Per Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, fumare le sigarette elettroniche non ne vale la pena. Troppo rischiose per il sistema cardiovascolare. E' sempre bene ricordare alcuni principi di salute che appaiono banali ma che aiutano senz’altro a vivere meglio: fumare, così come avere un’alimentazione insalubre e uno stile di vita sedentario può contribuire ad occludere ed indurire la parete arteriosa, causando la condizione nota come arteriosclerosi. Altri rischi legati a questo problema sono l’angina e le malattie coronariche.

6 novembre 2019

Cura dei denti, l’importanza di avere gengive sane

C’è una parola chiave, un concetto capace di regolare più aspetti della vita di ciascuno. Il riferimento è alla prevenzione, ovvero a tutte quelle attività che mirano a evitare un disagio anche grave, che può condizionare in peggio la quotidianità. La prevenzione è decisiva soprattutto in ambito medico e, in particolare, in quello dentistico dove molto semplicemente è possibile identificarla come la miglior cura per mantenere dei denti sani. Il sorriso è il primo biglietto da visita di una persona che si interfaccia nelle relazioni di tutti i giorni, proprio come è simbolo e identità anche di affermati divi del cinema. Ecco perché è importante concentrarsi in primis sulla salute delle proprie gengive, continuamente esposte all’esterno. Nel caso in cui si riscontrino gonfiori o arrossamento c’è una sola cosa da non fare: sottovalutare i possibili rischi che si celano dietro questo sintomo. Una semplice gengivite può degenerare in parodontite che, conosciuta anche come ‘piorrea’, è una patologia che può portare alla distruzione dei tessuti che sostengono i denti con il rischio di perderli, ma che può anche condurre ad altre complicazioni per la salute, come spiegato sul blog del dentista Sante Vassallo. Soprattutto nelle forme più gravi può portare all’immissione in circolo di batteri patogeni. E, di conseguenza, a un aumento generalizzato dell’infiammazione all’interno dell’organismo. Complicazioni particolarmente pericolose possono insorgere in gravidanza e in quelle persone che soffrono di diabete, in quest’ultimo caso perché quando il paziente ha una glicemia alta aumenta il rischio che la parodontite progredisca: questo compromette la possibilità di mantenere un corretto controllo glicemico.

I sintomi e i rischi della parodontite per la salute
Secondo un recente studio, peraltro, le infiammazioni gengivali rappresentano un reale problema per circa venti milioni di persone in Italia, per otto di questi il disturbo porta alla parodontite mentre per tre milioni c’è il rischio di perdere uno o più denti in conseguenza della patologia. E’ anche vero che intorno alla parodontite c’è poca consapevolezza, in pratica le stime parlano di due italiani su tre che non conoscono affatto la patologia e le sue conseguenze. E’ dunque evidente che bisogna iniziare dal saper riconoscere quelli che sono i segnali che arrivano dalla bocca, in modo da non sottovalutare i possibili problemi gengivali. Sempre tenendo presente che tutte le infezioni dentali, se sottovalutate, possono creare spiacevoli complicazioni. Ma come riconoscere i segni di una parodontite? Quando ci si lavano i denti è utile osservare se vi sia la presenza di una infiammazione che sta provocando un sanguinamento: la gengivite, infatti, è il primo campanello di allarme. La reazione della maggior parte delle persone è lasciar perdere, in attesa che il fenomeno passi, con il risultato che spesso la situazione finisce per aggravarsi. La tempestiva diagnosi di un esperto dentista può scongiurare conseguenze negative: una precisa igiene orale quotidiana e periodiche sedute di igiene professionale sono in generale la ricetta perfetta per evitare ogni rischio. Il fatto di sottovalutare i sintomi di una parodontite può voler dire alito cattivo, gonfiore e mobilità dentale: da qui si può anche arrivare alla perdita di uno o più denti.

5 novembre 2019

A Borgo Egnazia 'Expo Medicine – Where Excellence is'

BARI - Sabato 14 e domenica 15 dicembre a Borgo Egnazia (Savelletri, Fasano) Expo Medicine, l’esposizione simbolo di eccellenza promossa dalla Fondazione AIMS per informare i cittadini e aggiornare i medici sulle più recenti e innovative attività di prevenzione medica. Anteprima a Villa Romanazzi Carducci (Bari), venerdì 13 dicembre con un evento formativo riservato ai giovani medici e dedicato all’importanza della comunicazione tra medico e paziente

‘Expo Medicine – Where Excellence is’ è un evento unico in Italia, dedicato a tutte le branche mediche, cliniche e chirurgiche. Simbolo di eccellenza si declina in 3 mondi: medicina, formazione e territorio. Promosso dalla Fondazione AIMS Onlus, con il supporto di Accademia Italiana Medici Specializzandi, leader nella formazione rivolta ai giovani medici, e AIMS Eventi, provider di Educazione Continua in Medicina (Ecm), Expo Medicine si aprirà a Bari venerdì 13 dicembre (dalle ore 8.30) con una pre-conferenza a Villa Romanazzi Carducci, dedicata all'importanza della prevenzione e della comunicazione medico-paziente. Sabato 14 (dalle ore 16 alle ore 20) e domenica 15 (dalle ore 9 alle ore 13) dicembre a Borgo Egnazia (Savelletri, Fasano) esponenti di spicco del mondo medico, tra i quali numerosi professori dell’Università degli Studi di Bari, coordineranno workshop nelle sette sale che saranno allestite per l’occasione nella zona congressuale. Si discuterà delle ultime novità in cardiologia, oncologia, chirurgia, ortopedia, pediatria, neuropsichiatria, otorinolaringoiatria, farmacologia, odontoiatria. Ma non solo. Il programma ospita anche incontri dedicati alla medicina di precisione, alla medicina legale e del lavoro, alla diabetologia, alle malattie immunologiche, ai vaccini, ai sani stili di vita, alla diagnostica per immagini, agli oppiacei del futuro. Expo Medicine non è solo un evento riservato alla formazione dei giovani medici. E’ una vera e propria esposizione dedicata alla salute. L’intera comunità pugliese, infatti, avrà la possibilità di assistere alle comunicazioni scientifiche e di accedere alle cosiddette "Case della Prevenzione", dove sono previste numerose e utilissime attività, a partire dalle visite gratuite che potranno essere effettuate solo dopo necessaria prenotazione online. Tra le "Case", a titolo esemplificativo, si citano la "Casa dei dolci Ricordi" dove si potranno incontrare le associazioni che dedicano la loro attività ad assistere e supportare le famiglie di persone affette da patologie degenerative quali Parkinson e Alzheimer; la “Casa dell’Infanzia" all'interno della quale si svolgeranno a favore di neo genitori corsi di disostruzione pediatrica, di igiene del neonato e di rianimazione pediatrica e saranno fornite informazioni su tutto quello che ruota intorno al tema vaccini. Collegato direttamente a questa ‘Casa’ sarà realizzato uno spazio per i più piccoli, all’interno del quale gli stessi potranno prendere parte ad attività, laboratori ludici e ricreativi. E ancora la “Casa della Donna” dove saranno effettuati esami di screening per la prevenzione delle patologie tiroidee e del carcinoma mammario; la “Casa dell’Uomo” dove si farà formazione e informazione su patologie oggi diffuse, ma taciute, tra cui eiaculazione precoce e disfunzione erettile; la “Casa del Sorriso”, dedicata all'igiene orale e allo screening delle patologie orali; la “Casa dell’Udito", dove si potranno effettuare controlli, ricevere informazioni sui rischi legati all’inquinamento acustico e testare gli apparecchi acustici più all’avanguardia; la “Casa del Cuore" che ospiterà focus riguardanti l’infarto e l’ipertensione con possibilità di effettuare dei check-up mediante l’utilizzo di ecografi messi a disposizione in loco; la “Casa della Cute” dove sarà possibile effettuare trattamenti viso, mani, capelli, make-up, rimodellamento corporeo e laser a carattere non solo meramente estetico, ma anche​ curativo; la “Casa dell’Alimentazione” dove si affronterà il tema delle intolleranze alimentari.

In particolare, si approfondiranno le cause, i sintomi e la dieta da adottare, il tutto accompagnato da consapevoli degustazioni di pane, olio, salumi, formaggi, birre, rum e cioccolato; la “Casa della Vista” dove si terranno controlli ad hoc e focus sui rischi legati a una scorretta esposizione ai raggi UV, prevenzione dell’insorgenza di patologie visive. In collaborazione con gli esperti della "Casa della Cute” si avrà la possibilità di partecipare all’esperienza make-up pensata per chi indossa gli occhiali; la “Casa della Psiche" dove verranno dati consigli utili alla cura delle cefalee, anche di tipo psicologico; la “Casa del Respiro” che sarà animata anche da associazioni che si occupano della prevenzione e cura del tabagismo; la “Casa della Robotica” come un approccio al futuro attraverso la chirurgia robotica, un universo in continua evoluzione; la “Casa dello Sport” dove l’esperienza associata di chirurgia laparoscopica permetterà di conoscere le tecniche più all’avanguardia e meno invasive possibili. Tutte le "Case" funzioneranno come centri sperimentali per associazioni, sponsor e medici che collaboreranno sinergicamente al fine di raggiungere l’obiettivo primario di Expo Medicine: informare e consigliare il “paziente” sulle più recenti e innovative attività di prevenzione. Expo Medicine è patrocinato da: Accademia Tecnologie Avanzate nelle Scienze di Igiene Orale, Associazione Igienisti Dentali Italiani, Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (SIGO), Società Italiana di Oncologia Ginecologica (SIOG), Società Italiana di Neonatologia (SIN), Società Italiana Nefrologia (SIN Reni), Società Italiana di Chirurgia (SIC), Regione Puglia, Università degli Studi di Bari Aldo Moro, FNOMCeO (Federazione Nazionale Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri) OMCeO Roma, OMCeO Milano, OMCeO Taranto e ASL Brindisi.

Per ricevere ulteriori informazioni su Expo Medicine e/o per prenotare una visita gratuita compilare il form pubblicato sul sito www.expomedicine.it o telefonare al 375.6069191.


IL PROGRAMMA SCIENTIFICO DI EXPO MEDICINE

SALA EGNAZIA A

SABATO 14.12 dalle ore 16

GASTROENTEROLOGIA - Fegato grasso e chemioprevenzione del colon retto, infezione da Helicobacter pylori,  Alfredo Di Leo

OTORINOLARINGOIATRIA  - Impianti cocleari e protesi impiantabili, Nicola Quaranta

RADIOLOGIA -  La nuova diagnostica per immagini (prostata, cuore, mammella), Arnaldo Scardapane

SCIENZE DELL’ALIMENTAZIONE - Stile di vita: chi sbaglia di più?, Giovanni De Pergola

DOMENICA 15.12 dalle ore 9

GINECOLOGIA - Carcinoma ovarico, profilassi chirurgica del carcinoma ovarico su base genetico molecolare, funzione mitocondriale e bioenergetica, vantaggi del test genetico e al posto dell’amniocentesi, gain health: la chirurgia ginecologica mininvasiva ambulatoriale, Ettore Cicinelli, Oronzo Ceci, Gennaro Cormio

SALA EGNAZIA B

SABATO 14.12 dalle ore 16

ANESTESIA - Gli oppiacei del futuro, Francesco Bruno

ANESTESIA - Supporto extracorporeo polmonare tramite EMCO, Salvatore Grasso

NEUROCHIRURGIA - Le malattie cerebrovascolari: dallo screening al trattamento, Francesco Signorelli

NEFROLOGIA - Ruolo del microbiota intestinale nelle malattie renali, Loreto Gesualdo

DOMENICA 15.12 dalle ore 9

EMATOLOGIA - La medicina di precisione in onco-ematologia, Attilio Guarini

OFTAMOLOGIA - Glaucoma e diagnosi precoce, Michele Vetrugno

PNEUMOLOGIA - Disturbi respiratori del sonno e obesità, Onofrio Resta

SALA EGNAZIA C

SABATO 14.12 dalle ore 16

CHIRURGIA GENERALE - La chirurgia epatica mininvasiva: MILS, Leonardo Vincenti

CHIRURGIA GENERALE - Nuove tecnologie in chirurgia epatica, Piercarmine Panzera

CHIRURGIA GENERALE - Breath biopsy nello screening del cancro colorettale, Donato Francesco Altomare

CHIRURGIA GENERALE - Chirurgia laporoscopica, chirurgia tiroidea transascellare robotica, Angela Pezzolla

DOMENICA 15.12 dalle ore 9

NEUROLOGIA - L’importanza degli studi Real Life per guidare la terapia della sclerosi multipla, Maria Trojano

NEUROLOGIA - Sclerosi multipla: biomakers, Damiano Paolicelli

NEUROLOGIA - Tecniche avanzate di indagine funzionale nel dolore, Marina De Tommaso


SALA EDESSA

SABATO 14.12 dalle ore 16

CARDIOLOGIA - La prevenzione della morte improvvisa, la gestione dei pazienti con scompenso mediante telemedicina, Stefano Favale

CHIRURGIA VASCOLARE - La Patologia complessa dell’aorta toraco-addominale, Raffaele Pulli

CARDIOCHIRURGIA - Cuore artificiale: what’s news?, Aldo Milano

MEDICINA DEL LAVORO - Esposizione occupazionale ed ambientale a cancerogeni e sostanze tossiche ubiquitarie, Luigi Vimercati

DOMENICA 15.12 dalle ore 9

FISIATRIA -  I Flussi informativi nella riabilitazione, Pietro Fiore

UROLOGIA - La salute sessuale della coppia, Carlo Bettocchi

CHIRURGIA GENERALE - Chirurgia robotica, mininvasiva, epatobiliopancreatica, Riccardo Memeo


SALA FLORINA

SABATO 14.12 dalle ore 16

ONCOLOGIA - Innovazioni in oncologia: la biopsia liquida nella diagnostica precoce e prevenzione, Franco Silvestris e Marco Tucci

CHIRURGIA TORACICA -  Chirurgia mininvasiva del polmone e del mediastino, Giuseppe Marulli

ORTOPEDIA – La rigenerazione ossea. News in chirurgia vertebrale, Biagio Moretti

DOMENICA 15.12 dalle ore 9

FARMACOLOGIA – Medicina di precisione nelle miotonie non distrofica, Jean Francois Desaphy

Biomarcatori per l’identificazione preventiva e trattamento farmacologico in soggetti ad alto rischio di stroke criptogenico, Monica Montagnani

IGIENE - Comunicazione in Sanità pubblica, Michele Quarto

MALATTIE INFETTIVE - Ruolo del segmento V2 nel gene ENV di HIV nella trasmissione dell’infezione e possibili approcci terapici e vaccinali, Annalisa Saracino


SALA TORRI

SABATO 14.12 dalle ore 16

ODONTOIATRIA - Innovazioni tecnologiche e protocolli sperimentali in paraodontologia e chirurgia generale, Gianfrancesco Favia, Felice Roberto Grassi, Francesco Inchingolo, Massimo Petruzzi

DOMENICA 15.12 dalle ore 9

NEUROPSICHIATRIA INFANTILE - Disturbi del neurosviluppo , Lucia Margari

PEDIATRIA - Prevenzione vaccini, Nicola Laforgia


SALA LIBRARY

SABATO 14.12 dalle ore 16

MEDICINA INTERNA - Le malattie immunologiche oggi. Focus sul LES, Angelo Vacca

MEDICINA INTERNA - Immunodeficit e terapia, Carolina Marasco

MEDICINA INTERNA - Gammopatie monoclonali, Roberto Ria

MEDICINA INTERNA – Immunopatologia clinica e autoimmunità, Vito Racanelli

MEDICINA INTERNA - Patologia ipertensiva e prevenzione, Giuseppe Ranieri

CHIRURGIA BARIATRICA - Obesità: dal mito dell’opulenza alla silhouette, Palma Capuano

DOMENICA 15.12 dalle ore 9

CHIRURGIA GENERALE -  La chirurgia tiroidea: dal taglio Kocher agli accessi remoti, Mario Testini

CHIRURGIA GENERALE -  Tumore della mammella: approccio multidisciplinare, Angela Gurrado

CHIRURGIA GENERALE -  Carcinoma mammario: le nuove frontiere della chirurgia plastica e ricostruttiva, Giuseppe Giudice


SALA GAME

SABATO 14.12 dalle ore 16

MEDICINA LEGALE - Medicina legale oggi , Francesco Introna

CARDIOLOGIA D’URGENZA - Health e telemedicina, Ottavio Di Cillo

PSICHIATRIA - Medicina di precisione in psichiatria, Alessandro Bertolino

ALLERGOLOGIA - Allergia alimentare della dieta mediterranea, Luigi Macchia

DOMENICA 15.12 dalle ore 9

ENDOCRINOLOGIA - Nuove evidenze e prospettive nella terapia del diabete, Francesco Giorgino

OTORINOLARINGOIATRA - Quando la scienza diventa arte, Matteo Gelardi

MEDICINA INTERNA - Ipertensione arteriosa: danno microcircolatorio e misure in ambiente medico e naturale, Pietro Nazzaro

29 ottobre 2019

Artrite reumatoide: colpiti in totale 30mila siciliani

PALERMO – Per migliorare la gestione e l’assistenza ai pazienti siciliani, colpiti da artrite reumatoide, bisogna attivare e rendere operativa il prima possibile la rete reumatologica regionale. Per migliorare la qualità e l’aspettativa di vita bisogna anche accelerare i tempi delle diagnosi precoci e favorire il più possibile la medicina di precisione. Sono questi i due principali messaggi che emergono dal convegno regionale “MOMAr Sicilia – Modelli Operativi nel Management dell’Artrite reumatoide”, che si svolge oggi a Palermo. L’evento scientifico è reso possibile grazie al contributo educazionale non vincolante di Bristol-Myers Squibb e gode del patrocinio di ASIMAR (Associazione Siciliana Malati Reumatici).

In questa occasione viene presentato e discusso un documento realizzato da clinici e farmacisti ospedalieri sul trattamento della patologia. E’ il punto d’arrivo di un lavoro iniziato nell’ottobre 2017 e che ha visto la partecipazione di specialisti reumatologi attivi in Sicilia siciliani. L’artrite reumatoide si calcola che colpisca 30.000 siciliani per un totale di oltre 400mila casi in tutta la Penisola. “E’ una patologia infiammatoria molto dolorosa che determina danni articolari gravi, disabilità e a volte può essere fatale - affermano i proff A.Ferrante e R. Foti, Referenti Scientifici di MOMAr Sicilia -. Il Progetto della Rete Reumatologica Siciliana risale al 2012 e chiediamo sia realmente attuato. Si pone l’obiettivo di creare una corretta e virtuosa integrazione tra l’assistenza ospedaliera e quella territoriale. In questo modo potremmo ottimizzare anche le risorse economiche pubbliche destinate a questa branca della medicina. Le Rete si deve articolare su più livelli e solo i casi più gravi sono gestiti in pochi centri d’eccellenza, supportati da strutture sanitarie dislocate nelle varie provincie. Dobbiamo però tuttavia ridurre i ritardi diagnostici perché in ancora troppi casi interveniamo quando la situazione è in parte compromessa. E’ infatti dimostrato che un tempestivo intervento terapeutico, soprattutto nelle fasi iniziali, rappresenta una straordinaria opportunità da non perdere. Possiamo così modificare sensibilmente l’evoluzione e il decorso della malattia. Questo consentirebbe inoltre di favorire l’accesso alle cure dei pazienti che afferiscono al Centro di riferimento con un approccio multidisciplinare. Per incrementare le diagnosi precoci risulta infine fondamentale il ruolo del medico di medicina generale che deve essere quindi opportunamente preparato”.

La seconda sessione del convegno di Palermo vede un approfondimento sulla medicina personalizzata. I diversi specialisti si confrontano sugli aggiornamenti scientifici circa la gestione di vari profili di paziente. “Ogni singolo caso di patologia presenta delle proprie peculiarità - aggiungono i proff G. Pistone e G. Provenzano Referenti Scientifici di MOMAr -. Come prima cosa va ricordato come in Sicilia la prevalenza della malattia risulta doppia nelle donne rispetto agli uomini. Spesso i malati sono nel pieno della loro fertilità e quindi dobbiamo preservarne le capacità riproduttive. A volte dobbiamo trattare persone in sovrappeso o obese, a forte rischio cardiovascolare, con precedenti infezioni o interessati da altre malattie. L’approccio terapeutico deve quindi essere sempre più personalizzato. Contro l’artrite reumatoide abbiamo a disposizione farmaci estremamente efficaci che però presentano costi importanti. La spesa per queste cure rappresenta da sola oltre il 52% di tutti i costi per il trattamento della malattia. Diventa quindi fondamentale favorire l’appropriatezza e l’aderenza terapeutica per evitare sprechi alla collettività e problemi ai singoli pazienti. Con il Progetto MOMAr entriamo in dettaglio sulla gestione di diversi profili di pazienti e fornire dei percorsi terapeutici che siano di riferimento per tutto il personale medico che lavora in Regione. Infine vogliamo ricordare come i biosimilari rappresentino una valida opzione terapeutica e possono favorire la sostenibilità del sistema sanitario regionale. La decisione circa il loro utilizzo spetta però sempre e solo al clinico e non può essere imposta per motivi di budget delle strutture sanitarie”.

28 ottobre 2019

Emogasanalisi nella valutazione preoperatoria del paziente

in caso di intervento chirurgico non vi é alcuna indicazione assoluta

alcuni studi hanno dimostrato che una pco2 elevata correla con un aumentato rischio di complicazioni polmonari

tuttavia una pco2 elevata non deve escludere un paziente dalla chirurgia

27 ottobre 2019

Anestetici locali

benzocaina

bupivacaina

capsaicina

cocaina

dibucaina o nupercaina

lidocaina

anusol (per alcuni)

Amoxicillina

Impieghi comuni: gestione dei batteri gram - positivi sensibili (streptococci) e batteri gram - negativi (h. influenzae, e. coli, p. mirabilis; ie, profillassi di sbe, otite media, infezioni delle vie respiratorie, urinarie, cutanee).

Dosaggio:
Adulti: 250 - 500 mg. per os 3 volte al di.


Nota: ipersensibilità incrociata con la penicillina; può causare diarrea, rash cutaneo; molti ceppi ospedalieri di e. coli sono resistenti.

Amlodipina

Usi comuni: ipertensione arteriosa, angina cronica stabile e angina vasospastica.


Dosaggio: 2,5 - 10 mg al  di 

Glimepiride

Impieghi comuni: controllo del diabete mellito non insulino - dipendente.

Dosaggio: 1 - 4 mg una volta al giorno.

Abciximab (ReoPro)

Impieghi comuni: prevenzione delle complicanze acute ischemiche nei pazienti sottoposti ad angioplastica transluminale percutanea (PTCA).

Dosaggio: 0,25 mg/kg somministrati 10 - 60 min prima dell'angioplastica transluminale percutanea, poi 0,125 mg/kg/min (10 mg/min) in infusione continua per 12 ore

Note: utilizzato contemporaneamente all'eparina; puó causare reazioni allergiche.

Le proteine sieriche: costituenti e possibili condizioni patologiche associate

Frazione proteica
Albumina
Percentuale delle proteine totali: 52–68
Costituenti: Albumina
Aumento: disidratazione 
Diminuzione: nefrosi, malnutrizione, malattia epatica cronica

Frazione proteica
Alfa1-Globuline
Percentuale delle proteine totali: 2.4–4.4
Costituenti: thyroxine-binding globulin, antitripsina, lipoproteine, glicoproteina, transcortina
Aumento: Infiammazione, neoplasia
Diminuzione: nefrosi, carenza di alfa1 antitripsina

Frazione proteica
Alfa2-Globuline
Percentuale delle proteine totali: 6,1–10,1
Costituenti: aptoglobina, glicoproteina, macroglobulina, ceruloplasmina
Aumento: Infiammazione, infezione, neoplasia, cirrosi
Diminuzione: grave malattia epatica, anemia emolitica acuta

Frazione proteica
 BetaGlobuline
Percentuale delle proteine totali: 8,5–14,5
Costituenti: Transferrina, glicoproteina, lipoproteina
Aumento: Cirrosi, ittero ostruttivo
Diminuzione: nefrosi

Frazione proteica
Gamma-Globuline (immunoglobuline)
Percentuale delle proteine totali: 10–21
Costituenti: IgA, IgG, IgM, IgD, IgE
Aumento: Infezioni, malattie vascolari del collagene, leucemia, mieloma
Diminuzione: agammaglobulinemia, ipogammaglobulinemia, nefrosi

25 ottobre 2019

Prevenzione del cancro della prostata

Non esistono farmaci approvati o modifiche alimentari per prevenire il cancro della prostata.
La finasteride, comunque, è stato studiata a tal fine. 
È stata riscontrata una riduzione di rischio moderata, associata peró ad un aumentato rischio di malattia di grado elevato. 
Non è stata perció approvata dall' FDA per la prevenzione del cancro della prostata.

Lo screening del cancro della prostata è controverso:
-alcuni raccomandano di contrastare lo screening mediante PSA per il cancro alla prostata, concludendo che il pericolo  di uno screening sovrappesi il beneficio
-per gli uomini dai 55 ai 69 anni, viene raccomandato che sia presa una decisione comune tra medico e paziente riguardo al controllo del PSA.
-lo screening con il PSA probabilmente non è raccomandata nei pazienti con aspettativa di vita stimata inferiore a 10 anni 

24 ottobre 2019

Cancro: "più dialogo tra medici e pazienti può aiutare a sconfiggerlo"

ROMA – “Per sconfiggere il cancro bisogna anche riuscire a instaurare un dialogo costruttivo ed efficace tra medici e pazienti. Queste due categorie di persone si ritrovano da parti diverse della “barricata” ma condividono un percorso comune: la malattia. Una comunicazione corretta diventa così fondamentale e imprescindibile soprattutto per garantire una buona qualità di vita”. Con queste parole Fabrizio Nicolis, presidente di Fondazione AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) apre la giornata pre-congressuale del XXI congresso nazionale AIOM che inizia domani a Roma. L’evento dal titolo Le attese dei pazienti, le risposte degli oncologi: Quando mi dicono… Cosa vorrei… si svolge oggi e vede la partecipazione di oltre 100 oncologi, pazienti, caregiver e psico-oncologi. Al centro del convegno c’è il confronto tra clinici e malati sulle rispettive esigenze emotive quando devono affrontare le problematiche della diagnosi, della recidiva di malattia o dell’inserimento in uno studio clinico. I pazienti, quando sentono dirsi “Hai un tumore” oppure “La cura non funziona” oppure “Potresti partecipare a uno studio clinico”, cosa vorrebbero? Ognuna di queste discussioni viene introdotta da un breve filmato estratto da alcuni famosi film. “Fondazione AIOM vuole affrontare questi temi, richiesti dai pazienti, e da tempo cerca di fornire soluzioni, ad esempio, nella ricerca dei centri di cura - aggiunge Fabrizio Nicolis -. Non a caso, è stata creata nel nuovo sito di Fondazione AIOM una sezione “Dove mi curo” per aiutare i pazienti oncologici italiani a trovare il centro oncologico chirurgico più vicino e con maggior volume di interventi (dati tratti dal Piano Nazionale Esiti di Agenas 2018). Inoltre, le parole possiedono un indiscutibile valore terapeutico. Bisogna riuscire a trovare quelle giuste, conciliando le reciproche esigenze, per favorire così un confronto che sia di supporto a clinici e malati. I dati scientifici e statistici più recenti dimostrano chiaramente come la sopravvivenza sia in aumento; nonostante ciò i tumori continuano a incutere timore tra tutta la popolazione. E questo può avere effetti negativi sul decorso della malattia. Il malato deve quindi essere libero di parlare con il "suo" linguaggio all'oncologo il quale deve evitare la più fredda comunicazione tecnico-scientifica”. “Importante inoltre diffondere informazioni sui benefici che possono derivare ai pazienti dall’inserimento in protocolli di studio: ulteriore impegno di Fondazione AIOM - sottolinea Fabrizio Nicolis -. E per il terzo anno di fila, come Fondazione AIOM, stiamo promuovendo questi eventi per favorire percorsi comuni e cercare di accorciare le attuali distanze tra medici specialisti e pazienti oncologici”.

La seconda, e ultima sessione, del convegno è invece interamente dedicata al cinema e sono premiati anche i tre migliori cortometraggi vincitori del Bando di Fondazione AIOM 2019 “Oncologia e Cinema”. Una Giuria eterogenea formata da figure quali registi, attori, clinici, infermieri, giornalisti, psicologi e pazienti ha valutato i dieci filmati che hanno partecipato al concorso. Al primo e secondo posto a pari merito si sono classificati: La Notte Prima (Regia di Annamaria Liguori con Antonia Liskova, Francesco Montanari, Giorgio Colangeli, Imma Piro, Alessandro Bardani ed Emanuela Grimalda) e Da Uno a Dieci (Regia: Paula Boschi con Giulia Bevilacqua, Primo Reggiani, Matteo Branciamore, Daniela Virgilio, Elda Alvigini, Euridice Axen, Luca Scapparone, Giampiero Mancini). Al terzo posto invece si classifica Apolide (Regia: Alessandro Zizzo con Paolo De Vita, Alassane Sadiakhu, Lidia Cocciolo, Ludivine d’Ingeo). “Ringraziamo tutti gli artisti che hanno partecipato a questa edizione del bando - aggiunge Fabrizio Nicolis -. La comunicazione è in continua e costante evoluzione ma il cinema è ancora un punto fermo nella storia della trasmissione di messaggi e tematiche. Nel nostro Paese oltre tre milioni di persone vivono con una diagnosi di cancro e questa particolare categoria di persone risulta in constante crescita. Un esercito di uomini e donne che dobbiamo, e possiamo, raggiungere e sostenere grazie anche all’utilizzo di tutti i media, anche quelli tradizionali”.

“Grazie al grande schermo un qualsiasi messaggio viene percepito più facilmente e avvertito come “reale” da chi lo guarda - conclude Stefania Gori, Presidente Nazionale AIOM e Direttore del Dipartimento Oncologico, IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria-Negrar -. Alcuni film, che riescono ad affrontare correttamente l’esperienza di vita del cancro, possono essere messi al servizio sia dei medici che dei pazienti. Siamo convinti che il grande schermo possa davvero aiutare il nostro lavoro e per questo bisogna fare in modo che il mondo del cinema si interessi di un tema complesso e delicato come il cancro”.

23 ottobre 2019

Le incretine e la sintesi dei nuovi antidiabetici

Le incretine sono ormoni peptidici secreti dal duodeno indicati complessivamente con il nome di “incretine”(IN-CRET-IN: INtestine seCRETion INsulin), che aumentano la secrezione di insulina rendendo le cellule beta pancreatiche maggiormente sensibili allo stimolo fisiologico del glucosio. 

Le incretine prodotte nel duodeno sono due: 
GIP (Gastric Inhibitory Polypeptide) e 
GLP-1 (Glucagon Like Polypeptide-1) 
ma in realtà l’azione favorevole sulla secrezione insulinica e sulla glicemia è dovuta quasi al solo GLP-1. 

Tuttavia l’effetto del GLP-1 nativo dura solo pochi minuti poiché in circolo è presente l’enzima DPP-4 (Dipeptil Peptidasi 4) che determina l’idrolisi delle incretine e quindi la loro inattivazione.

I farmaci che di conseguenza sono stati sintetizzati sono:

1)gli incretino-mimetici o analoghi del GLP-1 (molecole simili al GLP-1, con gli stessi effetti fisiologici ma con una emivita molto più lunga) 
Gli incretino-mimetici o analoghi del GLP-1 si somministrano per via sottocutanea due volte al giorno (Exenatide) o una sola volta al giorno (Liraglutide) ed altri ancora, mediante penne del tutto simili a quelle per la iniezione di insulina. 


2)gli inibitori dei DPP-4, farmaci che bloccano l’attività enzimatica del DPP-4 in modo da prolungare l’azione del GLP-1.
Gli inibitori dei DPP-4 si somministrano per os una volta al giorno (Sitagliptin, Saxagliptin) o due volte al giorno (Vildagliptin).


Differenze tra incretino-mimetici ed inibitori della DPP-4 


Agonisti del recettore del GLP-1 (incretino-mimetici)

gli incretino-mimetici ovvero gli agonisti del recettore del GLP-1, ha dato come esito un migliore controllo glicemico

gli agonisti del recettore del GLP-1  sono assunti per via sottocutanea

gli agonisti del recettore del GLP-1 presentano una bassa incidenza di episodi di ipoglicemia. 

gli agonisti del recettore del GLP-1 producono un significativo calo ponderale 

gli  agonisti del recettore del GLP-1 danno generalmente nausea dose-correlata 

gli agonisti del recettore del GLP-1  riducono l’emoglobina glicata HbA1c di una percentuale che varia  dal -0,6% al -1,9%.


Inibitori della DPP-4

gli inibitori della DPP-4 sono dotati di un profilo di tollerabilità più favorevole rispetto agli agonisti del recettore del GLP-1, 

gli inibitori della DPP-4 si somministrano per via orale

con gli inibitori della DPP-4, si possono verificare episodi di ipoglicemia solo 
quando vengono associati alle sulfoniluree

gli inibitori del DPP-4 non producono calo ponderale significativo. 

con gli inibitori del DPP-4 non si verifica nausea

gli inibitori del DPP-4 riducono l’emoglobina glicata HbA1c di una percentuale che varia dal -0,5% al -0,8% 


In generale, nella scelta terapeutica:

vengono preferiti gli analoghi del GLP-1 se il paziente è in una situazione di maggior scompenso e si vuole ottenere un calo ponderale. 

Si scelgono gli inibitori del DPP-4 se il paziente è meno scompensato o se vi è un rifiuto della terapia iniettiva.