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8 agosto 2014

VIRUS EBOLA E FEBBRE EMORRAGICA

il virus Ebola è un virus a Rna, appartenente alla famiglia dei Filoviridae, genere Filovirus, come il virus Marburg, che causa problemi simili.

La prima scoperta del virus risale al 1976, in Congo e Sud Sudan.
Il nome “Ebola” deriva da un fiume della Repubblica Democratica del Congo (ex Zaire), presso il quale nel 1976 si verificò uno dei due suddetti primi focolai epidemici


Origini del virus
Il serbatoio naturale del virus sono probabilmente le volpi volanti, grossi chirotteri che abitano le foreste tropicali; in questi animali il virus non causa alcun sintomo.
All'uomo il virus potrebbe essere arrivato passando dalle volpi volanti alle scimmie, o altri animali della foresta, attraverso il fenomeno del "bush-meat", cioè la carne ricavata da animali selvatici come antilopi o scimpanzé.


Trasmissione del virus
Di solito il virus è molto infettivo e virulento, e si diffonde con estrema rapidità.
La trasmissione avviene attraverso i fluidi corporei, come muco, sangue, lacrime, saliva, e quindi anche attraverso oggetti  venuti in contatto con secrezioni o sangue dell'ammalato.
Teoricamente anche attraverso il trapianto di organi
La trasmissione per via sessuale può verificarsi fino a 7 settimane dopo la guarigione perchè la permanenza del virus nello sperma è particolarmente prolungata.
È stata provata in laboratorio, in scimmie del genere Rhesus, la trasmissione aerea del virus Ebola.
I contatti frequenti tra ammalati e parenti aiutano la trasmissione del virus.


Periodo d'incubazione
Il periodo di incubazione (dal momento del contagio all'insorgenza dei primi sintomi) va da 2 a 21 giorni (in media 7 giorni)
La morte è fulminante e può sopraggiunge nello stesso periodo (2-21 giorni).


Quadro clinico
Febbre elevata, astenia profonda, iniezione congiuntivale, faringite, artromialgie di grave intensità
Vomito, diarrea profusa, a volte esantema maculopapuloso e porpora.
Dopo circa una settimana si verificano con frequenza superiore al 50% dei casi i fenomeni emorragici cutanei e viscerali.
Si tratta di sanguinamenti a carico del tratto gastrointestinale (ematemesi e melena) e dei polmoni. Essi si accompagnano a petecchie, epistassi, ematuria, emorragie sottocongiuntivali e gengivali, menometrorragie.
Secondariamente si sviluppano ipotensione, ipovolemia.
La causa della morte è solitamente dovuta a:
shock ipovolemico
o
sindrome da disfunzione d’organo multipla.


Diagnosi
Difficile quella clinica nei primi giorni a causa della scarsa specificità dei sintomi.
Gli esami di laboratorio evidenziano
una iniziale linfopenia, a cui si aggiungono neutrofilia e piastrinopenia grave.
Vi è inoltre proteinuria ed è possibile un aumento degli enzimi epatici.
Per la diagnosi sono utili i metodi immunoenzimatici (Elisa) e la polymerase chain reaction (Pcr) , in particolare, la real time Pcr (RT-Pcr) che è un esame rapido particolarmente utile per la gestione dei casi sospetti in corso di episodi epidemici.
In una fase più tardiva, è possibile effettuare una diagnosi sierologica per la ricerca degli anticorpi IgM o IgG, con metodo immunoenzimatico.


Diagnosi differenziale
La diagnosi differenziale si pone
-con altre febbri emorragiche, quali:
la febbre di Lassa e la febbre di Marburg.
-con altre patologie infettive con manifestazioni emorragiche quali:
malaria, febbre tifoide, peste, borelliosi, melioidosi, tripanosomiasi africana, sepsi meningococcica e alcune infezioni trasmesse da artropodi.


Trattamento e prevenzione
Attualmente non esistono vaccini.
La terapia è sintomatica. In particolare, vanno controllati e trattati:
l’equilibrio idro-elettrolitico
l’ossigenazione
la pressione arteriosa
le eventuali sovrainfezioni.
Quando i pazienti vengono immediatamente trattati e soprattutto idratati, vi può essere una probabilità di sopravvivenza.
L’utilizzo di adeguate misure di protezione individuale (maschera, camice e guanti) per prestare cure ai pazienti e per maneggiare il materiale biologico è essenziale per evitare il contagio.

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